23 aprile 2018

Forma e Sostanza (cit.): ovvero i GarageVentiNove al Fuorisalone


"I GarageVentiNove al Fuorisalone?" si chiederà qualcuno, e che, i Technesya si sono ammattiti? Da quando recensiscono concerti rock - arte monosensoriale - piuttosto che eventi mondani? Beh, a parte il fatto che il Fuorisalone non è esattamente un "evento mondano", bensì uno degli appuntamenti espositivi più importanti d'Italia, ma nemmeno quello dei GarageVentiNove è stato (solo) un concerto rock, indie d'autore per l'esattezza, ed entrambi gli eventi sono stati ricchi di sinestesia, come sinestetica o perlomeno sincronica è stata la loro compresenza venerdì sera a Milano. 

Nulla da dire sul Fuorisalone, o Settimana del Design che dir si voglia, insieme al Salone del Mobile costituisce l'Evento nazionale con la "E" maiuscola, in grado di attirare folle da ogni dove e riempire tutti gli alberghi da Como a Lodi e da Novara a Bergamo. Il design come abbellitore del quotidiano sì, ma anche come contributo pratico alla fruibilità dell'oggetto, insomma alla sua ergonomia e usability, il tutto con grande impiego di ogni ben di techné. Tutti lavorano: gli alberghi sono pieni ma anche i ristoranti e i pub, i negozi (sì, anche quelli normalmente vuotini e moribondi) e i taxi (probabilmente anche gli Uber ma nn vorremmo girare il coltello...). Le piazze finalmente fioriscono di vita e musica, e una strana frenesia, un'insolita atmosfera di festa s'impossessa della città. 

La grande protagonista, si diceva, è la tecnologia. Abbiamo visto ogni sorta di programmazione - "internet delle cose" sembra essere la buffa e certo non nuova parola d'ordine - di illusione e fantasmagoria. In un modo che vive di immagini lavorare sulla percezione, in una sorta di realtà aumentata ma nel reale, cioè senza l'ausilio di visori speciali, struttura il reale stesso. Ci ha stupiti in tal senso soprattutto lo spazio della Sony, dove abbiamo visto ombre cambiare realtà e realtà cambiare ombre (sì, sembra più normale, ma vi garantiamo che così non è), tutte cose che... possono davvero tornare buone per una Sinestesopera. Non è che conoscete qualcuno che ce può mette 'na bona parola? ;)

Ma a fine giornata, diciamo così, resta un po' l'amaro in bocca. Tutta questa fatica, questa folla, questo delirio per l'ennesimo totem, sì perché è così che si celebra un totem, lascia sfibrati. E prende il sopravvento un senso di frivolo, perché in fondo il design di oggi l'anno prossimo - o fra due anni - non lo vorrà più nessuno. Si celebra quindi l'effimero, l'impermanente, quasi come la moda, anche se non in altrettanto abisso (almeno qui qualcosa di utile c'è). Rito collettivo divertente per un nutritissimo pubblico, in fondo lì a vedere una teoria infinita di varianti, incurante dei moniti sul rischio di perdersi fra le 10000 forme cui fa cenno il Tao ;) Il tutto per tacere dell'universo di vanità delle vanità e dinamiche psicologiche egoiche connesse, potete quindi comprendere a sera la spossatezza e la volontà di staccare e cambiare energia. Nel dettaglio abbiamo trovato il concerto dei GarageVentiNove sulla pagina fb Concerti Live Milano e Dintorni, che ringraziamo per l'encomiabile lavoro svolto ogni giorno.

Ed eccoci in un posto incredibile, sin dal nome: Aldo Dice 26x1, frase in codice che nel 1945 ha annunciato la liberazione dal nazifascismo (non lo sapevate, eh? ;). Centro sociale, oh no, residence sociale! insomma immobile occupato che svolge però una vera attività socialmente rilevante, come dare un tetto a chi non ce l'ha, spesso in accordo con quello che una volta si chiamava consiglio di zona. Il posto è bellissimo: un palazzo di sette piani praticamente nuovo e in ottimo stato, il piano terra allestito a sala ricreativa, con qualche caratteristica "decorativa" - intendiamo graffiti - tipica del centro sociale occupato, ma distribuito con parsimonia e in un sostanziale rispetto di una certa sobrietà. E mentre nei piani di sopra alloggiano 200 famiglie circa, sotto si svolgono spettacoli live in un'atmosfera variopinta e cordiale, fatta non solo dei personaggi "alternativi" tipici di simili luoghi, ma anche famiglie, donne con bambini, curiosi borghesi senza timori, in un continuum che oltre che abitativo e di supporto burocratico diviene anche culturale (e solo questo fatto grida sinestesia). Oggi si ritrova inspiegabilmente sotto sgombero a causa della miopia della proprietà (ci sembra... ministero delle attività produttive?) combinata con l'ipocrisia del Comune, che vuole il servizio ma nn paga il fio. Questa era la prima di una serie di serate live di sostegno.

I GarageVentiNove sono un quintetto di indie-rock italiano, altrove definiti "sorta di mito dell'underground milanese e varesino". Insomma ultraquarantenni veterani della scena alternativa, come tali appena stati protagonisti insieme a un'altra band mitica, i Dispoitivo Speciale d'Ascolto, di una serata-evento fondamentale di quest'inverno, denominata D'introspezione ed Ombra e tenuta a dicembre presso il Legend Club. I 5 propongono una sorta di intensa canzone d'autore per due voci sessualmente alternate, chitarra distorta e sezione ritmica creativa. La cantante Patty è tra l'intellettuale di sinistra e la dark-lady, una voce bella, pulita e potente, mentre la voce maschile, Brian K, un emulo di Nick Cave con picchi alla Robert Smith, è un baritono vibrante e cavernoso. Ermanno suona la chitarra in modo molto originale, ricordando talvolta le distonie dei Sonic Youth o altre le rugosità colte dei CSI, mentre la sezione ritmica di Claudio (basso) e Ciccio (batteria), innova con fantasia (cosa sempre più rara da sentire in giro oggi) le modalità dello struggimento e dell'ipnosi. Saggi e alternati interventi di tastiera completano un sound complesso e molto d'atmosfera, che dà origine a brani incredibilmente coinvolgenti, a tratti nervosi oppure fatalisti, parenti (lontani) del post-punk ma sempre pronti a un'evoluzione, a una sorpresa. Le tematiche sono varie e scottanti: l'insegnamento di Hannah Arendt, i multistrati identitari, i cicli dei millenni, il lavacro nelle acque dell'anima. Poche cover ben inserite (abbiamo riconosciuto Cranberries, Cure e Massive Attack) hanno contribuito ad alleggerire e rendere più gradevole il tutto. 

Insomma un gruppo di rock d'autore che suona contro uno sgombero insensato, proponendo un progetto artistico originale e convincente in una cornice di impegno ed aiuto al prossimo. Non ancora Sinestesi ma serata quasi perfetta nel suo sapore di altri tempi, tempi in cui l'arte aveva altre responsabilità, in cui l'azione sociale aveva un altro senso, in cui il senso stesso di performance artistica andava ben oltre quello di show e anzi comportava il coinvolgimento della collettività in una sorta di moderno Tikkun Olam, miglioramento comune del mondo grazie a un'azione congiunta. Il contrasto con la vacuità del contemporaneo e contestuale Fuorisalone era palpabile: una sostanza pura forse incurante di certe forme (una grezza musica derivante dal post-punk in ambiente spartano-alternativo) contro la - per carità, nella pratica benvenuta - celebrazione della pura forma in fiera frivola dell'effimero. Come dire? Forma vs sostanza, mera visione vs vera azione. Altri, meno prosaicamente, direbbero la fede vs le opere ;)

O forse il Fuorisalone è bello anche e proprio per questo, cioè per la quantità e la varietà di proposta culturale che porta con sé, quindi la probabilità di incappare in qualcosa di tanto valido. Certo bisogna saper scegliere: c'è gente che la sera stessa è stata alla Fondazione Prada ipocritamente certa di aver coniugato cultura e costume (l'illusione del conformista), ed altri al terribile concerto di Nek, Max Pezzali e Renga, autolesionisti oltre ogni osnoblosi! 
:D :D :D

5 febbraio 2018

Rammarico per un capolavoro mancato: Parnassus



Una recensione in forma di trama (con total spoiler ;)

Su richiesta ma anche per assonanza con questo lavoro di Terry Gilliam, regista che abbiamo avuto modo di apprezzare a più riprese, recensiamo qui il film Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo, dell'ormai lontano 2009. E ciò non solo per il suo valore artistico ma soprattutto perché questo personaggio, un santo, un iniziato, uno psicoterapeuta immaginifico, utilizzava un sistema di esperienza sensoriale totale che comprendeva "sensi" altri e normalmente poco considerati, quali l'intuizione o ancora il senso del Karma, cui punterebbe anche l'opera che come estetica adotti la Sinestesi, o Sinestesopera.

Parnassus: l'incarnazione della poesia in un uomo, nel senso originario di ποιείν (poiein), fare, ma fare a livello animico e psichico (etimologicamente dovrebbe trattarsi dello stesso ambito), su se stessi e sugli altri. L'esperienza sensoriale più informazioni trasmette, ovvero più è sinestetica, più ci rende consapevoli delle nostre azioni, quindi responsabili, perché maggiormente coscienti delle dinamiche di causa-effetto in atto. Il sistema di valori viene messo alla prova, si opera una scelta e la Mutantropia ha modo di essere evolutiva. Idea quindi interessantissima per noi, eppure il film, capolavoro di fantasmagoria, ci ha lasciati perplessi in più di un'occasione. Forse non è facile spiegarne le cause, anche perché non siamo certi di aver capito tutto (pure Parnassus ebbe a dire "non si preoccupi se non capisce tutto immediatamente"), quindi proviamo a ripercorrerne i passaggi logici ricostruendo la trama non come la presenta il film ma riordinando in senso cronologico gli eventi. Lo spoiler sarà inevitabile, ma vogliamo ricostruire il senso di un'opera e l'adeguatezza ai suoi fini, non pubblicizzare alcunché.

Allora, se abbiamo capito bene, 2000 anni fa o giù di lì Parnassus era un monaco sapiente, una sorta di abate che in un monastero remotissimo insegnava e conduceva rituali e giaculatorie. Un brutto giorno arriva da lui addirittura il diavolo in persona (beato lui: a noi fa visita decisamente più spesso) e impersonato da Tom Waits, amichevolmente chiamato mr. Nick, che gli chiede di render conto delle sue azioni. Lui risponde di appartenere a un ordine il cui compito è narrare la Storia con la esse maiuscola, ovvero quella sacra, senza la quale l'universo intero non si reggerebbe in piedi. Al disprezzo del diavolo segue il suo azzittimento forzato di tutti i narratori e cantori, eppure... il fuoco continua a bruciare, la neve a cadere, il vento a soffiare, insomma il mondo prosegue com'è sempre stato. Mr. Nick ne ride ma consiglia loro, a mo' di consolazione, di darsi ad amene attività borghesi/conformiste quali lo shopping o la crociera, ma qui un rapace svolazzante lo imbratta a dovere. Il monaco comprende: la Storia la sta raccontando qualcun altro e altrove, sembra così aumentare il suo stato di coscienza.

