19 luglio 2017

Ode al Corriere della Sera (rassegna stampa mutantropologica X)


Restiamo sorpresi e basiti dal numero incredibile di articoli a sfondo sitestetico-mutantropico e tecnologico pubblicati oggi dal Corriere della Sera. Dedichiamo quindi alla celebre testata questo post, rispolverando all'occasione il vecchio blog. Buona lettura

Mutastronzo
http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_luglio_19/colpa-d-alfredo-28a74fe0-6c41-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Apriamo con lo spassoso Caffé di Gramellini che giustamente stigmatizza il più tipico dei comportamenti italici, o il più italico dei comportamenti tipici. Per citare le sue parole, "Furbo e moralista, intransigente sui massimi sistemi e accomodante su quelli minimi quando coincidono con i suoi comodi".
Interessante anche la chiusura sul suo stato di coscienza. Bravo!

Polizia violenta
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/usa-chiama-poliziama-viene-uccisa-sotto-casa-9e6068ce-6bf2-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Lo sappiamo bene da esperienze dirette: la polizia americana appartiene a un altro tempo (e per fortuna a un altro spazio), certamente precedente l'era moderna e democratica: autoritaria, sorda al dialogo, violentissima. Insomma una dette vergogne del Paese che si è autoeletto sceriffo del mondo.
È  stata così interrotta la vita, coi suoi processi mutantropici, di una sessantenne australiana. In modo tanto atroce quanto francamente incomprensibile.

Mutantropia e violenza
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/18/io-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi/74516c4c-6bd7-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall%7Cio-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi&refresh_ce-cp
Come abbiamo avuto più volte modo di dire, il cambiamento si definisce mutantropico laddove è desiderato dal soggetto in percezione di vantaggio. Laddove venisse negata la prima condizione (desiderio) si ha un cambiamento culturalmente oppure naturalmente imposto, laddove venisse negata la seconda (vantaggio) si ha autolesionismo degenerativo.
Il metodo più odioso per imporre "culturalmente" (cioè per mano dell'uomo) dei cambiamenti è da sempre la violenza, quella contro le donne in special modo.
Cogliamo l'occasione per dichiarare che in questo senso l'Italia si ricopre di vergogna dall'infausta (e ipocrita) legge Merlin in poi, cosa ancora più colpevole visti gli esempi di altri Paesi, Olanda in testa. E, stando così le cose, i fruitori/clienti della prostituzione sono i sostenitori di cotanto scempio.
Mutantropia è uscirne. Sì, per sempre!

Doppia osnoblosi informatica
http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/cards/15-profezie-bill-gates-mondo-tech-che-si-sono-avverate-vent-anni-dopo/pubblicita-personalizzata.shtml
Ecco invece l'articolo di un inetto conformista, che scambia il grande bidonaro americano, responsabile di aver rovinato la vita di milioni, forse miliardi di persone nel mondo, con il peggior sistema operativo e i peggior software mai concepito da mente d'idiota. L'unico vero merito che ha è aver fissato il benchmark negativo: ovvero nessun prodotto informatico, hardware o software, può essere immesso sul mercato se peggio di Microsoft.
Eppure probabilmente preda di un'amnesia selettiva, Francesco Tortora lo incensa presentandoci 15 sedicenti profezie di questo personaggio certamente più ricco e fortunato che intelligente. E fra queste mette cose già ampiamente previste o addirittura realizzate nel 1999 (anno delle sedicenti profezie) e cavolate cui poteva arrivare qualunque bambino lobotomizzato che si fosse mai fermato a pensare.
Fra tutta questa spazzatura intellettuale, per carità, qualcosa l'avrà azzeccata persino lui. Ma le ha condite tutte con dosi ammorbanti di retorica sulla democrazia online, l'uguaglianza di opinione e la redistribuzione più equa di risorse che sono state cantonate a dir poco imbarazzanti.
Per favore qualcuno consigli a Tortora di cambiare mestiere :O

La maggior vergogna
http://www.corriere.it/cronache/17_luglio_19/g8-genova-poliziotti-condannati-la-diaz-possono-tornare-lavoro-gabrielli-fu-catastrofe-82cc11a8-6c56-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Fu definita "macelleria messicana" e non stiamo parlando degli anni 70, ma dei 2000. La più grande vergogna ufficiale, nel senso di statale, italiana del dopoguerra.
E ha due nomi, due responsabili che questa vergogna la porteranno nei millenni futuri: Fini e Berlusconi, ancor più del risibile Scaloja detto "sciaboletta", patetico ministro a sua insaputa, o dello spietato e intonso uomo delle istituzioni De Gennaro.
I poliziotti "responsabili", da un certo punto di vista vere bestie, da un altro burattini manovrati da persone peggiori di loro, ora vengono reintegrati.
Perché in Italia è tutto così, per questo esistono i talent, sapete. Un solo talento si vuole: quello del burattino.
Uno sputo.

Mutantropia perversa
http://www.corriere.it/esteri/cards/donne-isis-perche-partono-come-vivono-stato-islamico/motivazioni_principale.shtml
Dopo decine e decine di casi di stupidità maschile, eccone uno davvero sconcertante di totale idiozia femminile, aggravato inoltre dall'autolesionismo (molte di loro de facto finiscono come schiave, anche sessuali) e dall'incomprensibile crudeltà.
Le tensioni del Mutantropo frustrato in salsa rosa e insurrezionalista, tinta di moralismo religioso esotico, che fa più colore.
Certo che almeno una ragione, ovvero "l’isolamento sociale e/o culturale causato dall’essere donne molto spesso di origini mediorientali che vivono in società occidentali", è certamente colpa nostra.
Così come il permettere che venga usata in questo modo la tecnologia. Ovvero o per entertainment idiota o per reclutamento folle.

Mutatechnia assurda
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/robot-guardia-giurata-che-si-suicidato-la-noia-e35a0562-6c55-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Ecco, ci mancavano i robot stressati o depressi. Siamo così abituati a umanizzare ogni stupidaggine, forse perché stiamo irrimediabilmente perdendo umanità noi, che cerchiamo di giustificare un comportamento inspiegabile con la più ovvia delle motivazioni umane.
In realtà questo buffo incidente deve mettere in guardia gli amanti della retorica degli automezzi senza conducente: è l'errore - nel firmware o cmq nelle funzionalità - la vera componente umana delle macchine. Umana perché veramente fatta dall'uomo.

Violenza clericale
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/anch-io-avevo-ceffoni-georg-che-aveva-distolto-sguardo-tante-volte-aveva-chiesto-perdono-be55940a-6bf3-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Davanti a questa notizia restiamo senza parole, per cui ne useremo il meno possibile. Sarà un caso di cronaca giudiziaria che esula totalmente dalla nostra opinione in merito.
A noi non resta che prendere atto dell'ennesima stria di sopruso e violenza da parte della più catastrofica e sanguinaria organizzazione umana della storia: la sedicente assemblea universale (ekklesia katholikòs).

Ancora frustrazione
http://www.corriere.it/cronache/cards/incendi-roghi-insospettabili-piromani-italiani/gli-insospettabili_principale.shtml
O senso di handicap: una delle principali molle alla Mutantropia. Oppure, come in questi casi, di distruzione e devastazione.
La frustrazione dell'anziano, la rabbia del precario, la nullità del nessuno. Meglio distruggere che... non avere il senso della propria esistenza.
Certo che la Sinestesi può aiutare, e fors'anche risolvere. Ma qui c'è un'epoca sbagliata in corso.

Cafonaggine impunita
http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_luglio_19/meno-due-sanzioni-mese-padroni-incivili-cani-54fc7fec-6bfc-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Ovviamente quando un cambiamento culturalmente imposto sarebbe d'uopo, chissà perché, non viene applicato. Vincono quindi modelli immobilisti.
Ne abbiamo le scarpe piene, ok, ma anche... i cosiddetti.

Mutaspetto esteriore... professionista
http://www.corriere.it/foto-gallery/moda/news/15_gennaio_07/i-selfie-star-senza-trucco-e421b7a8-9681-11e4-9ec2-c9b18eab1a93.shtml?refresh_ce-cp
Una simpatica galleria degli effetti del mutaspettismo esteriore su professioniste di spettacolo e entertainment.
La sorpresa è assicurata. A tratti pure la perplessità.
Curate l'interiorità, ragazzi, che è ciò che resta quando il trucco si sfalda.

Mutamento incomprensibile (e inquietante)
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/19/nord-corea-star-tv-dissidente-propagandista-regime/34d9e19e-6c53-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml
Quello di questa ragazza dello spettacolo, prima fuggita da Piongyang poi ritornata. Si tratta di una pazza, comunque Mutantropa (perché la libertà del singolo è inopinabile) come per le foreign fighter di poco sopra, o di un caso di violenza ovvero "cambiamento culturalmente imposto"?
Non è chiaro. Di certo non la invidiamo.

25 gennaio 2017

Un Altro Geniale Sfregio


Carissimi tutti buongiorno! Da quanto tempo, direte voi, ebbene sì, troppo, ma una serie di congiunzioni astrali hanno permesso all'unica parte superstite della redazione di riprendere a scrivere di critica d'arte. L'argomento proposto è il film Your Name, cartone animato d'autore per adolescenti firmato dal giapponese Makoto Shinkai. Un film quindi, ovvero un'opera multimediale, ma anche il pretesto per riprendere il discorso a suo tempo fatto per l'arte, ovvero l'artigianato, a sfondo osnoblotico, cioè finalizzata a creare consenso o entertainment. In ultima analisi a negare la vera arte e il suo prodigioso potenziale evolutivo per l'anima.