Ma qui arrivano i primi problemi. Il diavolo propone una scommessa, cosa normale e nelle sue prerogative, ma ci suona strano che un monaco accetti. Cosa può volere dal diavolo un uomo votato a Dio, un iniziato ai Misteri più arcani? Se è veramente vicino all'Altissimo, cosa può esserci che non abbia già o a cui non abbia scelto di rinunciare a suo tempo? Già ci sembra inspiegabile, a meno che il nostro non fosse un vero iniziato bensì un cantore di storie sacre qualsiasi, una specie di pappagallo di certi culti a sfondo mantramico. Ma in sovrappiù è la sua richiesta che ci lascia interdetti: vuole l'immortalità (la formula da lui utilizzata "la vita eterna" dimostra solo la totale incomprensione di questo concetto da parte dell'autore). Cioè, si lancia in una gara di salvataggio di anime - in numero simbolico di 12 - pur di poter vivere per sempre. A parte il fatto che è assurdo, perché nessun vero iniziato darebbe valore alla perpetuità indefinita del corpo fisico, ma entra anche in conflitto di interessi: vuoi salvare le anime o la tua forma terrena?

Eppure in questo eserizio salvifico lui rappresenta una religione fantasiosa, libera e responsabilizzante per l'adepto/iniziato - oseremmo chiamarla gnostica - (celebre la frase "non voleva governare il mondo, voleva che il mondo si governasse da sé"), mentre mr. Nick rappresentava quella violenta e dogmatica, dove il fedele era controllato (quindi deresponsabilizzato) col terrore e l'imposizione. Nonostante ciò Parnassus chiese l'immortalità come normalmente intesa. Non vogliamo qui giudicare una debolezza umana, non essendo noi meglio di nessuno, solo la consideriamo irragionevole, improbabile, incoerente col personaggio evocato. Il quale in ogni caso vince la sfida e diventa immortale, ma in seguito arriverà a comprendere che il diavolo l'ha semplicemente fatto vincere, perché sapeva che i tempi sarebbero cambiati e lui avrebbe perso consensi. Al di là del fatto che siano poco chiari i metodi di entrambi, evidentemente questa perdita di consensi ha stroncato il nostro, che con l'andare dei secoli e dei millenni diventa un barbone ubriacone completamente allo sbando. Non sembra nemmeno alla mercé di Nick, che quindi non si capisce a che scopo l'abbia fatto vincere, e che anzi lo ignora del tutto, infatti quando ha voluto rivederlo in occasione di un innamoramento violento e improvviso ha dovuto usare espedienti ai limiti della correttezza.

Ma alla fine, deduciamo dopo circa 1940 anni, i due s'incontrano ancora e questo secondo patto è tanto più chiaro quanto più semplice, e forse più spiegabile: distrutto dal fallimento della Verità Sacra (apateporia massima immaginabile) l'ex iniziato sprofonda in una spirale di degrado dalla quale pensa di potersi sollevare con l'amore terreno. Pur di avere questa donna scommette ciò che non ha, il figlio di quell'amore al 16° anno di età, altra follia nella quale non cadrebbe nemmeno un borghese di medio buon senso. Accordo raggiunto, torna giovane e addirittura mortale e conquista la ragazza, seppure non tutto sia perfetto. Probabilmente con lei deve aver pensato di portare in giro un baraccone ambulante, per quanto non se ne capisca il motivo, nella forma di un carrozzone fatto di nani (Percy, abbreviativo di Perceval come il cavaliere, un ex adepto del monastero col ruolo del grillo parlante) e ballerine e lustrini. Ma il cui pezzo forte era uno specchio magico: luogo incantato dove, grazie ai suoi potenti influssi psichici, la gente poteva vivere i propri desideri in senso immediato e comprensibile, una sorta di instant karma immaginifico e folle ma intelligibile, ad ogni causa un effetto, ad ogni scelta una ricompensa immediata. Il massimo livello possibile di sinestesia, anzi, scommettendo sull'imparzialità della mente di Parnassus, oseremmo dire di Sinestesi. In realtà non si capisce né come né quando né perché lo costruisca, ma tant'è, si tratta di un potentissimo strumento di terapia psicologica per via onirica.

L'amata moglie però muore di parto a 60 anni dando alla luce una figlia, Valentina (che inspiegabilmente non sarà consapevole del fatto). Con lei lui prosegue col suo carrozzone obsoleto e poco considerato da chicchessia, facendosi aiutare dal giovane di belle speranze Anton, abile attore oltre che intelligente esploratore del mondo oltre lo specchio. Questo infatti è tutt'altro che innocuo, perché finora si è trattato di flashback, ma il film si apre con la sparizione nello specchio di una persona - ok, un ubriaco molesto e arrogante - e qui non si capisce bene perché questo pazzo di Parnassus vada in giro con un potenziale simile e sia tanto facile per la gente entrarvi accidentalmente (divertentissima la storia del bambino salvato da Anton). Ma si avvicina il 16° anno di età della bellissima Valentina e il vecchio Nick viene a riscuotere. Parnassus non si arrende, vuol capire come uscirne e consultando i tarocchi pesca la carta dell'impiccato. Ecco che la sua ciurma salva un uomo appeso e moribondo che si rivelerà essere un misterioso smemorato senza nome. Valentina, colpita dalla sua avvenenza, si affretterà a chiamato George - "come san Giorgio", altro cavaliere e notorio uccisore di draghi - ma in seguito conosceremo il suo vero nome, Tony Shepard.

Quest'ultimo per un po' sarà il vero protagonista del film, ovvero quello cui sono affidate le principali scelte e riservato il principale svolgimento drammatico. All'inizio, da buon smemorato ma abile nel marketing, si rivelerà superbo nel risollevare le sorti del carrozzone ormai in rovina della compagnia  (bellissima la sua frase "non devi aver paura dei cambiamenti"), attirandosi le ire di Anton la cui abilità sembrava poca cosa in confronto (il ragazzo si lascerà andare a episodi quasi violenti, di cui si pentirà amaramente). Inoltre George/Tony parte scettico sull'effettiva funzionalità dello specchio, ma si ritroverà a cambiare almeno due volte aspetto mano a mano che, con le esperienze sinestetiche che questo comportava, andava ritrovando se stesso. Nel frattempo Parnassus e Nick avranno formulato un'altra scommessa: se l'ex monaco porterà a sé 5 anime prima dell'altro avrà la figlia salva. Ma l'inquieta Valentina sta passando un periodo difficile della sua vita, l'adolescenza, turbata dall'avvenenza di George/Tony e dalle continue delusioni nei confronti del padre alcolizzato e fatalista. 

E anche qui qualcosa non torna: in fondo Parnassus ha sempre avuto ciò che desiderava, non si capisce per quale motivo sia così passivo nei confronti degli eventi e tanto rassegnato alla bottiglia. Infatti addirittura Nick si rivelerà migliore di lui non solo non approfittandosi della bella Valentina quando l'avrà fra le mani (ma in fondo lei non è sempre stata sua? non aveva ideali conformisti e non era l'unica a fumare oltre a lui?), ma ogni volta rilanciando la posta con Parnassus quando lo vede sfinito e rassegnato alla sconfitta. Infatti gli propone di aiutarlo a catturare il mutevole Tony, che non era un genio del marketing, bensì un essere tanto turpe e perverso da risultare inviso persino al diavolo! Costui risulta essere stato a capo di una finta fondazione per l'infanzia in realtà finalizzata al riciclo di denaro per conto della mafia russa, e addirittura alla vendita di organi di bambini. Infatti, in fuga nello specchio dai criminali d'oltrecortina, subirà un'altra trasformazione di aspetto, mancando per un soffio una nuova impiccagione, come una sorta di rituale suicida che ogni volta lo portava ad un rinnovamento di personalità, ogni mancata morte come una rinascita.

E qui, scusate, ma c'è la parte meno verosimile del film: com'è possibile che mr. Nick, nome fittizio del diavolo, cerchi di incastrare il più diabolico dei personaggi? Cioè... non solo ha un'etica nei confronti della bella Valentina non approfittandosene, non solo ne ha una nei confronti dell'ormai vecchio amico Parnassus concedendogli seconde chance dopo ogni sconfitta, ma per di più vuole uccidere proprio colui che nel nome del guadagno e del benessere materiale sembra il personaggio meno portato a una visione spirituale dell'esistenza (celebre la frase rivoltagli da Anton "non pensavo che avresti compreso... nemmeno fra un milione di anni"). Qui francamente non si capisce bene chi sia il diavolo, quali siano le sue prerogative e perché agisca così. Sembra più etico lui di Parnassus (ormai beone cronico e perduto che ha persino cacciato il grillo parlante nano) e sembra voler operare giustizia, quando a suo tempo non si fece scrupoli a distruggere la comunità religiosa, oltre all'equilibrio mentale, del suo vecchio - anzi decrepito - "amico". 

Il quale però, in un guizzo di motivazione (la salvezza della figlia) si rivela all'altezza della situazione: inganna Tony, rompendo l'efficacia del suo rito di suicidio e comportandone perciò la fine. Insomma inganna e uccide, altra cosa che veramente lascia perplessi, per quanto avvenuta su un villain. Il film finisce in modo mesto e forse sfoggiando l'unico valore veramente coerente che riesce a trasmettere. Il vecchio Parnassus, ormai un clochard giramondo senza amici, senza più il carrozzone né lo specchio, prostrato a chiedere l'elemosina fra le stranianti vie di Vancouver, rivede Valentina. La segue e la spia nel suo incontrarsi con la famiglia al tavolo di un ristorante di design, in abiti borghesi, come borghese è il marito (forse Anton?) e tale il quadretto famigliare creato con lui. Alla finestra Parnassus incontra ancora il suo consigliere nano Percy, che giustamente lo consiglia di non disturbare questa figlia ai suoi e ai nostri occhi aberrante. Così, per rispetto, per amore. E così lui fa. Poi, nei saluti e nei sorrisi all'amico Nick, nel lavoro con l'amato Percy, il senso di una rinascita e di una ritrovata dignità. Insomma, tanta psichedelia e tanto spreco di risorse per dire alla fine che l'amore è rispetto, è distanza, è lasciar vivere l'altro secondo i suoi valori (per quanto vomitevolmente conformisti), costituendone solo l'esperienza l'unico valido limite, non lo sterile precetto. Finalmente realizza un ideale spirituale di cui non fu all'altezza nel tempo che fu, se solo fosse stato possibile capire meglio quale. 