Beh, che dire del suo autore, Makoto Shinkai? Vero mito per le giovani generazioni giapponesi, dopo lavori comunque influenzati da tematiche esistenziali, simbolismo o ricerca spirituale come Viaggio Verso Agartha (2011) o Il Giardino delle Parole (2013), si rivela regista di altissimo mestiere, capace di miscelare ritmi forsennati alla Tarantino con voli pindarici tipo drone della macchina da presa (virtuale), giochi di luce, flashback, esplosioni ed effetti audio in grado di sciorinare tutto il repertorio di trucchi ad impatto emotivo per lo spettatore. Inoltre il disegno, raffinatissimo e in più punti debitore del maestro dell'animazione giapponese per eccellenza, Hayao Miyazaki, scorre realistico e luminoso in mille policromie, rendendo Your Name innanzitutto uno spettacolo per gli occhi.

La trama invero non è semplicissima: una ragazza di campagna, Mitsuha, un giorno si sveglia nel corpo di Taki, un ragazzo della metropoli Tokyo, e viceversa. Oltre allo stupore e allo smarrimento, i due inseguono la reciproca identità provando in ogni modo a conoscersi. Lui è cameriere, lei studentessa e giovane sacerdotessa del tempio shintoista locale. Quando questi fenomeni di scambio di identità si interrompono, lui cerca di arrivare a lei ma inutilmente: Mitsuha risulta morta nella terribile catastrofe naturale di 3 anni prima, in cui un meteorite colpì il suo villaggio devastandolo. Sconvolto, Taki non sa darsi pace né una spiegazione per quanto avvenuto, finché scopre in un vulcano spento l'altare arcano alla cui divinità era dedicato il tempio in cui officiava Mitsuha. Sarà così in grado di innescare un'ellisse temporale che avrà l'effetto di salvare parte degli abitanti del villaggio e, nel giro dei 5 anni successivi, e grazie a dinamiche che restano perlopiù oscure, di provocare l'incontro fra i due. Chiediamo scusa per lo spoileraggio ;)

Il film, oltreché di eccellente fattura da ogni punto di vista, si rivela subito molto ambizioso. I valori che evoca cominciano da quelli esistenziali classici, come la ricerca del proprio sé, della propria identità, sociale e sessuale (irresistibile il continuo toccarsi il seno di Taki quando incarnato nel corpo femminile della sua controparte) o del rapporto col padre e/o con le generazioni precedenti, ai quali aggiunge simbologie sacre e veri propri archetipi: l'ostilità incomprensibile del destino, il senso del Sacro, del limite invalicabile del Sanctum e del Sancta Sanctrorum, il senso di Tradizione spirituale perduta nella sua essenza per quanto sopravvissuta nella forma, l'anelito all'Assoluto, a un punto fuori dal tempo che appunto dal tempo è indipendente e prescinde. L'accettarsi, quindi, e il comprendersi in una concezione olistica e interrelata del cosmo che si fa erede tanto di visioni mistiche quanto di ricerche quantistiche. E fin qui, potremmo dire, tutto bene.

Ma è proprio per questa sua ambizione che, secondo il nostro modesto parere, il film fallisce miseramente. Non solo per l'ignavia del suo autore, ovvero per qualità d'anima che non esiteremmo a definire quantomeno modeste, ma soprattutto perché, come capita sistematicamente con autori mediocri o peggio osnobloticamente interessati, le profonde tematiche coinvolte, gli archetipi e i simboli evocati con dovizia di particolari, vengono vergognosamente asserviti ad un'insulsa storia d'amore con un tale tasso zuccherino da provocare la carie in tempo reale (vedere il link di cui sopra per il discorso sulla pornografia femminile). I trucchi retorici, l'altissimo mestiere del regista alla fine non insegnano nulla, vogliono solo sorprendere o al più tormentare lo spettatore su un amore impossibile, fatto di due protagonisti adolescenti che si inseguono senza speranza.

Il tutto senza nessun rispetto di verisimiglianza, non oseremmo dire di unità aristoteliche di tempo, spazio o azione, unità che - per carità - possono anche essere contraddette ma sempre in funzione di un insegnamento superiore. Invece qui la storia sembra dipanarsi a capocchia e senza un filo logico: Mitsuha è una ragazza viva oggi, anzi no, è il fantasma di una persona scomparsa 3 anni prima in cui però si incarna la controparte maschile oggi, eppure quando visibile lei scompare sul più bello senza spiegazioni, parimenti ai messaggi sullo smartphone apparsi e in seguito scomparsi senza giustificazioni plausibili. Il tempo procede e retrocede a piacimento, all'inseguimento di una storia sdolcinata e sconclusionata, di un tormento fine a se stesso o, peggio, finalizzato alla lacrimuccia facile, dove fra Sliding Doors malcelate e new age da supermercato si accenna, rinunciandovi, a un discorso metafisico che comunque sarebbe rimasto senza capo né coda, accontentandosi di un finale da love-story tanto strappalacrime quanto sconsolatamente dozzinale.

Il che... vista l'ampiezza di mezzi e capacità coinvolti... credeteci, è un vero peccato.

26 giugno 2016

La Sinestesia del Christo


Beh, che dire cari amici? Scriviamo queste righe decisamente contro voglia, ma purtroppo - o per fortuna, in fondo significa che qualcuno richiede il nostro parere - su questa cosa dei Floating Piers ci siamo sentiti un po' tirare per la giacchetta. Non solo, ma dobbiamo parlarne per almeno altri due motivi:
- raramente un'opera come The Floating Piers ha separato e diviso le coscienze: lascia perplesso (quando non disgustato) chi capisce qualcosa d'arte, mentre entusiasma chiunque altro, almeno secondo quanto abbiamo potuto vedere noi
- nel male o nel peggio è comunque un'opera sinestetica e il suo successo, volenti o nolenti, la pone sotto i riflettori di critici e coscienze. Occupandoci noi principalmente di questo, il nostro modesto parere rasenta il doveroso

Quindi, che possiamo dire noi di nuovo su quest'opera di Christo, artista celeberrimo e già piuttosto attempato, opera comunque che ha goduto di un tale battage che su di essa il giudizio della storia sembra essere già definitivo? Beh, trattandosi di installazione dagli effetti sinestetici, possiamo confrontarla con il nostro concetto di Sinestesi. Concetto che, badate bene, si basa su requisiti formali certamente necessari quando si vuole delineare una categoria distinta da quelle che la precedono, ma soprattutto ai nostri occhi si distingue per scopi ed obiettivi. I quali sono principalmente riassumibili nel proposito di ristabilire un'arte elevata ed edificante, un'"arte ancella dell'anima" di dantesca memoria. Ripetiamo che per raggiungere questo scopo la Sinestesi si configura quando un'opera è:
- riferita a un Archetipo, di per sé in grado di attivare centri neuronali
- multimediale, ovvero utilizza più mezzi per rivolgersi a più sensi
- frutto della collaborazione di più artisti, di modo che non prevalga l'ego di nessuno
- interattiva e indeterminata, ovvero in linea di principio la partecipazione del fruitore porta ad effetti imprevisti e sempre nuovi
- lontana da dinamiche di intrattenimento e/o finalizzate ad evocare paure (atiquifobie e apatepofobie)
Un sesto requisito, ovvero che sia tecnologica (da qui il nome Technesya), non è strettamente necessario né tipico della nostra visione ma è ormai un'esigenza dei tempi, oltre che la possibilità inedita che essi ci offrono.

Ora, cos'ha combinato l'ottuagenario Christo, forse il più importante nome vivente della cosiddetta land art? Ormai ripetitivo in uno stile consolidato, problema tipico di molti artisti affermati a partire da Picasso, ha pensato bene non di rivestire un edificio o una struttura esistente, bensì di creare lui stesso un'opera di ingegneria civile e poi provvedere a ricoprirla. Insomma ha creato delle passerelle galleggianti, piuttosto comuni come pontili nei nostri porti, per farle arrivare alle principali isole del lago d'Iseo impacchettate di un arancione pugno-in-un-occhio. Pare sovvenzionato dalla Pro-Loco e dalle strutture ricettive locali, il suo proposito ha conosciuto subito un'enorme, quindi sospetta, campagna stampa in grado di attrarre decine di migliaia di persone. Un'operazione certamente molto costosa ma insieme molto efficace, con buona pace di chi ritiene che la seconda caratteristica sia effetto della prima.

I principali critici hanno subito storto il naso, noi abbiamo citato Sgarbi e Daverio ma ce ne sono centinaia d'altri, eppure l'afflusso di pubblico è stato veramente eccezionale (e dura tuttora), tanto da aver dato origine a problemi di ordine pubblico, specie di notte dove i più disparati bivacchi blasfemi hanno avuto luogo sulle passerelle. Ma cos'hanno avuto da obiettare i critici? Beh, innanzitutto la cosa più ovvia: un'opera di genio civile non è un'opera d'arte, per quanto possa farti stare bene e/o tu possa trovarla piacevole. Se alla fine dell'800 qualcuno ti avesse invitato nella sua automobile primordiale, potevi trovarla prodigiosa e geniale quanto vuoi, poteva scatenare ogni tipo di entusiasmo, ma un'automobile resta un arnese, una macchina, così una passerella resta tale. Insomma uno strumento che ti dà gradevoli sensazioni o ti facilita in un compito difficile (come ad es. consentire l'accesso all'isolotto fortificato e inaccessibile di San Paolo) NON è arte, è e resta strumento.