Riassumendo: apprezziamo moltissimo il film nel suo immaginario, nella sua fantasmagoria, nel suo mettere appunto il potere dell'immaginazione su un piano elevato, spirituale, salvifico, cioè escatologico, responsabilizzando il soggetto che ne fa uso. Immaginazione che con lo specchio di Parnassus esce dal mondo delle idee e si fa esperienza di vita, ovvero Sinestesia nella sua più piena e compiuta espressione. E apprezziamo moltissimo la morale emotiva del film, ovvero la necessità di distanza e rispetto per chi si ama, per quanto aberranti ci appaiano le sue scelte. Inoltre è una delle poche opere in giro a fare un tentativo deosnoblotico, di smascheramento, sul mondo di falsità e ipocrisie che si cela dietro la beneficenza e l'umanitarismo sotto i riflettori in genere.

Ma non ne condividiamo l'insegnamento che vorrebbe essere elevato ma è solo pasticciato, approssimativo, più volte errato, insomma fuori dallo stato di coscienza in fondo strettamente intellettuale, o al limite "poetico", del suo autore. Nel dettaglio:
- il titolo: il buon Parnassus non ha mai voluto "ingannare il diavolo", ha solo creduto (quasi mutantropicamente) di poter ottenere qualcosa di buono dal loro accordo. Lungi da lui ingannare chicchessia, è stato però ingannato e turlupinato, insomma ha vissuto una serie di apateporie, ancorché apparentemente inutili
- Parnassus giovane è un personaggio incoerente, perché non se ne comprende l'identità: se ha uno stato di coscienza elevato non poteva scegliere l'immortalità come desiderio, se ne ha uno non evoluto non poteva essere tanto influente come "guru" spirituale, come avatar, né creare uno specchio di simile potenza
- è incredibile come una persona col suo destino pur di avere una donna al suo fianco "venda" addirittura la propria progenie. Davvero questo punto urta fin la sensibilità dell'uomo comune, strano non lo faccia a una personalità tanto evoluta
- non è chiaro come e quando abbia costruito il suo specchio, né perché sia così poco in grado di controllarlo, infatti più di una volta degli innocenti ci finiscono dentro con rischi di grave pregiudizio (il primissimo personaggio addirittura scompare)
- Mr. Nick sembra più etico di chiunque altro, specie di Parnassus. Insomma se è poco definita l'identità di quest'ultimo, non lo è meglio quella del diavolo. Non perché in un film non possa esistere un "diavolo buono", ma perché nessun'opera può essere basata sul continuo e arbitrario cambiamento di prerogative e attitudini di protagonista, antagonista e deuteragonista senza grave pregiudizio di ogni sensatezza
- in ogni caso resta incomprensibile perché il diavolo in persona, tentatore e malfattore, voglia addirittura uccidere il personaggio più diabolico del film: Tony Shepard
- infatti con questi difetti viene pregiudicata non solo la comprensione del film, ma anche la sua stessa struttura, il suo linguaggio, poiché risulta poco chiaro se riguardi aspetti psicologici, morali, ludici, spirituali o sentimentali, in una sorta di insalata indistinta e irrisolta

Insomma un capolavoro mancato, e di molto, per stato di coscienza autoriale non all'altezza delle ambizioni, pur in abbondanza di mezzi. Ricordiamo un antico e sempre buon metodo di valutazione estetica: se non sai di cosa parlare, osserva gli scoiattoli nel tuo giardino o i gattini nel tuo cortile, senza scomodare diavoli e santi. Avrai tutti gli elementi per una buona storia ed avrai detto la verità.

8 gennaio 2018

Apateporia di Pinocchio (recensione di Blade Runner 2049)



Fra i pochi contatti che ancora abbiamo con il mondo esterno - non neghiamo di sentirci un po' abbandonati, anzi, ci e vi chiediamo perché - più d'uno ci ha chiesto un commento sul recente film Blade Runner 2049, sequel dell'omonimo "capolavoro" del 1982. Così... più o meno dovremmo farlo perché tratterebbe di un'ipotesi di Mutantropia non privata cioè personale, bensì sociale. Sì, è chiaro che il replicante non è esattamente un modello mutantropico, poiché essendo un robot, una macchina, esso si sostituisce all'uomo escludendolo dal processo mutantropico personale. Ovvero questo avviene indirettamente, perché la macchina ne permette uno sociale, cioè, come voleva Wallace - uno dei personaggi del film, il principale produttore di replicanti, un uomo che si crede Dio - la Mutantropia la vive una società che può affidare il lavoro bruto e sporco alle macchine. Prende forma così il sogno di una tecnologia che affranca l'uomo dai doveri terreni dei lavori più faticosi e umilianti e gli permetta di dedicarsi alla cultura, alle arti liberali, agli aspetti più elevati dell'anima o comunque della dimensione psico-fisica umana. Che poi gli uomini facciano veramente così e non si diano invece al vizio più dissoluto è un altro paio di maniche...

Mutantropia sociale dalla tecnologia, quindi, vista come capace di migliorare la condizione umana migliorando la società e il suo ambiente con macchine, come i replicanti, la cui interazione con gli uomini dà origine ad esperienze sinestetiche, ulteriore aggancio alle nostre riflessioni. In fondo si tratta di un'opera d'arte quindi gli elementi per dire la nostra modesta opinione ci sarebbero tutti. Anche perché nel frattempo - guarda caso - ci è capitato di vedere il film e... diciamo sin da subito che ha suscitato in noi sentimenti contrastanti. Certo in parte, in buona parte, ci è piaciuto: specie l'immaginario visivo, questa continua carrellata di inquadrature fantasmagoriche e allucinatorie che lo pone all'altezza dei grandi visionari del cinema contemporaneo, da Terry Gilliam a Shymalan, non trascurando Ang Lee e il suo immaginifico Vita di Pi. Ci è piaciuto il suo... prescindere da, diremmo fregarsene delle ritmiche del cinema moderno, esattamente post-tarantiniano, e riimporre i tempi dilatati del cinema d'autore di una volta, citiamo Tarkovskij per tutti, tempi che sorprende vedere applicati in modo così sistematico.


In effetti la cosa che più ci è piaciuta è stata la tematica base dell'opera, la sua ambizione come significante. Il film altro non fa che rappresentare una sorta di Pinocchio futuribile, ovvero la macchina che acquista coscienza. A questa macchina, Joe - nome dato da un ologramma di cui era innamorato - o Agente K - nome dato dagli uomini - è stato detto dalla creatrice di ricordi che con essi, con i ricordi, noi acquisiamo coscienza delle cose, quindi una personalità, ma essi sono validi soprattutto se suffragati da un'emozione. Così questa macchina, attraverso esperienze emotivamente fortissime, forse le più forti mai immaginabili come il rapporto col padre e la sua salvezza, arriva a credere di essere un essere umano, generato, non creato. Sembra così acquisire una maggiore coscienza di sé, si direbbe quasi un'anima. Insomma, a dar retta alle intenzioni dell'opera e dei suoi autori, a una macchina basterebbe un'esperienza forte, ovvero "emotivamente coinvolgente" (virgolette d'obbligo, visto che non sapremmo definire le emozioni per una macchina, dal momento che sono difficilmente definibili anche per gli esseri umani, e le discordanze dei vari teorici in merito sono lì a ricordarcelo), per acquisire una coscienza umana, diventare così "uomo" e trapassare il limite invalicabile, il "muro" - così definito da Madame, il capo di K - tra i regni. Per passare cioè dal regno minerale al regno dei viventi e non solo, ma al più alto ed evoluto di essi, quello umano. Fino ad acquisire la componente più misteriosa, sconcerante e in fondo sconosciuta del regno umano: la coscienza, o per alcuni l'anima. Dimostrata nel finale (si perdoni lo spoiler) ancor più che dall'essere "pronto a morire per una giusta causa", cosa che è prerogativa dei robot almeno dai tempi di Asimov, dal suo misericordioso permettere al padre la verità sulla sua discendenza.


Detto questo, il film non ci è sembrato esente da limiti, alcuni dei quali oseremmo dire decisamente criticabili. Ad esempio certi passaggi logici restano inspiegati o incomprensibili, come ad esempio non si capisce perché proprio all'agente K sia stato innestato un ricordo realmente vissuto e/o se questa cosa c'entri alcunché col fatto che sia lui a trovare il cadavere di Rachael. Inoltre troppo spesso questi tempi lunghi diventano autocompiacenti, autoindulgenti, rovinando così inutilmente il ritmo di un'opera già appesantita da dialoghi sospesi, trasognati, fatti guardando altrove o nel vuoto, per noi da sempre segno di cattivo cinema (non ci permisero di apprezzare, ad es, il primo Sorrentino de Le Conseguenze dell'Amore). Ma i limiti maggiori purtroppo provengono dalla prima opera omonima del 1982, film anche da noi considerato capolavoro la prima volta che lo vedemmo, ma in fondo eravamo bambini o poco più e anche noi, con le nostre diverse vite ed esperienze, rimanemmo stregati dalla suggestione di quelle atmosfere sporche e decadenti, dall'impossibilità di non riconoscere alla bellissima replicante Rachael una dignità umana. Poi però... crescendo... approfondendo studi sull'essere umano, conoscendo l'etica e l'estetica cyberpunk dalla quale si è sviluppata la teoria mutantropica esposta in questo blog, crescendo dicevamo il film originale ci piacque sempre meno. Questo perché non risolve il principale problema che pone, ovvero la risposta alle domande: cos'è l'esistere, cos'è la coscienza, cosa sono l'anima e l'identità. Le dà per ovvie e scontate: è umano il corpo che umano sembra e per dimostrarvelo lo poniamo in un futuro oggi, nel 1982, impensabile: il 2019, cioè l'anno prossimo. Vedete tante macchine autocoscienti in giro? Davvero siete i tipi che parlano col frigo del loro problemi? ;) Nessuna macchina intorno a noi lo è, men che meno grazie a ricordi o memorie di sorta: il pc con il quale stiamo scrivendo possiede memorie prodigiose, specie se paragonate a quelle di allora, eppure non dimostra la coscienza di un coleottero.