Poi ci sono state molte altre condivisibilissime obiezioni: che etica porta con sé un'arte che asfalta un lago con 220.000 cubi di polietilene? E se ci fosse qualche riccone della zona o qualche politico a cui venisse in mente per suo prestigio personale di rendere definitiva una cosa simile? E poi ancora, con tutta la fame di soldi che hanno gli artisti "veri", quelli che non contrabbandano ingegneria per estetica, è moralmente giusto dare tutte queste disponibilità finanziarie e/o visibilità a un volpone peraltro già più che affermato? Non sembra un'operazione cinica, all'italiana, paese non per giovani? Il tutto evocando simbologie facilotte e già ampiamente abusate, come il ponte fra realtà irraggiungibili? C'è infine chi come noi trova assolutamente inaccostabili l'arancione acceso con il blu del lago ma va beh, qui si entra nel gusto personale (peraltro l'arancione presenta il grande vantaggio che l'utente entusiasta non si può confondere e cadervi distrattamente e bagnatamente). Insomma la critica è che si tratta di una burla, un equivoco che contrabbanda opera civile per arte deturpando un paesaggio meraviglioso con tonnellate di plastica arancione, in modo poco etico e sottraendo risorse ad artisti bisognosi.

Ma, di contro, cos'ha entusiasmato così tanto la gente? Beh, secondo noi maligni proprio le basse pretese e la diffusissima ignoranza, caratteristiche che hanno permesso a un'operazione così spietata di funzionare. In fondo chi se ne frega della differenza fra arte e opera civile? Nella noia esistenziale che ci attanaglia, nel grigio baratro delle nostre esistenze, siamo stati bene e abbiamo passato una giornata piacevole passeggiando sulle acque fino all'isolotto tale. E poi, vuoi mettere in quest'epoca di crisi e disordini sociali, culturali e religiosi che importanza ha il simbolo del ponte che unisce uomini e pensieri irraggiungibili? Poco importa se non serve a nulla. Infine c'è chi ha aggiunto il fatto che l'opera sia temporanea: si può camminare sulle acque, sì, si possono raggiungere questo e quell'isolotto ma domani questa possibilità sparirà come un sogno. Ecco, questo è l'unico aspetto che anche noi abbiamo trovato convincente dell'intera operazione: almeno dura poco (speriamo)!

Per quanto riguarda noi, una volta tanto ci troviamo perfettamente d'accordo con la critica sopra enunciata, aggiungendo che non si tratta neanche da lontano di Sinestesi. Certo è sinestesia, perché installazione che coinvolge vista, udito, olfatto, perché no tatto, ma soprattutto senso dell'equilibrio. Ma non è Sinestesi: il nome e l'ego di Christo sono dominanti su qualunque altra considerazione, l'interattività è nulla e i passaggi sono obbligati, l'unica cosa indeterminata è la loro successione. Infine è assolutamente piaciona e paracula, offrendo quasi esclusivamente un piacevole intrattenimento domenicale a persone qualunque, normalmente disinteressate all'arte e convenute sul luogo perché attirate da telegiornali opportunamente prezzolati, quindi per vomitevole fenomeno di conformismo. Certo ne apprezziamo la gratuità, cosa ottima ma che non basta a salvare un'operazione già definita a nostro avviso cinica.

Ma soprattutto chi ne esce male è l'utente. Quest'opera, anziché arricchire lui o la sua anima in modo alcuno, lo rappresenta come un burattino, un consumatore sciocco, conformista e inconsapevole. Il target di un'operazione di marketing che risponde allo stimolo in modo automatico e pavloviano, e che inoltre non sa argomentare il proprio piacere di fruizione in altro modo che, appunto, per il piacere e la piacevolezza che porta, come se una giostra potesse essere un capolavoro estetico, peggio, come se il massimo obiettivo cui l'arte possa puntare sia una spensieratezza da baraccone. Un consumatore buzzurro e ignorante che fa della capacità masturbatoria l'unico obiettivo estetico di un'operazione sostanzialmente incompresa o al più giustificata per simbologie elementari (il famoso ponte).

Oh ragazzi, contenti voi... noi continuiamo a ritenere l'arte una cosa importante. Poi a ognuno l'opera che si merita...

28 maggio 2016

Il Silenzio sull'Anima


Buongiorno giovani e meno giovani follower, perché continuate ad essere in tanti e vi ringraziamo di cuore, però... così, ci chiediamo perché siano un po' spariti i commenti. Il nostro blog avrà avuto tanti difetti ma ha sempre accettato il contraddittorio su qualunque argomento senza mai censurare nulla, fino alle sterili sequele di insulti ai nostri due post ancor oggi più letti. Ci siamo fatti questa domanda ultimamente però non riusciamo a darci una vera spiegazione, forse affermiamo cose assurde, disarmanti? A volte ci hanno accusato di pareri perentori, davvero sono stati eccessivi e meno spiritosi di quanto avremmo voluto?

Oppure......... oppure l'essere umano ha sempre meno voglia di parlare del problema, di affrontarlo davvero. In qualche modo non si vuole più analizzare il lato oscuro, l'errore, il disagio. Ma non perché non sia interessante, ma perché il problema ci tormenta, e nel tormento lo si identifica credendo quindi di conoscerlo benissimo, e si cerca allora solo una soluzione, magari rapida.

E... mentre ci facevamo domande simili ci è successo di venire invitati da un gruppo di persone a presentare il progetto Technesya e noi stessi come gruppo in un'importante città di provincia emiliana. Abbiamo avuto modo di relazionarci con una categoria particolare di esseri umani, ovviamente salva l'imprescindibile differenza personale, ma tutti sinceramente interessati all'arte, e molti all'etica per via più o meno spirituale o "misteriosofica", diversi i massoni.

Persone che come tutte avevano domande sull'anima, forse con qualche conoscenza o esperienza in più della media, domande che nondimeno lì per lì apparivano come poco chiare, come nascoste sotto una patina di perbenismo (modello immobilista con tendenze osnobloticonformiste). Però loro avevano letto il nostro post sulla definizione di anima e, condividendo l'idea tutt'altro che nostra di "arte ancella dell'anima", hanno chiesto una dimostrazione della Sinestesi. Che dimostrazione non ha potuto essere perché, a parte qualche evento sincrestesico, una vera Sinestesopera non è ancora stata creata.

Ma la serata prosegue, degli argomenti si parla, e le questioni scuotono, i simboli lavorano, e così le energie. E lentamente questa piega perbenista è venuta meno, le persone si sono lasciate andare sempre di più, palesando istanze e lati nascosti. Nulla di strano o particolare, ci vien da sorridere nel dire "le solite cose", se solo non fossero così incredibilmente importanti: cos'è l'anima, cos'è l'interiorità, cos'è la coscienza, per cosa si cambia, per cosa no.

Ed è emerso... non sappiamo come dirlo... un mal di vivere. Una dolorosità diffusa, un campionario di parenti disgraziati, lutti, incidenti, malattie, imprevisti e/o sventure assortite che alla fine però sono all'origine della ricerca spirituale. Come se ci dovesse scappà il morto per indurci a conoscere noi stessi e il nostro scopo sulla terra. Lo scambio umano che ne è nato quindi è stato bello, profondo e importante. Persone che si aprivano, che mettevano a nudo il loro lato dolente per innescare uno scambio reale.

Di contro però ci ha un po' ferito il fatto che le aspettative sulla Sinestesopera fossero come di macchina della felicità, incrocio fra arte, stregoneria e condizionamento mentale. Le domande per lo più volevano quantificare modalità e misura di soluzione dei problemi / purificazione dell'anima / resa in termini se non di felicità almeno di serenità. Senza capire che l'arte è certo terapia, ma lo è anche, ovvero non sempre e non necessariamente. Essa è anche scombussolamento e messa in discussione. È cambiamento di punto di vista che crea la ridiscussione del sistema di valori e/o delle azioni finalizzate a perseguirli - ricordate la differenza fra atiquifobie ed apatepofobie?

Eppure lo scombussolamento non lo si accetta, la messa in discussione viene ormai considerata inutile perdita di tempo. Parla l'ego, che sa cos'è meglio e non si mette in discussione ma vuole risultati. Questo + ciò che cerca chi si pone problemi dell'anima oggi: terapie, tecniche, garanzia di risultato. Il tempo dell'instabilità è inutile o ha già dato i suoi frutti.