Ci dispiace che il cinema, arte rappresentante forme di luce, quindi illusorie per loro stessa natura, sia particolarmente adatto a giustificare questa suggestione, questo malinteso, chiamiamolo così, quest'inganno, un cortocircuito sensi-mente per il quale un oggetto che possiede forma umana non può che condividerne i moti interiori. Non scordiamoci in proposito il segreto legame ai limiti del feticista fra Alberto Sordi e il robot con sembianze femminili di Io e Caterina, film profetico in questo senso. Infatti noi spettatori comuni non resistiamo a questa suggestione e volendola credere a tutti costi non riuscimmo a scandalizzarci del fatto che il buon Rick Deckard - superbamente interpretato da un Harrison Ford in forma smagliante - si innamorasse e intrattenesse intercorsi carnali (in senso figurato ovviamente, perché qui cos'è "carne" e cosa no è tutto da vedere ;) con quella che era poco più di una bambola gonfiabile solo un attimo evoluta. Anzi siamo pronti a riconoscere anima, ovvero coscienza di sé, sia a Joe/agente K di quest'ultimo film sia all'ologramma che egli ama, arrivando a giustificare un assurdo di secondo grado: un ologramma cosciente. Cioè nemmeno la forma fisica serve più, basta un'immagine di luce che la ricordi, come appunto fa il cinema. What's next? Non siamo noi a guardare il film, è il film che guarda noi? :D


Lui, Joe/K, è convinto di essere generato, è convinto di avere un padre, quest'ultimo è un Deckard invecchiato, acciaccato e stanco, vive circondato da una foresta di silhouette femminili (dando ragione ai pochi che osarono dargli del feticista allora ;). Forse è anch'egli a sua volta un replicante: il sequel vuole gettare questo sospetto ancora più del primo film, che già lo adombrava. A sentire il demiurgo Wallace, infatti, Deckard non è altro che un replicante, non molto forte (negli scontri diretti le ha sempre prese), probabilmente uno dei primi modelli ma obbediente e impareggiabile nel dare la caccia ai suoi simili, oltre che programmato per amare Rachael a prima vista. Lui nega, sa distinguere "ciò che è reale", avocando questa capacità a discriminante di un'esistenza cosciente. Nondimeno la bambolona l'ha messa addirittura incinta! BUM, fandonia, assurdità! Eppure... noi, nella nostra sospensione di incredulità, siamo più disposti a credere che in futuro esisterà una tecnologia in grado di imitare la riproduzione sessuale umana, o anzi addirittura di replicare un essere umano dal solo sperma, piuttosto che credere che una macchina, il cui firmware è costituito di routine e algoritmi, possa avere una sorta anche solo lontana di coscienza autonoma e non imposta, imprevedibile. Insomma di anima.


Ci spiace per il burattino che, nonostante i suoi sforzi, non può trovare la sua anima (forse per questo si sdraia sotto la neve, composta di particelle fra loro scollegate come le emozioni di questo film?), non può trovarla nonostante le affermazioni altisonanti, diremmo roboanti, di chi asserisce l'esistenza di una sedicente "intelligenza artificiale" che in realtà deve sempre provenire da una reale, figuriamoci una coscienza di sé. Oggi questa sedicente intelligenza si limita a scimmiottare il dialogo umano e può ingannare solo una mente semplice (molto semplice) o a cui manca la stessa coscienza che vuole imitare, o ancora chi - come spessissimo accade fra gli esseri umani - desidera innanzitutto essere ingannato. Così l'opera inganna sul problema che crede di risolvere, anzi, che dà come già risolto dal mezzo, il cinema che lo fa di default, dando ragione alla celebre affermazione di McLuhan "il mezzo è il messaggio". Pinocchio conosce la sua apateporia perché nella realtà sarebbe destinato a capire a sue spese che lui, replicante conformista (come suo padre? ah no, non è suo padre! e forse nemmeno replicante: lui distingue il reale ;), è e resta solo un burattino. Ma Pinocchio è pure l'opera perché in fondo ci dice una bugia, che forse questa recensione ha contribuito a smascherare.


20 settembre 2017

Compagni che sbagliano (lettera aperta a Roberto Saviano)

Compagno? Roberto cosiddetto Saviano (perdonaci la citazione) possiamo chiamarti compagno? Ti offendi? Ma ha ancora senso oggi questo epiteto? E poi... compagno di cosa? Nostro no di certo, specie in termini marxisti. Per quanto... tu sembri voler schierarti dalla parte in cui pensiamo e speriamo di essere anche noi, quella della verità. In teoria dovremmo giocare nella stessa squadra, in questo senso sì, saremmo compagni. Punti di vista anche diversi, ma sulla Verità.

Comunque tu compagno lo sembri molto. In ogni tuo cambiamento mutantropico hai sempre mantenuto un'identità politica forte, parte integrante della tua persona... e, forse in second'ordine, anche del tuo personaggio, va'. Giustamente ci hai sempre tenuto, lo schierarsi è certo segno di coraggio, oltre al coraggio insito nel tuo lavoro. Purtroppo con Gomorra subisti conseguenze drammatiche e ti sentisti minacciato nel tuo stato in vita, cosa che veramente non auguriamo a nessuno. Nondimeno... proprio per questo non riuscisti ad evitare accenti vittimistici, e si sa il vittimismo essere uno dei primissimi processi dell'ego, sui quali inevitabilmente venne a basarsi la tua carriera. Questi insieme ad altri come l'evidente stima di sé e del proprio personaggio (tra i meno autoironici sulla piazza, tra l'altro), hanno delineato un tipo umanamente vero di Mutantropo sulla via dell'ego.  


Poi, essendo una persona intelligente, hai capito persino tu che non potevi andare avanti in eterno a ripetere la stessa lezioncina, hai provato a diversificare per dimostrare il tuo valore giornalistico da Fazio (altro compagno? si può chiamare così anche uno tanto ricco?), fino a capitare, si direbbe quasi per caso, a trattar di narcotraffico internazionale. Hai scritto ZeroZeroZero, che ti hanno beccato aver copiato e qui... non sapremmo... hai fatto un passo indietro? forse più in sordina come presenza, ma una voce critica, quasi morale nei confronti della società? è nostra impressione o sei stato meno inchiesta e più buoni sentimenti? 


Ma eccoti qui in p.le Baracca a Milano, campeggi sul cartello pubblicitario di Netflix per la terza serie di Narcos. Un prodotto dell'industria, dell'entertainment internazional-popolare, che detto così suona quasi di sinistra. E dici una cosa un po' qualsiasi, anzi sarebbe meglio dire una banalità sconcertante: nel crimine per una parola sbagliata ci resti secco. Urpu, da doverselo segnare! Manco fossimo tutti anime belle e/o nessuno avesse visto perlomeno Il Padrino... E lo dici con la tua espressione buia e cupa, convinta fin nelle viscere, fattasi ormai da tempo maschera, ma oggi secondo alcuni arrivata a sfiorare l'autoparodia. Un'espressione messa lì per vendere, per sfruttare la tua credibilità nel preoccupare, ovvero suscitare atiqui- e apatepo-fobie. Non più informazione ma spettacolo. Certo, parli di una realtà scomoda e terribile, ma nell'ambito di fiction finalizzata a stati d'agitazione.


Fai ciò che credi, sei un adulto, comportati secondo il tuo stato di coscienza (in fondo ne sei responsabile). Ma sappi che secondo categorie mutantropologiche sei passato da incendiario a pompiere, ovvero da grande giornalista che rischia la pelle per ricostruire e denunciare verità scomode a uomo di spettacolo, una maschera che capitalizza sui drammi umani che invece avrebbe dovuto contribuire a sgominare. Potresti risponderci: "è il mio lavoro, è ciò che sto facendo, faccio conoscere una realtà perché la si affronti", ma non saremmo d'accordo. Con Gomorra l'hai affrontata, hai detto verità, ed è già servito fino a un certo punto (diciamo quasi nulla), ma almeno hai rischiato. Qui nemmeno ci credi, capitalizzi e basta. Guardi le travi nell'occhio altrui e lontano, impotente su quelle nel tuo. Lo sappiamo che dal tuo punto di vista ormai demotivato la differenza sia minima: in fondo eri una maschera anche prima, oggi denunci pubblicamente la tua recitazione e il suo guadagno. Differenza minima ma sufficiente a farti scivolare dall'altra parte, quella dell'industria, dell'entertaiment inquietante a scopo di lucro, cioè quella dell'osnoblosi dei tempi che corrono.


Non ci sorprende da un "compagno", non sei certo il primo esempio. Solo... ci intristisce un po'. Eppure siamo certi che se mettessi in discussione qualcosa di te, se provassi a cambiare strada decentralizzando ciò che oggi esalti... potresti essere un ottimo compagno, certamente un Mutantropo migliore.


19 luglio 2017

Ode al Corriere della Sera (rassegna stampa mutantropologica X)


Restiamo sorpresi e basiti dal numero incredibile di articoli a sfondo sitestetico-mutantropico e tecnologico pubblicati oggi dal Corriere della Sera. Dedichiamo quindi alla celebre testata questo post, rispolverando all'occasione il vecchio blog. Buona lettura

Mutastronzo
http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_luglio_19/colpa-d-alfredo-28a74fe0-6c41-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Apriamo con lo spassoso Caffé di Gramellini che giustamente stigmatizza il più tipico dei comportamenti italici, o il più italico dei comportamenti tipici. Per citare le sue parole, "Furbo e moralista, intransigente sui massimi sistemi e accomodante su quelli minimi quando coincidono con i suoi comodi".
Interessante anche la chiusura sul suo stato di coscienza. Bravo!

Polizia violenta
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/usa-chiama-poliziama-viene-uccisa-sotto-casa-9e6068ce-6bf2-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Lo sappiamo bene da esperienze dirette: la polizia americana appartiene a un altro tempo (e per fortuna a un altro spazio), certamente precedente l'era moderna e democratica: autoritaria, sorda al dialogo, violentissima. Insomma una dette vergogne del Paese che si è autoeletto sceriffo del mondo.
È  stata così interrotta la vita, coi suoi processi mutantropici, di una sessantenne australiana. In modo tanto atroce quanto francamente incomprensibile.

Mutantropia e violenza
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/18/io-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi/74516c4c-6bd7-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall%7Cio-prostituta-nigeriana-violentata-libia-picchiata-italia-ho-debito-50-mila-euro-cosi-ragazze-vengono-costrette-vendersi&refresh_ce-cp
Come abbiamo avuto più volte modo di dire, il cambiamento si definisce mutantropico laddove è desiderato dal soggetto in percezione di vantaggio. Laddove venisse negata la prima condizione (desiderio) si ha un cambiamento culturalmente oppure naturalmente imposto, laddove venisse negata la seconda (vantaggio) si ha autolesionismo degenerativo.
Il metodo più odioso per imporre "culturalmente" (cioè per mano dell'uomo) dei cambiamenti è da sempre la violenza, quella contro le donne in special modo.
Cogliamo l'occasione per dichiarare che in questo senso l'Italia si ricopre di vergogna dall'infausta (e ipocrita) legge Merlin in poi, cosa ancora più colpevole visti gli esempi di altri Paesi, Olanda in testa. E, stando così le cose, i fruitori/clienti della prostituzione sono i sostenitori di cotanto scempio.
Mutantropia è uscirne. Sì, per sempre!

Doppia osnoblosi informatica
http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/cards/15-profezie-bill-gates-mondo-tech-che-si-sono-avverate-vent-anni-dopo/pubblicita-personalizzata.shtml
Ecco invece l'articolo di un inetto conformista, che scambia il grande bidonaro americano, responsabile di aver rovinato la vita di milioni, forse miliardi di persone nel mondo, con il peggior sistema operativo e i peggior software mai concepito da mente d'idiota. L'unico vero merito che ha è aver fissato il benchmark negativo: ovvero nessun prodotto informatico, hardware o software, può essere immesso sul mercato se peggio di Microsoft.
Eppure probabilmente preda di un'amnesia selettiva, Francesco Tortora lo incensa presentandoci 15 sedicenti profezie di questo personaggio certamente più ricco e fortunato che intelligente. E fra queste mette cose già ampiamente previste o addirittura realizzate nel 1999 (anno delle sedicenti profezie) e cavolate cui poteva arrivare qualunque bambino lobotomizzato che si fosse mai fermato a pensare.
Fra tutta questa spazzatura intellettuale, per carità, qualcosa l'avrà azzeccata persino lui. Ma le ha condite tutte con dosi ammorbanti di retorica sulla democrazia online, l'uguaglianza di opinione e la redistribuzione più equa di risorse che sono state cantonate a dir poco imbarazzanti.
Per favore qualcuno consigli a Tortora di cambiare mestiere :O

La maggior vergogna
http://www.corriere.it/cronache/17_luglio_19/g8-genova-poliziotti-condannati-la-diaz-possono-tornare-lavoro-gabrielli-fu-catastrofe-82cc11a8-6c56-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Fu definita "macelleria messicana" e non stiamo parlando degli anni 70, ma dei 2000. La più grande vergogna ufficiale, nel senso di statale, italiana del dopoguerra.
E ha due nomi, due responsabili che questa vergogna la porteranno nei millenni futuri: Fini e Berlusconi, ancor più del risibile Scaloja detto "sciaboletta", patetico ministro a sua insaputa, o dello spietato e intonso uomo delle istituzioni De Gennaro.
I poliziotti "responsabili", da un certo punto di vista vere bestie, da un altro burattini manovrati da persone peggiori di loro, ora vengono reintegrati.
Perché in Italia è tutto così, per questo esistono i talent, sapete. Un solo talento si vuole: quello del burattino.
Uno sputo.

Mutantropia perversa
http://www.corriere.it/esteri/cards/donne-isis-perche-partono-come-vivono-stato-islamico/motivazioni_principale.shtml
Dopo decine e decine di casi di stupidità maschile, eccone uno davvero sconcertante di totale idiozia femminile, aggravato inoltre dall'autolesionismo (molte di loro de facto finiscono come schiave, anche sessuali) e dall'incomprensibile crudeltà.
Le tensioni del Mutantropo frustrato in salsa rosa e insurrezionalista, tinta di moralismo religioso esotico, che fa più colore.
Certo che almeno una ragione, ovvero "l’isolamento sociale e/o culturale causato dall’essere donne molto spesso di origini mediorientali che vivono in società occidentali", è certamente colpa nostra.
Così come il permettere che venga usata in questo modo la tecnologia. Ovvero o per entertainment idiota o per reclutamento folle.

Mutatechnia assurda
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/robot-guardia-giurata-che-si-suicidato-la-noia-e35a0562-6c55-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml?refresh_ce-cp
Ecco, ci mancavano i robot stressati o depressi. Siamo così abituati a umanizzare ogni stupidaggine, forse perché stiamo irrimediabilmente perdendo umanità noi, che cerchiamo di giustificare un comportamento inspiegabile con la più ovvia delle motivazioni umane.
In realtà questo buffo incidente deve mettere in guardia gli amanti della retorica degli automezzi senza conducente: è l'errore - nel firmware o cmq nelle funzionalità - la vera componente umana delle macchine. Umana perché veramente fatta dall'uomo.

Violenza clericale
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_19/anch-io-avevo-ceffoni-georg-che-aveva-distolto-sguardo-tante-volte-aveva-chiesto-perdono-be55940a-6bf3-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Davanti a questa notizia restiamo senza parole, per cui ne useremo il meno possibile. Sarà un caso di cronaca giudiziaria che esula totalmente dalla nostra opinione in merito.
A noi non resta che prendere atto dell'ennesima stria di sopruso e violenza da parte della più catastrofica e sanguinaria organizzazione umana della storia: la sedicente assemblea universale (ekklesia katholikòs).

Ancora frustrazione
http://www.corriere.it/cronache/cards/incendi-roghi-insospettabili-piromani-italiani/gli-insospettabili_principale.shtml
O senso di handicap: una delle principali molle alla Mutantropia. Oppure, come in questi casi, di distruzione e devastazione.
La frustrazione dell'anziano, la rabbia del precario, la nullità del nessuno. Meglio distruggere che... non avere il senso della propria esistenza.
Certo che la Sinestesi può aiutare, e fors'anche risolvere. Ma qui c'è un'epoca sbagliata in corso.

Cafonaggine impunita
http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_luglio_19/meno-due-sanzioni-mese-padroni-incivili-cani-54fc7fec-6bfc-11e7-9094-d21d151198e9.shtml?refresh_ce-cp
Ovviamente quando un cambiamento culturalmente imposto sarebbe d'uopo, chissà perché, non viene applicato. Vincono quindi modelli immobilisti.
Ne abbiamo le scarpe piene, ok, ma anche... i cosiddetti.

Mutaspetto esteriore... professionista
http://www.corriere.it/foto-gallery/moda/news/15_gennaio_07/i-selfie-star-senza-trucco-e421b7a8-9681-11e4-9ec2-c9b18eab1a93.shtml?refresh_ce-cp
Una simpatica galleria degli effetti del mutaspettismo esteriore su professioniste di spettacolo e entertainment.
La sorpresa è assicurata. A tratti pure la perplessità.
Curate l'interiorità, ragazzi, che è ciò che resta quando il trucco si sfalda.

Mutamento incomprensibile (e inquietante)
http://www.corriere.it/video-articoli/2017/07/19/nord-corea-star-tv-dissidente-propagandista-regime/34d9e19e-6c53-11e7-adf5-09dddc53fe2d.shtml
Quello di questa ragazza dello spettacolo, prima fuggita da Piongyang poi ritornata. Si tratta di una pazza, comunque Mutantropa (perché la libertà del singolo è inopinabile) come per le foreign fighter di poco sopra, o di un caso di violenza ovvero "cambiamento culturalmente imposto"?
Non è chiaro. Di certo non la invidiamo.

25 gennaio 2017

Un Altro Geniale Sfregio


Carissimi tutti buongiorno! Da quanto tempo, direte voi, ebbene sì, troppo, ma una serie di congiunzioni astrali hanno permesso all'unica parte superstite della redazione di riprendere a scrivere di critica d'arte. L'argomento proposto è il film Your Name, cartone animato d'autore per adolescenti firmato dal giapponese Makoto Shinkai. Un film quindi, ovvero un'opera multimediale, ma anche il pretesto per riprendere il discorso a suo tempo fatto per l'arte, ovvero l'artigianato, a sfondo osnoblotico, cioè finalizzata a creare consenso o entertainment. In ultima analisi a negare la vera arte e il suo prodigioso potenziale evolutivo per l'anima.

Beh, che dire del suo autore, Makoto Shinkai? Vero mito per le giovani generazioni giapponesi, dopo lavori comunque influenzati da tematiche esistenziali, simbolismo o ricerca spirituale come Viaggio Verso Agartha (2011) o Il Giardino delle Parole (2013), si rivela regista di altissimo mestiere, capace di miscelare ritmi forsennati alla Tarantino con voli pindarici tipo drone della macchina da presa (virtuale), giochi di luce, flashback, esplosioni ed effetti audio in grado di sciorinare tutto il repertorio di trucchi ad impatto emotivo per lo spettatore. Inoltre il disegno, raffinatissimo e in più punti debitore del maestro dell'animazione giapponese per eccellenza, Hayao Miyazaki, scorre realistico e luminoso in mille policromie, rendendo Your Name innanzitutto uno spettacolo per gli occhi.

La trama invero non è semplicissima: una ragazza di campagna, Mitsuha, un giorno si sveglia nel corpo di Taki, un ragazzo della metropoli Tokyo, e viceversa. Oltre allo stupore e allo smarrimento, i due inseguono la reciproca identità provando in ogni modo a conoscersi. Lui è cameriere, lei studentessa e giovane sacerdotessa del tempio shintoista locale. Quando questi fenomeni di scambio di identità si interrompono, lui cerca di arrivare a lei ma inutilmente: Mitsuha risulta morta nella terribile catastrofe naturale di 3 anni prima, in cui un meteorite colpì il suo villaggio devastandolo. Sconvolto, Taki non sa darsi pace né una spiegazione per quanto avvenuto, finché scopre in un vulcano spento l'altare arcano alla cui divinità era dedicato il tempio in cui officiava Mitsuha. Sarà così in grado di innescare un'ellisse temporale che avrà l'effetto di salvare parte degli abitanti del villaggio e, nel giro dei 5 anni successivi, e grazie a dinamiche che restano perlopiù oscure, di provocare l'incontro fra i due. Chiediamo scusa per lo spoileraggio ;)

Il film, oltreché di eccellente fattura da ogni punto di vista, si rivela subito molto ambizioso. I valori che evoca cominciano da quelli esistenziali classici, come la ricerca del proprio sé, della propria identità, sociale e sessuale (irresistibile il continuo toccarsi il seno di Taki quando incarnato nel corpo femminile della sua controparte) o del rapporto col padre e/o con le generazioni precedenti, ai quali aggiunge simbologie sacre e veri propri archetipi: l'ostilità incomprensibile del destino, il senso del Sacro, del limite invalicabile del Sanctum e del Sancta Sanctrorum, il senso di Tradizione spirituale perduta nella sua essenza per quanto sopravvissuta nella forma, l'anelito all'Assoluto, a un punto fuori dal tempo che appunto dal tempo è indipendente e prescinde. L'accettarsi, quindi, e il comprendersi in una concezione olistica e interrelata del cosmo che si fa erede tanto di visioni mistiche quanto di ricerche quantistiche. E fin qui, potremmo dire, tutto bene.