Ecco, non vorremmo mai che un fenomeno simile fosse anche all'origine della mancanza di commenti. Perché questo è un posto di confronto, dove potete esprimervi come meglio credete senza timore di giudizio.
Se non succede questo, il blog non funziona per le sue potenzialità e la sua frequentazione si limita a un aggiornamento divertito su un punto di vista interessante ma nulla più. Che inoltre rischia di diventare delirio solipsista. Grazie, per la comprensione, a presto,
i Sinesthsys

29 aprile 2016

Addio Vanessa


Siamo stati colpiti da un dolore immenso: Vanessa non è più fra noi.
Lei non solo era una di noi, ma è stata colei che ha proposto il nome Technesya al blog e l'immagine dotata di corna che ci contraddistingue.
Era una persona fantastica, un'impareggiabile cercatrice di verità, che tendeva a dire in modo veramente diretto, quasi temerario.
Ma era anche un'anima dolce e sensibile, sempre pronta al sacrificio per le persone che amava e alla comprensione profonda per tutti.
Ci mancherai tremendamente Vanessa, ci mancherà la tua intelligenza e la tua capacità di teorizzare i rapporti fra Sinestesi e Mutantropia, fra le 1000 altre cose.
Proveremo, anche senza riuscirci, ad essere degni di te. Addio e... grazie!
Il Gruppo Sinesthesys

18 marzo 2016

Lo Schifo dei Sedicenti Talent


Buongiorno a tutti, è un po' che non ci si sente, eh? Beh, prendetelo come buon segno, ovvero del fatto che siamo impegnati su altri, troppi fronti. Non ultimo dei quali la proverbiale Sinestesopera che, a questi ritmi, prevediamo pronta il 3 settembre. Sì... 2025! ;(

Ora... certamente per voi non è un segreto la nostra viscerale avversione nei confronti dei sedicenti talent show, infatti più volte ci siamo lasciati andare a dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti degli inguardabili Amici di Maria de Filippi (horreur!) o di quell'epitome di vergogna che è stato X Factor, con o senza il minus cogitans Morgan, ma mai fino ad ora abbiamo cercato di teorizzarne le ragioni. In ogni caso, l'ASSOLUTA ASSENZA del sia pur MINIMO talento emerso dalle ormai numerose edizioni (loro e dei vari Voice of Italy, Italy's Got [soi-disant] Talent e spazzatura simile) parla per noi. Eppure ieri sera ci siamo riuniti gli ormai 4 gatti che siamo ;) per lavorare sulla Sinestesopera - nella speranza di poterla vedere almeno entro il 2022 - e invece, un po' per cialtronaggine ma soprattutto per stanchezza, la serata è finita in cazzeggio.

Prima alcuni di noi avevano visto Diego Abatantuono da Mentana pubblicizzare il "suo" talent, Eccezionale Veramente, forse il programma più pubblicizzato da La7 nelle ultime settimane. Al che ci siamo chiesti il perché del bisogno di così tanta pubblicità, è veramente così brutto da non avere audience? E abbiamo finito per vederne 1/4 d'ora circa, poi umanamente non ce l'abbiamo più fatta. Niente da fare, è un talent, fa veramente schifo per natura intrinseca. Ma perché? Proviamo a dirlo.

Ovviamente ciò che maggiormente irrita è la giuria. Per ora non vi diciamo esattamente perché, anche se poi col progredire del nostro discorso sarà lampante. In questa, al solito (e qui veramente non sappiamo scorgerne le ragioni recondite) c'è una donna senz'arte né parte, in questo caso la nullità riempita d'arroganza Selvaggia Lucarelli, persona che necessiterebbe di una squadra di autori ogni volta che ha l'intenzione di proferir parola. Poi c'è il "giovane di belle speranze" Paolo Ruffini, che tanto giovane non è e che tra l'altro girano voci che nella vita abbia goduto di un numero tale di raccomandazioni da poter riassumere almeno metà dei cassintegrati FIAT (non ce ne voglia l'interessato, relata referimus ;) e che in più di un atteggiamento, oltre che dalla capigliatura, somiglia al da noi certo non amato Morgan, fortunatamente con molta meno boria, cosa che perlomeno non ce lo rende inviso.

Ma soprattutto c'erano loro, due decani della comicità italiana: Renato Pozzetto, sorta di mito, ex superstar del cabaret milanese dei bei tempi, e lui, re Diego Abatantuono, un attore monstre del cinema italiano, oltre che comico-simbolo degli anni 80. Ed è su loro due che ci vogliamo focalizzare, cioè sull'ipocrisia del modello mutantropico artistico che propongono. Perché lo show, alla fine, è sempre quello: arriva un artista più o meno imbarazzato/emozionato (questi sono così stupidi da crederci davvero), o una coppia o un piccolo gruppo, fanno la loro performance di 3 minuti, alcuni membri della giuria sembrano apprezzare, altri un po' meno, poi c'è il voto.

Ecco, è lì che la farsa leva la maschera, il famigerato voto. Perché qui la sig.na vuoto pneumatico cerebrale Lucarelli e i suoi 3 compari che almeno a un certo mondo dello spettacolo, quindi in senso lato della cultura, sono appartenuti, devono fingere di essere dei critici consumati ed esperti e giustificare i loro pareri con categorie che il più delle volte sono ingenue o pretenziose, o almeno arbitrarie da lasciare perplessi. E quali volete che siano? "L'artista è preparato" e/o "completo", quando non "i tempi comici sono corretti", piuttosto che "le battute sono attuali / rispecchiano i tempi". Fatecelo dire, CHE INCREDIBILI IDIOZIE! Incredibili ma necessarie: il voto di una sedicente giuria non può che essere accademico, scolastico, se vuole spacciarsi per oggettivo. Già, peccato che però non tenga conto di un elemento FONDAMENTALE dell'atto artistico, da noi evidenziato nel post Etica ed Estetica: l'arte è veramente arte, la cultura è veramente cultura, se in qualche modo è mutantrogenica, cioè rinnova le sue forme. Se no è ripetizione accademica, virtuosa quanto si vuole, ma la forma viene sostituita dalla formula, l'arte dall'artigianato, per quanto di lusso o d'eccellente fattura. L'artista così viene svilito e il burattino performante premiato.

Insomma cos'è che rese così grandi Cochi e Renato alla fine degli anni 60, tanto da essere sostenuti e spinti da quell'altro genio pazzo e alieno che fu Jannacci? Appunto l'essere alieni a tutto quanto visto sino ad allora! Sconclusionati, pasticcioni, il termine "surreali" che veramente toccava vertici di eufemismo. Nello specifico lui, Pozzetto, grasso, grosso e imbranato, col suo eloquio assolutamente sbagliato - con pause, dimenticanze, ripetizioni di "cioè" e infiniti "praticameeente" - aveva spezzato, contraddetto e rivoluzionato ogni concetto fino ad allora condiviso di tempo scenico! Il loro successo durò quasi 10 anni, una cosa fino ad allora veramente eccezionale, perché una volta - al contrario di oggi - esistevano le "scene", che però venivano a noia e/o sostituite da altre scene ogni 3-4 anni. E la generazione di comici che alla fine degli anni 70 li sostituì, i vari Teocoli e Boldi, sempre sostenuta dal Derby e Jannacci, aprirono la strada alla grande comicità degli anni 80 rappresentata in televisione dal mitico Drive In e al cinema da geni stralunati come, per l'appunto, il terrunciello Diego Abatantuono. Anche lui tanto trash da essere rivoluzionario: sboccato, sopra le righe, dialettale in modo tanto demenziale quanto a tratti inintelligibile. Il re della degenerazione ignorante e buzzurra che l'Italia si portava dietro da un dopoguerra ancora non superato, autore di canti esilaranti e stonati (celebre "io rinascerò purciello migratore") o di slogan di certo non politically correct ("viuleeeeenza"!).

Ecco, speriamo che la nostra posizione sia chiara. Se Pozzetto e Abatantuono ai loro tempi avessero partecipato a un talent sarebbero stati bocciati. Quindi, campioni di ipocrisia, oggi sostengono una formula che loro non avrebbero potuto che disprezzare. Perché una sedicente giuria deve giudicare per criteri oggettivi condivisi e questi, fatto salvo il caso di vere intelligenze critiche (ma allora non avrebbero chiamato miss vuoto pneumatico Lucarelli), non possono che essere basati sul passato. Le peculiarità, le innovazioni, potendo incontrare solo occasionalmente il gusto personale, non possono vincere o emergere. Inoltre così si fa un favore alla più bieca industria culturale, che è favorita nel sostituire all'arte l'entertainment, operazione da noi in più occasioni bollata come osnoblotica.

Ma perché una volta non esistevano i talent? E come hanno fatto Pozzetto e Abatantuono a farcela, a innovare così tanto le formule della comicità? Perché c'era una giuria vera: la gente. Che forse sì, era ignorante e poco preparata, ma nel grande numero poteva fare massa critica nel premiare peculiarità e innovazione. Questo per dire, carissimi, che se la televisione fa schifo, se i talent fanno schifo, se quindi a causa loro non emergono talenti nuovi, la colpa è soprattutto nostra in quanto spettatori. Spegnamo la televisione e andiamo a teatro o al cabaret! Spegnamo la tecnologia spersonalizzante e riaccendiamo i cuori. Se no siamo destinati a dare a Morgan, Elio ed altri la colpa del nostro degrado.

31 dicembre 2015

Buona Fine, Buon Inizio, Buon Delirio! (Rassegna Stampa Mutantropologica IX)


Carissimi tutti, beh che dire? Un altro anno è passato e un altro ne ricomincia coi suoi buoni propositi, alcuni ereditati dall'anno prima, altri nuovi.

A noi spiace non essere molto assidui nel blog, ma sono anche vere tre cose:
- da un certo punto di vista stiamo realizzando, nel senso che è finito il tempo delle teorizzazioni ed è cominciato quello della tanto agognata Sinestesopera ;)
- anche voi non è che ci stiate esattamente pressando! Praticamente non state commentando più, cosa disdicevole per i propositi di questo blog. Per fortuna almeno gli accessi non sono diminuiti
- certo, il luogo di discussione per antonomasia degli ultimi anni è diventato Facebook, ma nemmeno lì sentiamo più la pressione del vostro affetto, perché? 

In considerazione di quest'ultimo punto, notiamo una certa scollatura, come dire? una differenza fra i nick di chi ci segue qui sul blog e di chi lo fa su Facebook. Non sappiamo se si tratta delle stesse persone con nick diversi o se siete totalmente altre persone.

E così... un po' per augurarvi buon anno, un po' a beneficio di chi - come noi - disprezza cordialmente o visceralmente la creatura di Zuckerberg, vorremmo costruire questo post con il meglio di quanto abbiamo postato su Facebook negli ultimi due mesi, distinguendo meno fra articoli sulla Mutantropia, sull'osnoblosi, sulle varie apateporie o su sua maestà la Sinestesi. Una rassegna stampa gioiosamente incasinata, che però... dà il brivido... del baratro.

Buona lettura e buon anno!!! 


Che le moderne installazioni siano le più oneste di sempre? Ovvero si autodenuncino per quelle che sono, spazzatura?
Oppure oggi l'immondizia è l'unica vera arte onesta? 

Signori, eccovi svelato un mistero! Ovvero perché negli USA chi ha un minimo di cervello chiami MTV col dispregiativo "Empty-V".
È la terza volta che questo performer dozzinale vince un premio come... ehm, "artista"? I casi sono 3, e non si escludono mutuamente:
- è veramente di buona famiglia
- la mafia può tutto
- Empty-V NON CAPISCE UNA MAZZA di arte o musica
In ogni caso l'osnoblosi domina sovrana ;(

In un nostro celebre post che non mancò di suscitare polemiche fra i benpensanti, avemmo l'ardire di definire l'Expo "apateporia epitome di osnoblosi". Apriti cielo, ci eravamo subito schierati con i gufi!
Oggi che finalmente quest'aberrazione sta finendo, un simpaticissimo Crozza ci fa notare l'ORRORE che ha origine dall'innaturale unione fra osnoblosi e conformismo, specie di chi è stato tanto astuto da non andarci prima... per andarci adesso. E perché? Oh mio Dio, Expo sta finendo, adesso o mai più!
Quanta tristezza ragazzi... 

Peggio di un social network stupido c'è solo un social bacchettone (e stupido).
Insomma FB proprio non ce la può fare!!!

Scusate signori, vorremmo farvi una domanda perché veramente fatichiamo a capire. Perché quando queste cose le diciamo noi (e magari un paio d'annetti fa, leggere blog per credere), tranne pochi dotati di pensiero autonomo, suscitiamo nei più e al più un'ironica indifferenza, mentre se invece le dice il Corriere fanno scandalo?
Davvero, qual è il limite del conformismo? Dove l'uomo consapevole di oggi è disposto a ragionare con la propria testa e non con le cartelle stampa della più becera industria tecnologica?
L'articolo recita "il re di Istagram è nudo di fronte a questa 18enne". No, finché la gente guarda col prosciutto, il re non sarà MAI nudo. Forse abbiamo sbagliato a porre questa domanda al pubblico. Forse ognuno deve porsela per sé.

Bello quest'articolo. Si parla di "amore chimico", simpatica perifrasi per significare "droghe a fini di lussuria". Scusate la desuetudine del termine, ma veramente intendiamo lussuria e non erotismo, perché sappiamo tutti che chi le assume non cerca (solo) un momento erotico, in sé raggiungibile anche senza simili maratone delle mucose.
Per favore, non siamo bacchettoni e ognuno fra le lenzuola è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe! Solo notiamo giusto di sfuggita come questo scambio semantico, questo contrabbandare amore e lussuria come se fossero sinonimi, venga impietosamente smascherato dagli effetti reali di tale pratica.
Un altro aspetto del fenomeno che noi chiamiamo "anti-mutantropo involontario", ovvero una vendetta della natura sulla cultura

È chiara la dinamica? Prendete una minorata mentale, inconsapevole del mondo e della vita ma con una voce accettabile, la mettete in mostra vendendo spazi pubblicitari, poi quando non vi serve più la buttate via.
Aveva ragione Ivan Cattaneo: chi ha creato i sedicenti talent dovrebbe esser messo in carcere!
E chi li segue inconsapevolmente è un inconsapevole complice

Gianni Morandi, come la gran maggioranza dei vip del resto, se ne frega altamente di FB. 
Noi aggiungeremmo che anche lui, come noi e come ogni essere umano minimamente dotato di materia grigia, sa bene che questo strumento è vuorto e illusorio e ha importanza solo per gli idioti (leggi "la maggioranza della popolazione"). È parte del gioco, un male noioso e necessario, a cui oggi non puoi rinunciare per le diaboliche dinamiche che si sono venute a instaurare.
Ma obietterete che anche noi siamo su FB. Certo, quindi qual è la differenza fra noi e lui? Che noi non contiamo un cz. Quindi? Possiamo esimerci da FB? No, semplicemente non possiamo permetterci un social media manager :)
Ah, la buona vecchia miniera... dava il pane e forgiava uomini veri…

Tra gli esempi di Mutantropia borghese da noi considerati più aberranti ci sono gli sport estremi. Per favore spiegateci perché un essere umano che ha avuto ogni fortuna dalla vita, specie in termini monetari, anziché rendersi utile al mondo e all'umanità va a rischiare la pelle in modi sì stupidi e costosi. Per quel po' di adrenalina in più oltre a quella che generosamente possono fornire molte sostanze disponibili su mercati più o meno legali? O per farsi bello agli occhi del mondo, ovvero per egonanismo fatto a sistema? Mondo che lo riconosce come tale - cioè bello - solo negli strati più sfortunati, specie in termini mentali, della sua popolazione.
Ma, lo sappiamo, la natura tende sempre a rivalersi sulla cultura. Ogni tanto qualcuno tira le cuoia. Ad altri invece, come ad es. a questo tanghero qui, viene dato un buffo avvertimento...

Ebbene sì, cari, non è un segreto il fatto che noi, come ormai a milioni d'altri, propugnamo il vegetarismo come unica dieta sana (per chi non ha determinati ordini di problemi) e sostenibile, e francamente ci siamo stancati di dover discutere ogni giorno con carnivoristi ormai senza argomenti, se non quella che noi chiamiamo "la ragione del coprofago" (ovvero "lo faccio perché mi piace"). Ammettendo così che l'alimentazione carnea è paragonabile allo stupro, poiché comporta la costrizione di un essere senziente al proprio piacere.
Poi ci sono notizie come questa, e tutti a girarsi dall'altra parte. Mah, se c'è un gesto mutantropico che veramente vale la pena fare..............

Ecco un ottimo esempio di pseudo-Sinestesi, ovvero una forma d'arte apparentemente pari a quella da noi vagheggiata ma mancante di un elemento che sembra marginale, ma che nondimeno fa la differenza.
Tecnologica e multimediale, prevede la collaborazione di più artisti. Purtroppo però non evoca archetipi, anzi, punta tutto su sorpresa e suggestione - ovvero sull'intrattenimento - e nulla sulla crescita interiore.
Sia chiaro: non la consideriamo "brutta". Anzi, la aborriamo proprio perché "bella". Cercando di mettere in guardia sul grande inganno che su una mente semplice e poco riflessiva può avere certa bellezza.

SCONCERTANTE! I sedicenti Baustelle, secondo noi uno dei più colossali bluff della storia musicale recente (per quanto non recentissima), dei mediocri contrabbandati per artisti da una stampa senza discernimento, quindi parte dell'osnoblosi dei tempi che corrono, quindi fautori di una musica borghese nella misura in cui, fingendo il cambiamento, in realtà promuovono l'immobilismo... ecco, proprio loro ora strombazzano di voler "sfidare la musica boghese".
Certo che non c'è limite alla faccia tosta, eh? 
O è semplice mancanza di consapevolezza collettiva?

Carissimi, ecco una dimostrazione pratica di ciò che intendiamo quando dichiariamo che i sedicenti Talent Show (mai nome fu più fuorviante) sono spettacolini insulsi di entertainment per minus habentes.
Per carità, il m. Franco Battiato avrà anche avuto una brutta giornata, ok, la sua performance non sarà stata perfetta. Poi immaginiamo il tedio che questa canzone rappresenti per lui, tanto richiesta dalla massa quanto sistematicamente poco capita.
Però lui l'ha composta, lui è un artista e uno dei maggiori del dopoguerra. I frequentatori del risibile X Factor no, sono dei burattini bravi a cantare ma che fuori dal'etere non riescono MAI a combinare nulla di buono, a quanto ci consta senza eccezioni.
Eppure questi mediocri, questi ragionieri della tecnica canora e i loro amici, si permettono di deridere un vero artista, uno a cui tutti i "talentuosi" prodotti in 8 edizioni di quest'insulsaggine messi insieme non sono "degni di allacciare i calzari". Mah, Francuzzo, potevi restare a casa quel giorno, eh?