Ma è proprio per questa sua ambizione che, secondo il nostro modesto parere, il film fallisce miseramente. Non solo per l'ignavia del suo autore, ovvero per qualità d'anima che non esiteremmo a definire quantomeno modeste, ma soprattutto perché, come capita sistematicamente con autori mediocri o peggio osnobloticamente interessati, le profonde tematiche coinvolte, gli archetipi e i simboli evocati con dovizia di particolari, vengono vergognosamente asserviti ad un'insulsa storia d'amore con un tale tasso zuccherino da provocare la carie in tempo reale (vedere il link di cui sopra per il discorso sulla pornografia femminile). I trucchi retorici, l'altissimo mestiere del regista alla fine non insegnano nulla, vogliono solo sorprendere o al più tormentare lo spettatore su un amore impossibile, fatto di due protagonisti adolescenti che si inseguono senza speranza.

Il tutto senza nessun rispetto di verisimiglianza, non oseremmo dire di unità aristoteliche di tempo, spazio o azione, unità che - per carità - possono anche essere contraddette ma sempre in funzione di un insegnamento superiore. Invece qui la storia sembra dipanarsi a capocchia e senza un filo logico: Mitsuha è una ragazza viva oggi, anzi no, è il fantasma di una persona scomparsa 3 anni prima in cui però si incarna la controparte maschile oggi, eppure quando visibile lei scompare sul più bello senza spiegazioni, parimenti ai messaggi sullo smartphone apparsi e in seguito scomparsi senza giustificazioni plausibili. Il tempo procede e retrocede a piacimento, all'inseguimento di una storia sdolcinata e sconclusionata, di un tormento fine a se stesso o, peggio, finalizzato alla lacrimuccia facile, dove fra Sliding Doors malcelate e new age da supermercato si accenna, rinunciandovi, a un discorso metafisico che comunque sarebbe rimasto senza capo né coda, accontentandosi di un finale da love-story tanto strappalacrime quanto sconsolatamente dozzinale.

Il che... vista l'ampiezza di mezzi e capacità coinvolti... credeteci, è un vero peccato.

26 giugno 2016

La Sinestesia del Christo


Beh, che dire cari amici? Scriviamo queste righe decisamente controvoglia, ma purtroppo - o per fortuna, in fondo significa che qualcuno richiede il nostro parere - su questa cosa dei Floating Piers ci siamo sentiti un po' tirare per la giacchetta. Non solo, ma dobbiamo parlarne per almeno altri due motivi:
- raramente un'opera come The Floating Piers ha separato e diviso le coscienze: lascia perplesso (quando non disgustato) chi capisce qualcosa d'arte, mentre entusiasma chiunque altro, almeno secondo quanto abbiamo potuto vedere noi
- nel male o nel peggio è comunque un'opera sinestetica e il suo successo, volenti o nolenti, la pone sotto i riflettori di critici e coscienze. Occupandoci noi principalmente di questo, il nostro modesto parere rasenta il doveroso

Quindi, che possiamo dire noi di nuovo su quest'opera di Christo, artista celeberrimo e già piuttosto attempato, opera comunque che ha goduto di un tale battage che su di essa il giudizio della storia sembra essere già definitivo? Beh, trattandosi di installazione dagli effetti sinestetici, possiamo confrontarla con il nostro concetto di Sinestesi. Concetto che, badate bene, si basa su requisiti formali certamente necessari quando si vuole delineare una categoria distinta da quelle che la precedono, ma soprattutto ai nostri occhi si distingue per scopi ed obiettivi. I quali sono principalmente riassumibili nel proposito di ristabilire un'arte elevata ed edificante, un'"arte ancella dell'anima" di dantesca memoria. Ripetiamo che per raggiungere questo scopo la Sinestesi si configura quando un'opera è:
- riferita a un Archetipo, di per sé in grado di attivare centri neuronali
- multimediale, ovvero utilizza più mezzi per rivolgersi a più sensi
- frutto della collaborazione di più artisti, di modo che non prevalga l'ego di nessuno
- interattiva e indeterminata, ovvero in linea di principio la partecipazione del fruitore porta ad effetti imprevisti e sempre nuovi
- lontana da dinamiche di intrattenimento e/o finalizzate ad evocare paure (atiquifobie e apatepofobie)
Un sesto requisito, ovvero che sia tecnologica (da qui il nome Technesya), non è strettamente necessario né tipico della nostra visione ma è ormai un'esigenza dei tempi, oltre che la possibilità inedita che essi ci offrono.

Ora, cos'ha combinato l'ottuagenario Christo, forse il più importante nome vivente della cosiddetta land art? Ormai ripetitivo in uno stile consolidato, problema tipico di molti artisti affermati a partire da Picasso, ha pensato bene non di rivestire un edificio o una struttura esistente, bensì di creare lui stesso un'opera di ingegneria civile e poi provvedere a ricoprirla. Insomma ha creato delle passerelle galleggianti, piuttosto comuni come pontili nei nostri porti, per farle arrivare alle principali isole del lago d'Iseo impacchettate di un arancione pugno-in-un-occhio. Pare sovvenzionato dalla Pro-Loco e dalle strutture ricettive locali, il suo proposito ha conosciuto subito un'enorme, quindi sospetta, campagna stampa in grado di attrarre decine di migliaia di persone. Un'operazione certamente molto costosa ma insieme molto efficace, con buona pace di chi ritiene che la seconda caratteristica sia effetto della prima.

I principali critici hanno subito storto il naso, noi abbiamo citato Sgarbi e Daverio ma ce ne sono centinaia d'altri, eppure l'afflusso di pubblico è stato veramente eccezionale (e dura tuttora), tanto da aver dato origine a problemi di ordine pubblico, specie di notte dove i più disparati bivacchi blasfemi hanno avuto luogo sulle passerelle. Ma cos'hanno avuto da obiettare i critici? Beh, innanzitutto la cosa più ovvia: un'opera di genio civile non è un'opera d'arte, per quanto possa farti stare bene e/o tu possa trovarla piacevole. Se alla fine dell'800 qualcuno ti avesse invitato nella sua automobile primordiale, potevi trovarla prodigiosa e geniale quanto vuoi, poteva scatenare ogni tipo di entusiasmo, ma un'automobile resta un arnese, una macchina, così una passerella resta tale. Insomma uno strumento che ti dà gradevoli sensazioni o ti facilita in un compito difficile (come ad es. consentire l'accesso all'isolotto fortificato e inaccessibile di San Paolo) NON è arte, è e resta strumento.

Poi ci sono state molte altre condivisibilissime obiezioni: che etica porta con sé un'arte che asfalta un lago con 220.000 cubi di polietilene? E se ci fosse qualche riccone della zona o qualche politico a cui venisse in mente per suo prestigio personale di rendere definitiva una cosa simile? E poi ancora, con tutta la fame di soldi che hanno gli artisti "veri", quelli che non contrabbandano ingegneria per estetica, è moralmente giusto dare tutte queste disponibilità finanziarie e/o visibilità a un volpone peraltro già più che affermato? Non sembra un'operazione cinica, all'italiana, paese non per giovani? Il tutto evocando simbologie facilotte e già ampiamente abusate, come il ponte fra realtà irraggiungibili? C'è infine chi come noi trova assolutamente inaccostabili l'arancione acceso con il blu del lago ma va beh, qui si entra nel gusto personale (peraltro l'arancione presenta il grande vantaggio che l'utente entusiasta non si può confondere e cadervi distrattamente e bagnatamente). Insomma la critica è che si tratta di una burla, un equivoco che contrabbanda opera civile per arte deturpando un paesaggio meraviglioso con tonnellate di plastica arancione, in modo poco etico e sottraendo risorse ad artisti bisognosi.

Ma, di contro, cos'ha entusiasmato così tanto la gente? Beh, secondo noi maligni proprio le basse pretese e la diffusissima ignoranza, caratteristiche che hanno permesso a un'operazione così spietata di funzionare. In fondo chi se ne frega della differenza fra arte e opera civile? Nella noia esistenziale che ci attanaglia, nel grigio baratro delle nostre esistenze, siamo stati bene e abbiamo passato una giornata piacevole passeggiando sulle acque fino all'isolotto tale. E poi, vuoi mettere in quest'epoca di crisi e disordini sociali, culturali e religiosi che importanza ha il simbolo del ponte che unisce uomini e pensieri irraggiungibili? Poco importa se non serve a nulla. Infine c'è chi ha aggiunto il fatto che l'opera sia temporanea: si può camminare sulle acque, sì, si possono raggiungere questo e quell'isolotto ma domani questa possibilità sparirà come un sogno. Ecco, questo è l'unico aspetto che anche noi abbiamo trovato convincente dell'intera operazione: almeno dura poco (speriamo)!

Per quanto riguarda noi, una volta tanto ci troviamo perfettamente d'accordo con la critica sopra enunciata, aggiungendo che non si tratta neanche da lontano di Sinestesi. Certo è sinestesia, perché installazione che coinvolge vista, udito, olfatto, perché no tatto, ma soprattutto senso dell'equilibrio. Ma non è Sinestesi: il nome e l'ego di Christo sono dominanti su qualunque altra considerazione, l'interattività è nulla e i passaggi sono obbligati, l'unica cosa indeterminata è la loro successione. Infine è assolutamente piaciona e paracula, offrendo quasi esclusivamente un piacevole intrattenimento domenicale a persone qualunque, normalmente disinteressate all'arte e convenute sul luogo perché attirate da telegiornali opportunamente prezzolati, quindi per vomitevole fenomeno di conformismo. Certo ne apprezziamo la gratuità, cosa ottima ma che non basta a salvare un'operazione già definita a nostro avviso cinica.

Ma soprattutto chi ne esce male è l'utente. Quest'opera, anziché arricchire lui o la sua anima in modo alcuno, lo rappresenta come un burattino, un consumatore sciocco, conformista e inconsapevole. Il target di un'operazione di marketing che risponde allo stimolo in modo automatico e pavloviano, e che inoltre non sa argomentare il proprio piacere di fruizione in altro modo che, appunto, per il piacere e la piacevolezza che porta, come se una giostra potesse essere un capolavoro estetico, peggio, come se il massimo obiettivo cui l'arte possa puntare sia una spensieratezza da baraccone. Un consumatore buzzurro e ignorante che fa della capacità masturbatoria l'unico obiettivo estetico di un'operazione sostanzialmente incompresa o al più giustificata per simbologie elementari (il famoso ponte).

Oh ragazzi, contenti voi... noi continuiamo a ritenere l'arte una cosa importante. Poi a ognuno l'opera che si merita...