In compenso questo era un modello mutantropico aberrante: superficiale, conformista e sostanzialmente imbecille. Conobbe un certo successo fra le fasce mentalmente più sfortunate della popolazione, provocando lazzi e dileggio negli altri.
Fasce che, diciamolo, non sono certo diminuite con la sua inevitabile scomparsa, cosa evidente non solo da quest'articolo: basta guardarsi in giro ;)

Sono in molti a chiederci perché ci occupiamo di Mutantropia se il nostro è sostanzialmente un blog di estetica e critica d'arte.
Secondo noi la risposta è insita nella nostra stessa azione. L'arte è diventata puro entertainment, artifizio retorico finalizzato al sollazzo o, al più, alla sorpresa, solo in rari casi arriva al gusto dell'enigma, ma sempre fine a se stesso. 
Per noi no. Per noi l'arte ha ancora il potere di mutare l'uomo, da qui l'attenzione alla Mutantropia. Perché l'uomo normale, di questa natura, è ciò che viene rappresentato qui. 
Complimenti.

La morte, come abbiamo in più punti scritto nel blog, non è un fenomeno mutantropico, per quanto sia fuor di dubbio un mutamento umano. Nondimeno non è volontario, non segue "una percezione di vantaggio", se non in rarissimi casi che forse meriterebbero un post apposito.
Ma di certo per i più la morte è un cambiamento "naturale", accidentale e involontario. E spesso indesiderabile, al punto da far nascere vere e proprie psicosi.
Come quella che stiamo vivendo nei confronti del terrorismo, una delle cause di morte meno frequenti in assoluto, ma probabilmente quella per cui più si spende, e nel nome della quale addirittura si combattono guerre, cioè si causa morte.
Il sonno della ragione genera mostri, diceva un artista di vera eccezione, noi non possiamo che confermarlo con un filo di amarezza.

Anche quest'anno Sanremo si preannuncia la solita spazzatura.
Non c'è nulla che si salva in questa notizia: sua maestà prezzemolo carbonato (in predicato di tumore all'epidermide) Carlo Conti, l'inguardabile formula dei talent, i performer tutt'altro che artisti ma che s'atteggiano come tali, lo stile approssimativo con cui è stato scritto l'articolo.
POVERA ITALIA!

Egonanismo, "cultura dello stupro" (eeeh?!!?), carnivorismo. Per noi sono tutti aspetti della stessa medaglia, da noi abbondantemente descritti in vari post, non ultimo quello sull'etica
La Sinestesi esiste anche per persone così, per quanto si rifiutino di credere di avere un problema.
E a modo loro hanno ragione: il problema è educativo e culturale. Alla fine la "cultura dello stupro" (neologismo aberrante ma corretto) è solo un aspetto particolare della più generale cultura dell'ego, veramente all'origine di ogni male dell'uomo. 
Ma... quanto ne era esente la sig.na Stoya? Davvero vuol farci credere che è diventata pornostar per generosità e "attenzione all'ambiente"? 

Certo... in teoria potremmo essere d'accordo con l'utente di facebook che ha definito Guccini "vecchio comunista rincoglionito". Ma, al contrario dell'ammorbante immondizia musicale che hanno sparso in giro i sedicenti talent, notiamo che:
- almeno lui è stato un artista. Di parte, legato ad un periodo, ma certamente un artista. E a modo suo disinteressato, ovvero interessato al progresso del suo secolo, non al suo
- in questo senso ha accettato l'apateporia di riconoscersi non più attuale, specie negli ultimi tempi. Così fa l'Eumutantropo, chapeau!
- infine ha il coraggio di dire ciò che non dice nessuno: le canzoni oggi sono inutili, infatti è rinata la più retrograda, retriva e melensa canzone d'amore
Caro Francesco, se fossero tutti come te i comunisti e i rincoglioniti.... vivremmo in un mondo migliore! Grazie :)

O sorpresa, o gaudio! non sapevamo che anche lo spinosetto Riccardo Bocca degli Antennati disprezzasse visceralmente gli artisti egoici. A volte ci stupiamo di come la verità sia inconsapevolmente condivisa :)

Ovvero la proposta di modelli mutantropici legati ai lati più frivoli e marginali di una scelta veramente seria e responsabile. Dateci retta, per favore: per vivere in armonia col mondo non c'è bisogno di inventarsi nuovi business, basta essere buoni esseri umani e... scegliersi modelli mutantropici elevati. 
In caso di dubbio... una SANA sessione di Sinestesi! 

Vorremmo tanto esprimerci in termini di "regno del male", ma al di là del voler evitar figure ;) sappiamo anche bene che il male non è rappresentato da questi burattini di dubbio gusto, ma dalle multinazionali che ci lucrano.
Opposti a noi perché apparentemente dicono di voler favorire la Mutantropia, ma non quella dell'anima bensì quella del guardaroba, che si rinnova senza esperienze sinestetiche o sforzi di volontà, bensì grazie all'apertura del portafogli.
Mutaspetto esteriore della più stupida e superficiale specie. Marchio indelebile di infamia mutantropologica a chi decreta il loro successo (dai che ce l'abbiamo fatta ad essere un po' millenaristi! :D)

A volte ci sentiamo meno soli, grazie Riccardo Bocca per aver detto (forse meglio) cose che noi ripetiamo da AAANNI. Bravo!
Manca la seconda proposta-soluzione, anche più interessante: eliminare una volta per tutta quel corpus osnobloticus di Carlo Conti. NON SE NE PUO' PIU'! 

Per favore ricordiamo, per favore non dimentichiamo.
Non dimentichiamo che nella notte più profonda della Repubblica siamo stati così idioti da farci governare, e sputtanare nel mondo, da un ometto indegno ed egopatico chiamato Berlusconi.
Non dimentichiamo che lui, incredibilmente intestatario del più sconcertante conflitto d'interessi dell'Occidente democratico, per dominare le televisioni non ancora sue (ovvero pubbliche) imponeva personaggiucci impresentabili con una caratura intellettuale paragonabile alla sua, ovvero praticamente nulla.
Non dimentichiamo che il più astioso e inetto di tutti loro, il vergognoso Minzolini, fece cacciare professionisti di prima grandezza, da cui avrebbe solo avuto da imparare, compromettendo quasi definitivamente la credibilità del primo telegiornale nazionale.
Non dimentichiamo, affinché non si ripetano notti simili.

Certo, quello di questa minorata mentale in crisi egopatica è veramente un caso limite, ma come tale descrive bene ciò che intendiamo quando indaghiamo le cause della Mutantropia, e conseguentemente dileggiamo l'egonanismo.
Sia detto per inciso: tranne casi di malattia e disagio psichico, tutto ciò che riguarda "l'autostima" è a dir poco contrario a qualunque sereno sviluppo umano. Qualunque cambiamento che abbia l'ego come fulcro (tranne i casi summenzionati) è semplicemente non etico.
Non so se avete notato ma, al di là del caso limite, le conseguenze di questo... come chiamarlo, habitus mentale? sono comunque sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo non ci è mai capitata l'occasione di approfondire quel diffuso fenomeno di finta Mutantropia nazionale, in realtà una variante dell'immobilismo, dai più conosciuto come "gattopardismo". Fingere di cambiare affinché nulla cambi.
Qui sono elencate le varie identità di uno degli uomini più misteriosi e potenti d'Italia, recentemente scomparso, per quanto la sua identità fosse sempre rimasta una sola, quella fascista. Un uomo dimesso dal carcere negli anni '80 per problemi di cuore e, pur godendo di ottima salute, mai più rientrato.
Forse questo ci dimostra la sua biografia: il potere è questione di tempismo. Sì, ma in che cosa? Nello smascherare le vergogne (anche mutantropiche) altrui. Attività finto-deosnoblotica finalizzata a mantenere il controllo, quindi il potere, sugli altri. 
Davvero, il cosiddetto "Venerabile" porta ai limiti, quasi forza, tutte le nostre categorie.
A dir poco... inquietante!

Attenti ragazzi, che le mutantropie non sono tutte uguali!

Ogni anno lo stesso orrore. Che va ben oltre a quello macroscopico, visibile, estetico.
È l'orrore di una delle festività simbolicamente più potenti dell'occidente, forse la prima vera festività mutantropica di sempre: con la rinascita della divinità rinasciamo, trasformati, noi stessi.
Riteniamo che sia proprio per ESCLUDERE sistematicamente quest'aspetto che il Natale è diventato l'orrore che tutti conosciamo.

Ciò che veramente ci stomaca di facebook è che ha evidenziato tutti i limiti della democrazia che, quand'è usata così male e in modo così utilitarista, altro non è che democratismo.
Insomma noi amiamo quando si compiono equità e giustizia, cosa impossibile se il voto - o in questo caso il parere - di un idiota ha la stessa importanza di quello di un essere umano (non vogliamo dire intelligente e saggio, ci basta almeno cerebralmente normodotato).
Finché un minorato mentale, e dobbiamo dire piuttosto grave, ha il diritto di scrivere "prima gli italiani" pervertendo le intenzioni di un midello mutantropico eccellente, facebook sarà per noi il simbolo di ogni male dell'epoca tecnocratica moderna.

L'immobilismo non è solo opposizione al cambiamento all'unico fine di mantenere i propri privilegi, è anche negazione della realtà.
Ma soprattutto è incapacità ad imparare dalle esperienze altrui. E così quest'uomo impresentabile sotto ogni profilo non ricorda la meschina figura fatta anni fa da Scajola detto Sciaboletta.
Quante altre cose ti riguardano a tua insaputa, vergogna antropologica simil-vivente? La tua arroganza? La tua cecità? La bestemmia di ogni tuo respiro?

Un artista epocale, immenso. Una personalità unica di cui quest'Italietta devastata dai più infami (sedicenti) talent avrebbe DRAMMATICAMENTE bisogno!
Ferro? Mengoni? Jovanotti? Morgan? Ragazzi di cosa nutrite la vostra anma? L'anima, la componente più importante del vostro cammino su questa terra!

Bellissimo articolo! Forse un po' troppo pieno di citazioni, che sapete che non amiamo (chi le usa è come se ammettesse la debolezza delle sue argomentazioni), ma che condividiamo appieno.
E per dimostrarlo ne citeremo la parte più tosta ;) Cosa uccide la cultura? Semplice, l'osnoblosi, ovvero quel fenomeno che ha le caratteristiche "della corruzione della vita economica, civile e politica; della pratica endemica di favori, a tutti i livelli: scambio di carriere politiche contro favori privati, concorsi pubblici decisi sulla base di accordi fra gruppi di pressione o cordate e non su quella del merito, cariche pubbliche a figli o amanti; dello sfruttamento di pubbliche risorse a vantaggio d’interessi privati; del familismo; del clientelismo; delle caste; della perdita stessa del senso delle istituzioni da parte dei governanti; della mafiosità dei comportamenti; della vera e propria penetrazione delle mafie in tutto il tessuto economico e nelle istituzioni; della perdita stessa delle istituzioni da parte dei governanti".
Bravo!

Certo, la Mutantropia non è cosa facile, specie se la decisione di cambiare non è data da un'evoluzione dello stato di coscienza bensì da una dolorosa apateporia.
Però quest'uomo non ha scuse: troppo stupido, troppo prosciutto sugli occhi, troppo servile prima, così come ci risulta falso e ipocrita adesso con le sue lacrime di coccodrillo.
Bondi, sei fra le persone moralmente meno invidiabili che abbiamo mai visto! 'Nu guapp'e cartone che se la prende col padrone anziché con la sua immane imbecillità.
Siamo facili profeti nel prevedere prossime devastanti apateporie.

Quando diversi anni fa ormai, alcuni di noi si occuparono del dramma di Sarajevo, fummo ben attenti ad osservare cosa stava diventando quella società oggi. Fino al 1992, ovvero pochi anni prima, la città veniva chiamata "la piccola Gerusalemme" per la possibilità unica in Europa di trovare una chiesa cattolica vicino ad una ortodossa, una sinagoga vicino a una moschea. E di sentire le più diverse campane armonizzarsi con la litania del muezzin.
Ma i cristiani ortodossi, in gran parte Serbi, furono cacciati in quanto aggressori, così i cattolici, in gran parte Croati, considerati traditori. A questo punto gli Ebrei, fino a quel momento intoccati, hanno cominciato la loro fuga e la storia tristemente insegna che la fuga degi Ebrei non porta MAI a nulla di buono.
Oggi questa è la situazione: un'occasione di società moderna e multireligiosa irrimediabilmente perduta, un monocolore islamico in via di annerimento, prospettive mutantropiche di scontro e violenza. E tutto ciò solo grazie all'Occidente e alla sua incapacità di essere ciò che dice.
Beh, verrà così a capire a proprie spese, che poi sono le nostre, l'importanza della coerenza in un processo mutantropico. Auguri gente.

Occupandoci noi di tecnologia (fra le altre cose), non è certo un segreto la nostra posizione nei contronti del mostro osnoblotico di Cuperino. Ma sia chiaro: non disprezziamo la Apple in sé, alla quale anzi riconosciamo lo sforzo di aver voluto essere migliore di Microsoft, cioè la peggiore di tutte, vero e proprio benchmark negativo superato persino dalla Canistracci di Pozzallo Ragusano ;)
Quello che rimproveriamo al frutto dell'egopatia esiziale (in senso proprio) di Steve Jobs è l'aver voluto assurgere a mito, a leader profetico, a creatura sovrumana e sovrastorica di questo scorcio di millennio, in ciò sostenuta da milioni di idioti in tutto il mondo (in tempi di democratismo il sostegno dell'idiota è la mossa più furba e vigliacca possibile), quando in realtà produceva solo ninnoli costosi migliori giusto dei peggiori, i Microsoft.
E nel farlo ha utilizzato ogni mezzuccio scorretto, ogni politica truffaldina, ogni possibile sfruttamento dell'ingenuità popolare e della dabbenaggine dei milioni di cervelli cui s'è fatto riferimento poc'anzi, ne abbiamo parlato a più riprese nel blog. Fra le altre cose ci sono stati... così... appena appena 880 MILIONI di euro di evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano, cifra superiore al prodotto interno lordo di almeno una ventina di Stati!
Ora ha raggiunto un accordo per una cifra che è meno della metà. Perché non dimentichiamoci che anche noi rappresentiamo un esempio di grande correttezza nel mondo. Non paghi una multa? Ti sequestrano prima la macchina poi la casa. Mentre con i forti un accordo lo si trova sempre.

Buon anno Italia, osnoblotica figlia della commedia di tua stessa invenzione :*




3 dicembre 2015

No, Crozza Osnoblotico No!

Cari, voi tutti sapete quanto vogliamo bene a Crozza, eccezione assoluta nel mondo dello spettacolo nazionale, uomo scomodo come solo una volta si osava fare, comico dalle incontenibili capacità deosnoblotiche. Gli vogliamo bene e lo sosteniamo con tutti noi stessi. 

Nonostante questo, o forse proprio per questo, ci sentiamo di dirgli che stavolta ha preso una cantonata e contiamo di dimostrarglielo senza scomodare grandi metafisiche, ci basta il livello mutantropologico. Nell'ultima puntata del Paese delle Meraviglie, infatti, esattamente quella di venerdì 27 novembre, è arrivato a dileggiare la medicina omeopatica, specie nei confronti dell'antibiotico: una totale assurdità. Caro Crozza, se una persona intelligente come te arriva a farlo, non può che essere vittima d'errore o di manipolazione. Pensiamo e speriamo sia il primo caso.

A maggior ragione è assurdo se paragonato all'antibiotico, etimologicamente "anti-vita", veleno che è veramente l'estremo rimedio. Sono quelli che ti vendono l'antibiotico a darti l'Inc. Cool 8, non so se te l'hanno detto.

Poi CERTO che laddove l'antibiotico è necessario ben venga, così come l'intervento chirurgico o, che so? la chemioterapia, ma ti garantiamo che la medicina... come chiamarla? ufficiale? allopatica? farmacodotta? ha molte più zone d'ombra di quelle che credi, zone dove non arriva o se arriva fa danno.

Inoltre fai un indebito e disonesto paragone fra la medicina omeopatica e l'erboristeria (i rimedi da te citati, tipo arnica o calendula, sono infatti innanzitutto erboristici prima che omeopatici, pirlùn!), doppiamente stupido perché da una parte fai la figura dell'ignorante, dall'altra non si capisce quali delle due vuoi offendere e per non sbagliare offendi entrambe. Ti ricordiamo solo che più del 90% della tua amata farmacopea è tratta da derivati vegetali, perché produrre principi attivi di sintesi è perlomeno antieconomico, quando non proprio inefficace. 

Forse vuoi mettere in guardia chi, trovandosi in caso di "male estremo", usa rimedi omeopatici al posto degli estremi rimedi di cui sopra, ma l'informazione si fa facendo cultura, non diffondendo sospetto e pregiudizio, se no è una forma di osnoblosi come un'altra. Citiamo allora la risposta che ti ha dato il dott. Eugenio Serravalle e che, scusaci, ma ti meriti appieno.

Te lo diciamo per esperienza diretta di alcuni di noi, sinestetica al massimo perché vissuta. Ben vengano gli antibiotici, ma ci sono luoghi in cui la farmacopea è impotente e altri in cui è potente ma fuori luogo. Il corpo umano è qualcosa di molto più complesso di un ammasso di cellule che necessitano di questo o quel componente chimico. Il corpo vibra, splende e vive di energie tanto sottili quanto vitali, oltre che difficilmente misurabili. E a quelle vibrazioni arriva invece la medicina omeopatica, come altri rimedi olistici, e spesso la loro superiorità ai prodotti farmaceutici nel placebo test è tuttora inspiegabile.

Ci permettiamo nel nostro piccolo di suggerirti, a te e a Francesco Freyrie (con cui alcuni di noi hanno lavorato in passato): se un'industria - specie se potente - ha un'opinione, questa è più facile che sia osnoblotica piuttosto che veritiera, o perlomeno di reale pubblica utilità. Se sei a contatto col tuo corpo, se la tua vita è vera Sinestesi e non mero edonismo, allora capisci da solo cosa ti cura e cosa t'inganna, quando non t'avvelena.

Meno sudditanza all'industria farmaceutica e più Sinestesi, caro amico Crozza! Per il resto continua così, siamo tuoi ammiratori incondizionati :)

6 novembre 2015

Fine di un'Apateporia, non di un'Epitome


Carissimi tutti, è giust'appunto finito Expo, un evento che ha rappresentato uno dei punti più bassi della politica e della pubblica amministrazione nazionale: furti e malversazioni di ogni tipo, balle sparate sin da subito e nemmeno mai smentite oltre ogni vergogna, un buco finanziario di diverse centinaia di milioni di euro. Peggio: dal momento che, per piaggeria e conformismo, almeno gli ultimi DUE mesi un minimo di visitatori ci sono stati, ha seguito una retorica del successo che ha qualcosa di veramente preoccupante, se solo non fossimo in Italia, il paese che la retorica l'ha inventata e della quale ha sempre vissuto. In realtà la città si è impoverita e per cosa? Per aumentare i vari debiti delle diverse amministrazioni? Davvero, se questi milioni perduti fossero stati distribuiti a pioggia su tassisti, ristoratori e strutture ricettive oggi Milano starebbe meglio.