28 maggio 2016

Il Silenzio sull'Anima


Buongiorno giovani e meno giovani follower, perché continuate ad essere in tanti e vi ringraziamo di cuore, però... così, ci chiediamo perché siano un po' spariti i commenti. Il nostro blog avrà avuto tanti difetti ma ha sempre accettato il contraddittorio su qualunque argomento senza mai censurare nulla, fino alle sterili sequele di insulti ai nostri due post ancor oggi più letti. Ci siamo fatti questa domanda ultimamente però non riusciamo a darci una vera spiegazione, forse affermiamo cose assurde, disarmanti? A volte ci hanno accusato di pareri perentori, davvero sono stati eccessivi e meno spiritosi di quanto avremmo voluto?

Oppure......... oppure l'essere umano ha sempre meno voglia di parlare del problema, di affrontarlo davvero. In qualche modo non si vuole più analizzare il lato oscuro, l'errore, il disagio. Ma non perché non sia interessante, ma perché il problema ci tormenta, e nel tormento lo si identifica credendo quindi di conoscerlo benissimo, e si cerca allora solo una soluzione, magari rapida.

E... mentre ci facevamo domande simili ci è successo di venire invitati da un gruppo di persone a presentare il progetto Technesya e noi stessi come gruppo in un'importante città di provincia emiliana. Abbiamo avuto modo di relazionarci con una categoria particolare di esseri umani, ovviamente salva l'imprescindibile differenza personale, ma tutti sinceramente interessati all'arte, e molti all'etica per via più o meno spirituale o "misteriosofica", diversi i massoni.

Persone che come tutte avevano domande sull'anima, forse con qualche conoscenza o esperienza in più della media, domande che nondimeno lì per lì apparivano come poco chiare, come nascoste sotto una patina di perbenismo (modello immobilista con tendenze osnobloticonformiste). Però loro avevano letto il nostro post sulla definizione di anima e, condividendo l'idea tutt'altro che nostra di "arte ancella dell'anima", hanno chiesto una dimostrazione della Sinestesi. Che dimostrazione non ha potuto essere perché, a parte qualche evento sincrestesico, una vera Sinestesopera non è ancora stata creata.

Ma la serata prosegue, degli argomenti si parla, e le questioni scuotono, i simboli lavorano, e così le energie. E lentamente questa piega perbenista è venuta meno, le persone si sono lasciate andare sempre di più, palesando istanze e lati nascosti. Nulla di strano o particolare, ci vien da sorridere nel dire "le solite cose", se solo non fossero così incredibilmente importanti: cos'è l'anima, cos'è l'interiorità, cos'è la coscienza, per cosa si cambia, per cosa no.

Ed è emerso... non sappiamo come dirlo... un mal di vivere. Una dolorosità diffusa, un campionario di parenti disgraziati, lutti, incidenti, malattie, imprevisti e/o sventure assortite che alla fine però sono all'origine della ricerca spirituale. Come se ci dovesse scappà il morto per indurci a conoscere noi stessi e il nostro scopo sulla terra. Lo scambio umano che ne è nato quindi è stato bello, profondo e importante. Persone che si aprivano, che mettevano a nudo il loro lato dolente per innescare uno scambio reale.

Di contro però ci ha un po' ferito il fatto che le aspettative sulla Sinestesopera fossero come di macchina della felicità, incrocio fra arte, stregoneria e condizionamento mentale. Le domande per lo più volevano quantificare modalità e misura di soluzione dei problemi / purificazione dell'anima / resa in termini se non di felicità almeno di serenità. Senza capire che l'arte è certo terapia, ma lo è anche, ovvero non sempre e non necessariamente. Essa è anche scombussolamento e messa in discussione. È cambiamento di punto di vista che crea la ridiscussione del sistema di valori e/o delle azioni finalizzate a perseguirli - ricordate la differenza fra atiquifobie ed apatepofobie?

Eppure lo scombussolamento non lo si accetta, la messa in discussione viene ormai considerata inutile perdita di tempo. Parla l'ego, che sa cos'è meglio e non si mette in discussione ma vuole risultati. Questo + ciò che cerca chi si pone problemi dell'anima oggi: terapie, tecniche, garanzia di risultato. Il tempo dell'instabilità è inutile o ha già dato i suoi frutti.

Ecco, non vorremmo mai che un fenomeno simile fosse anche all'origine della mancanza di commenti. Perché questo è un posto di confronto, dove potete esprimervi come meglio credete senza timore di giudizio.
Se non succede questo, il blog non funziona per le sue potenzialità e la sua frequentazione si limita a un aggiornamento divertito su un punto di vista interessante ma nulla più. Che inoltre rischia di diventare delirio solipsista. Grazie, per la comprensione, a presto,
i Sinesthsys

29 aprile 2016

Addio Vanessa


Siamo stati colpiti da un dolore immenso: Vanessa non è più fra noi.
Lei non solo era una di noi, ma è stata colei che ha proposto il nome Technesya al blog e l'immagine dotata di corna che ci contraddistingue.
Era una persona fantastica, un'impareggiabile cercatrice di verità, che tendeva a dire in modo veramente diretto, quasi temerario.
Ma era anche un'anima dolce e sensibile, sempre pronta al sacrificio per le persone che amava e alla comprensione profonda per tutti.
Ci mancherai tremendamente Vanessa, ci mancherà la tua intelligenza e la tua capacità di teorizzare i rapporti fra Sinestesi e Mutantropia, fra le 1000 altre cose.
Proveremo, anche senza riuscirci, ad essere degni di te. Addio e... grazie!
Il Gruppo Sinesthesys

18 marzo 2016

Lo Schifo dei Sedicenti Talent


Buongiorno a tutti, è un po' che non ci si sente, eh? Beh, prendetelo come buon segno, ovvero del fatto che siamo impegnati su altri, troppi fronti. Non ultimo dei quali la proverbiale Sinestesopera che, a questi ritmi, prevediamo pronta il 3 settembre. Sì... 2025! ;(

Ora... certamente per voi non è un segreto la nostra viscerale avversione nei confronti dei sedicenti talent show, infatti più volte ci siamo lasciati andare a dichiarazioni poco lusinghiere nei confronti degli inguardabili Amici di Maria de Filippi (horreur!) o di quell'epitome di vergogna che è stato X Factor, con o senza il minus cogitans Morgan, ma mai fino ad ora abbiamo cercato di teorizzarne le ragioni. In ogni caso, l'ASSOLUTA ASSENZA del sia pur MINIMO talento emerso dalle ormai numerose edizioni (loro e dei vari Voice of Italy, Italy's Got [soi-disant] Talent e spazzatura simile) parla per noi. Eppure ieri sera ci siamo riuniti gli ormai 4 gatti che siamo ;) per lavorare sulla Sinestesopera - nella speranza di poterla vedere almeno entro il 2022 - e invece, un po' per cialtronaggine ma soprattutto per stanchezza, la serata è finita in cazzeggio.

Prima alcuni di noi avevano visto Diego Abatantuono da Mentana pubblicizzare il "suo" talent, Eccezionale Veramente, forse il programma più pubblicizzato da La7 nelle ultime settimane. Al che ci siamo chiesti il perché del bisogno di così tanta pubblicità, è veramente così brutto da non avere audience? E abbiamo finito per vederne 1/4 d'ora circa, poi umanamente non ce l'abbiamo più fatta. Niente da fare, è un talent, fa veramente schifo per natura intrinseca. Ma perché? Proviamo a dirlo.

Ovviamente ciò che maggiormente irrita è la giuria. Per ora non vi diciamo esattamente perché, anche se poi col progredire del nostro discorso sarà lampante. In questa, al solito (e qui veramente non sappiamo scorgerne le ragioni recondite) c'è una donna senz'arte né parte, in questo caso la nullità riempita d'arroganza Selvaggia Lucarelli, persona che necessiterebbe di una squadra di autori ogni volta che ha l'intenzione di proferir parola. Poi c'è il "giovane di belle speranze" Paolo Ruffini, che tanto giovane non è e che tra l'altro girano voci che nella vita abbia goduto di un numero tale di raccomandazioni da poter riassumere almeno metà dei cassintegrati FIAT (non ce ne voglia l'interessato, relata referimus ;) e che in più di un atteggiamento, oltre che dalla capigliatura, somiglia al da noi certo non amato Morgan, fortunatamente con molta meno boria, cosa che perlomeno non ce lo rende inviso.

Ma soprattutto c'erano loro, due decani della comicità italiana: Renato Pozzetto, sorta di mito, ex superstar del cabaret milanese dei bei tempi, e lui, re Diego Abatantuono, un attore monstre del cinema italiano, oltre che comico-simbolo degli anni 80. Ed è su loro due che ci vogliamo focalizzare, cioè sull'ipocrisia del modello mutantropico artistico che propongono. Perché lo show, alla fine, è sempre quello: arriva un artista più o meno imbarazzato/emozionato (questi sono così stupidi da crederci davvero), o una coppia o un piccolo gruppo, fanno la loro performance di 3 minuti, alcuni membri della giuria sembrano apprezzare, altri un po' meno, poi c'è il voto.

Ecco, è lì che la farsa leva la maschera, il famigerato voto. Perché qui la sig.na vuoto pneumatico cerebrale Lucarelli e i suoi 3 compari che almeno a un certo mondo dello spettacolo, quindi in senso lato della cultura, sono appartenuti, devono fingere di essere dei critici consumati ed esperti e giustificare i loro pareri con categorie che il più delle volte sono ingenue o pretenziose, o almeno arbitrarie da lasciare perplessi. E quali volete che siano? "L'artista è preparato" e/o "completo", quando non "i tempi comici sono corretti", piuttosto che "le battute sono attuali / rispecchiano i tempi". Fatecelo dire, CHE INCREDIBILI IDIOZIE! Incredibili ma necessarie: il voto di una sedicente giuria non può che essere accademico, scolastico, se vuole spacciarsi per oggettivo. Già, peccato che però non tenga conto di un elemento FONDAMENTALE dell'atto artistico, da noi evidenziato nel post Etica ed Estetica: l'arte è veramente arte, la cultura è veramente cultura, se in qualche modo è mutantrogenica, cioè rinnova le sue forme. Se no è ripetizione accademica, virtuosa quanto si vuole, ma la forma viene sostituita dalla formula, l'arte dall'artigianato, per quanto di lusso o d'eccellente fattura. L'artista così viene svilito e il burattino performante premiato.