A suo tempo l'avevamo definito "un'apateporia epitome d'osnoblosi", ma solo perché la maggior parte dei sempliciotti e delle anime belle (noi compresi) si aspettavano qualcosa dall'esposizione universale. E secondo i più stupidi di loro (o i più osnoblotici: non dimentichiamo che quella dell'osnoblotico è l'opinione dell'idiota con sovrapprezzo di arroganza) un successo lo è veramente stato. Ma secondo tutti gli altri oggi non c'è più apateporia, ormai lo schifo è assodato, non c'è spazio per lo sconcerto. Resta la retorica, ovvero l'epitome d'osnoblosi. Non possiamo certo tirarla giù noi, ma in questo periodo abbiamo ricevuto diverse email di gente disgustata per come sono andate le cose a Milano. Pubblichiamo volentieri una di queste testimonianze, mantenendola anonima per non far incorrere l'organizzazione in problemi di sorta. Sappiate solo che si tratta di un festival di cui abbiamo già parlato e con la cui organizzazione è quindi nato un canale comunicativo privilegiato.

Ci hanno scritto: "ma in mezzo a questo schifo, a quest'incapacità di gestire le cose con un minimo di decenza, a questa totale noncuranza delle esigenze del cittadino e del tessuto sociale, la cosa che ci ha deluso di più è stata la gestione della... come chiamarla, iniziativa? coacervo di retorica? bolla illusoria? denominata Expo in Città. Noi, come decine di altre piccole organizzazioni, associazioni di volontariato e culturali, puntavamo moltissimo su Expo e sull'indotto - in termini di presenze e di risonanza - che si sarebbe verificato in città, quindi per noi era di fondamentale importanza un'iniziativa simile. E, almeno nelle sue intenzioni, Expo in Città doveva essere la soluzione a 1000 problemi: un'organizzazione super partes, che quindi poteva dirimere eventuali contrasti, una comunicazione efficientissima e una visibilità privilegiata per iniziative in tema con l'esposizione a prezzi nulli o ragionevoli. Ma non fu nulla di tutto ciò, e non tardammo ad accorgercene. 

- Innanzitutto l'iscrizione al sito è stata lenta e farraginosa, in più tempi, come se qualcosa non funzionasse mai, come se nel 2015 si potesse ancora presentare una piattaforma online difettosa e disagevole, fatta dal cugino o dall'amico e non da un professionista. Ma questo, per quanto sconcertante, fu il meno.
- Ovviamente nessuna delle tante location che avevano aderito al progetto erano interessate a lavorare con gente come noi. Si dicevano aperte alla cultura, ma in realtà tutte cercavano Armani, cioè il clientone da spennare: i loro costi erano più che triplicati rispetto al 2014.
- Inoltre non erano tenute al benché minimo patto, alla minima condotta etica da Expo in Città. A noi addirittura due di esse hanno annullato il contratto, una addirittura dopo aver incassato la caparra e ovviamente senza la minima intenzione di renderla. Ma la cosa più preoccupante è stata l'organizzazione di Expo in Città che, interpellata in merito, si rifiutava di dirimere le questioni ritenendosi solo un intermediario. Insomma hanno dato le associazioni, noi, i piccoli, in pasto ad un branco di squali senza scrupoli!
- Il tutto senza nemmeno porre il minimo filtro alle iniziative partecipanti. Hanno trovato uguale posto (e pari dignità) vegani e carnivori, naturalisti e industrialisti, fascisti e comunisti, insomma tutto e il contrario di tutto per un minestrone indistinguibile di migliaia di eventi confusi e contraddittori. Ovviamente la stramaggior parte dei quali disertata dal pubblico.
- Non meglio ha fatto quel coacervo di ipocrisia chiamato Cascina Triulza, "la casa della società civile in Expo": per un tavolo, dicasi UN TAVOLO che parlasse di noi per 4 giorni, ripetiamo QUATTRO GIORNI, hanno avuto il coraggio di chiederci più di 7000 euro! Dov'era la società civile, impresentabile Cascina Triulza? Quella degli amici dei tuoi amici?
- Comunque un'altra ennesima delusione è stata nella comunicazione di Expo in Città. Sul loro sito il nostro evento non appariva con nessuna delle parole chiave che lo identificavano, [...], il che semplicemente significa risultare invisibile. Interpellata in merito l'organizzazione continuava a negare la circostanza, fino a rasentare la sfacciataggine. La cosa è stata messa a posto solo 2-3 giorni prima dell'inaugurazione!
- Un'altra cosa schifosa è stato il loro free magazine che, in teoria, avrebbe dovuto costituire una guida agli eventi. Innanzitutto nell'assurdo marasma di iniziative era impossibile descriverne ognuna in modo sufficiente (non diciamo dovizioso) ma la nostra, nel dettaglio, è stata descritta così male ma così male che sembrava organizzata dalla location ospitante. Davvero oltre al danno la beffa. 
- In ogni caso, per il colmo dell'inettitudine, il numero della rivista che ci riguardava [...] non è stato distribuito PROPRIO nella zona della location. Abbiamo controllato: è stata l'unica zona in cui quel numero non è stato distribuito, non sappiamo se sia successo con altri. 

Il risultato quale pensate sia stato? Costi moltiplicati all'inverosimile, visibilità annullata, evento disatteso (come la maggior parte), insomma un certo qual disastro. Peggio, una vera rapina! Ci chiediamo e così chiediamo a voi: perché? Cui prodest una cosa simile? Questo ha significato Expo, un trasferimento di fondi da realtà piccole a squali senza vergogna?

È per questo che oggi la politica, i telegiornali, la pubblica amministrazione, gli idioti e i leccaculo dicono tutti che è stato un successo? Devono far digerire quest'ennesima fregatura agli italiani?"

Restiamo sconcertati e non sappiamo bene cosa rispondere. Se non riflettendo su un aspetto fra i tanti, più esattamente una serie di episodi uniti dallo stesso filo: la barzelletta degli accessi. Nel novembre del 2014 i retorici ed osnoblotici responsabili di Expo strombazzavano ai 4 venti di aver venduto 20 milioni di biglietti. Noi non avevamo registrato la panzana, ma ce ne siamo resi conto quando, fra gennaio e febbraio 2015, fu pubblicamente ripetuta. Fu allora che i più attenti e critici fra i giornalisti (ovvero quelli che facevano il loro mestiere) ricordarono che era la stessa cifra dichiarata due mesi prima, per cui una delle due doveva essere falsa, oppure la vendita di biglietti si era inspiegabilmente interrotta. Ovviamente a questo rilievo seguì il più imbarazzato silenzio.

Il balletto "20 milioni sì / 20 milioni no" andò avanti almeno fino a maggio/giugno quando, fatti i primi conti degli esorbitanti e incontrollati costi di Expo, si era arrivati a comprendere che il pareggio dei conti, il famigerato break-even, si sarebbe raggiunto solo con la vendita di 46 milioni di biglietti. Un'enormità, quasi tutti gli abitanti d'Italia, ma in fondo Shangai 4 anni prima non ne aveva fatti ben 70? La cosa era ancora più triste per il fatto che ad Expo, com'era abbondantemente prevedibile (e da tutti quelli dotati di cervello abbondantemente previsto), l'affluenza fino a quel momento era stata piuttosto scarsina anzichenò. Poi qualche genio scoprì l'uovo di Colombo: forse con un biglietto che non sia una rapina l'afflusso sarebbe aumentato, e venne così proposto il biglietto serale a € 5. Quand'è stato? Forse agosto? Fatto sta che a settembre finalmente fecero la loro comparsa visitatori in massa e almeno gli ultimi due mesi, con ottobre, videro un'affluenza che da degna di nota diventò parossistica, eccessiva. Abbiamo dedicato un divertente post su facebook sull'argomento (ringraziamo l'amico Crozza). E alla fine di ottobre l'annuncio TRIONFALE: "abbiamo superato i 21 milioni di biglietti"!

Aspetta... trionfale... per chi? O per cosa? Certo, avevano raggiunto una cifra che l'anno prima hanno sparato come balla e che li aveva imbarazzati fino a quel momento. Ok, ma peccato che per raggiungere il pareggio fosse necessaria una vendita più che doppia, i menzionati 46 milioni, e A PREZZO PIENO! Mentre quella dichiarata, i famigerati 21 milioni di cui una buona parte a prezzo decimato (da € 46 a 5), denunciava solo l'imbarazzante perdita che Expo ha rappresentato per le casse di Stato ed enti locali. 

Una città rapinata, cittadini stressati, operatori delusi, piccole imprese escluse, medie dissanguate e grandi a sgomitare, ma per che cosa? Si diceva che se tutti quei soldi fossero stati distribuiti a pioggia sulla città ne avremmo certamente guadagnato tutti. Ma dai telegiornali si sentono solo toni trionfalistici. Qualcuno ancora non ha ben chiaro cosa sia l'osnoblosi? O per quest'occasione la derubrichiamo a semplice stronzaggine?