Insomma cos'è che rese così grandi Cochi e Renato alla fine degli anni 60, tanto da essere sostenuti e spinti da quell'altro genio pazzo e alieno che fu Jannacci? Appunto l'essere alieni a tutto quanto visto sino ad allora! Sconclusionati, pasticcioni, il termine "surreali" che veramente toccava vertici di eufemismo. Nello specifico lui, Pozzetto, grasso, grosso e imbranato, col suo eloquio assolutamente sbagliato - con pause, dimenticanze, ripetizioni di "cioè" e infiniti "praticameeente" - aveva spezzato, contraddetto e rivoluzionato ogni concetto fino ad allora condiviso di tempo scenico! Il loro successo durò quasi 10 anni, una cosa fino ad allora veramente eccezionale, perché una volta - al contrario di oggi - esistevano le "scene", che però venivano a noia e/o sostituite da altre scene ogni 3-4 anni. E la generazione di comici che alla fine degli anni 70 li sostituì, i vari Teocoli e Boldi, sempre sostenuta dal Derby e Jannacci, aprirono la strada alla grande comicità degli anni 80 rappresentata in televisione dal mitico Drive In e al cinema da geni stralunati come, per l'appunto, il terrunciello Diego Abatantuono. Anche lui tanto trash da essere rivoluzionario: sboccato, sopra le righe, dialettale in modo tanto demenziale quanto a tratti inintelligibile. Il re della degenerazione ignorante e buzzurra che l'Italia si portava dietro da un dopoguerra ancora non superato, autore di canti esilaranti e stonati (celebre "io rinascerò purciello migratore") o di slogan di certo non politically correct ("viuleeeeenza"!).

Ecco, speriamo che la nostra posizione sia chiara. Se Pozzetto e Abatantuono ai loro tempi avessero partecipato a un talent sarebbero stati bocciati. Quindi, campioni di ipocrisia, oggi sostengono una formula che loro non avrebbero potuto che disprezzare. Perché una sedicente giuria deve giudicare per criteri oggettivi condivisi e questi, fatto salvo il caso di vere intelligenze critiche (ma allora non avrebbero chiamato miss vuoto pneumatico Lucarelli), non possono che essere basati sul passato. Le peculiarità, le innovazioni, potendo incontrare solo occasionalmente il gusto personale, non possono vincere o emergere. Inoltre così si fa un favore alla più bieca industria culturale, che è favorita nel sostituire all'arte l'entertainment, operazione da noi in più occasioni bollata come osnoblotica.

Ma perché una volta non esistevano i talent? E come hanno fatto Pozzetto e Abatantuono a farcela, a innovare così tanto le formule della comicità? Perché c'era una giuria vera: la gente. Che forse sì, era ignorante e poco preparata, ma nel grande numero poteva fare massa critica nel premiare peculiarità e innovazione. Questo per dire, carissimi, che se la televisione fa schifo, se i talent fanno schifo, se quindi a causa loro non emergono talenti nuovi, la colpa è soprattutto nostra in quanto spettatori. Spegnamo la televisione e andiamo a teatro o al cabaret! Spegnamo la tecnologia spersonalizzante e riaccendiamo i cuori. Se no siamo destinati a dare a Morgan, Elio ed altri la colpa del nostro degrado.

31 dicembre 2015

Buona Fine, Buon Inizio, Buon Delirio! (Rassegna Stampa Mutantropologica IX)


Carissimi tutti, beh che dire? Un altro anno è passato e un altro ne ricomincia coi suoi buoni propositi, alcuni ereditati dall'anno prima, altri nuovi.

A noi spiace non essere molto assidui nel blog, ma sono anche vere tre cose:
- da un certo punto di vista stiamo realizzando, nel senso che è finito il tempo delle teorizzazioni ed è cominciato quello della tanto agognata Sinestesopera ;)
- anche voi non è che ci stiate esattamente pressando! Praticamente non state commentando più, cosa disdicevole per i propositi di questo blog. Per fortuna almeno gli accessi non sono diminuiti
- certo, il luogo di discussione per antonomasia degli ultimi anni è diventato Facebook, ma nemmeno lì sentiamo più la pressione del vostro affetto, perché? 

In considerazione di quest'ultimo punto, notiamo una certa scollatura, come dire? una differenza fra i nick di chi ci segue qui sul blog e di chi lo fa su Facebook. Non sappiamo se si tratta delle stesse persone con nick diversi o se siete totalmente altre persone.

E così... un po' per augurarvi buon anno, un po' a beneficio di chi - come noi - disprezza cordialmente o visceralmente la creatura di Zuckerberg, vorremmo costruire questo post con il meglio di quanto abbiamo postato su Facebook negli ultimi due mesi, distinguendo meno fra articoli sulla Mutantropia, sull'osnoblosi, sulle varie apateporie o su sua maestà la Sinestesi. Una rassegna stampa gioiosamente incasinata, che però... dà il brivido... del baratro.

Buona lettura e buon anno!!! 


Che le moderne installazioni siano le più oneste di sempre? Ovvero si autodenuncino per quelle che sono, spazzatura?
Oppure oggi l'immondizia è l'unica vera arte onesta? 

Signori, eccovi svelato un mistero! Ovvero perché negli USA chi ha un minimo di cervello chiami MTV col dispregiativo "Empty-V".
È la terza volta che questo performer dozzinale vince un premio come... ehm, "artista"? I casi sono 3, e non si escludono mutuamente:
- è veramente di buona famiglia
- la mafia può tutto
- Empty-V NON CAPISCE UNA MAZZA di arte o musica
In ogni caso l'osnoblosi domina sovrana ;(

In un nostro celebre post che non mancò di suscitare polemiche fra i benpensanti, avemmo l'ardire di definire l'Expo "apateporia epitome di osnoblosi". Apriti cielo, ci eravamo subito schierati con i gufi!
Oggi che finalmente quest'aberrazione sta finendo, un simpaticissimo Crozza ci fa notare l'ORRORE che ha origine dall'innaturale unione fra osnoblosi e conformismo, specie di chi è stato tanto astuto da non andarci prima... per andarci adesso. E perché? Oh mio Dio, Expo sta finendo, adesso o mai più!
Quanta tristezza ragazzi... 

Peggio di un social network stupido c'è solo un social bacchettone (e stupido).
Insomma FB proprio non ce la può fare!!!

Scusate signori, vorremmo farvi una domanda perché veramente fatichiamo a capire. Perché quando queste cose le diciamo noi (e magari un paio d'annetti fa, leggere blog per credere), tranne pochi dotati di pensiero autonomo, suscitiamo nei più e al più un'ironica indifferenza, mentre se invece le dice il Corriere fanno scandalo?
Davvero, qual è il limite del conformismo? Dove l'uomo consapevole di oggi è disposto a ragionare con la propria testa e non con le cartelle stampa della più becera industria tecnologica?
L'articolo recita "il re di Istagram è nudo di fronte a questa 18enne". No, finché la gente guarda col prosciutto, il re non sarà MAI nudo. Forse abbiamo sbagliato a porre questa domanda al pubblico. Forse ognuno deve porsela per sé.

Bello quest'articolo. Si parla di "amore chimico", simpatica perifrasi per significare "droghe a fini di lussuria". Scusate la desuetudine del termine, ma veramente intendiamo lussuria e non erotismo, perché sappiamo tutti che chi le assume non cerca (solo) un momento erotico, in sé raggiungibile anche senza simili maratone delle mucose.
Per favore, non siamo bacchettoni e ognuno fra le lenzuola è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe! Solo notiamo giusto di sfuggita come questo scambio semantico, questo contrabbandare amore e lussuria come se fossero sinonimi, venga impietosamente smascherato dagli effetti reali di tale pratica.
Un altro aspetto del fenomeno che noi chiamiamo "anti-mutantropo involontario", ovvero una vendetta della natura sulla cultura

È chiara la dinamica? Prendete una minorata mentale, inconsapevole del mondo e della vita ma con una voce accettabile, la mettete in mostra vendendo spazi pubblicitari, poi quando non vi serve più la buttate via.
Aveva ragione Ivan Cattaneo: chi ha creato i sedicenti talent dovrebbe esser messo in carcere!
E chi li segue inconsapevolmente è un inconsapevole complice

Gianni Morandi, come la gran maggioranza dei vip del resto, se ne frega altamente di FB. 
Noi aggiungeremmo che anche lui, come noi e come ogni essere umano minimamente dotato di materia grigia, sa bene che questo strumento è vuorto e illusorio e ha importanza solo per gli idioti (leggi "la maggioranza della popolazione"). È parte del gioco, un male noioso e necessario, a cui oggi non puoi rinunciare per le diaboliche dinamiche che si sono venute a instaurare.
Ma obietterete che anche noi siamo su FB. Certo, quindi qual è la differenza fra noi e lui? Che noi non contiamo un cz. Quindi? Possiamo esimerci da FB? No, semplicemente non possiamo permetterci un social media manager :)
Ah, la buona vecchia miniera... dava il pane e forgiava uomini veri…

Tra gli esempi di Mutantropia borghese da noi considerati più aberranti ci sono gli sport estremi. Per favore spiegateci perché un essere umano che ha avuto ogni fortuna dalla vita, specie in termini monetari, anziché rendersi utile al mondo e all'umanità va a rischiare la pelle in modi sì stupidi e costosi. Per quel po' di adrenalina in più oltre a quella che generosamente possono fornire molte sostanze disponibili su mercati più o meno legali? O per farsi bello agli occhi del mondo, ovvero per egonanismo fatto a sistema? Mondo che lo riconosce come tale - cioè bello - solo negli strati più sfortunati, specie in termini mentali, della sua popolazione.
Ma, lo sappiamo, la natura tende sempre a rivalersi sulla cultura. Ogni tanto qualcuno tira le cuoia. Ad altri invece, come ad es. a questo tanghero qui, viene dato un buffo avvertimento...

Ebbene sì, cari, non è un segreto il fatto che noi, come ormai a milioni d'altri, propugnamo il vegetarismo come unica dieta sana (per chi non ha determinati ordini di problemi) e sostenibile, e francamente ci siamo stancati di dover discutere ogni giorno con carnivoristi ormai senza argomenti, se non quella che noi chiamiamo "la ragione del coprofago" (ovvero "lo faccio perché mi piace"). Ammettendo così che l'alimentazione carnea è paragonabile allo stupro, poiché comporta la costrizione di un essere senziente al proprio piacere.
Poi ci sono notizie come questa, e tutti a girarsi dall'altra parte. Mah, se c'è un gesto mutantropico che veramente vale la pena fare..............

Ecco un ottimo esempio di pseudo-Sinestesi, ovvero una forma d'arte apparentemente pari a quella da noi vagheggiata ma mancante di un elemento che sembra marginale, ma che nondimeno fa la differenza.
Tecnologica e multimediale, prevede la collaborazione di più artisti. Purtroppo però non evoca archetipi, anzi, punta tutto su sorpresa e suggestione - ovvero sull'intrattenimento - e nulla sulla crescita interiore.
Sia chiaro: non la consideriamo "brutta". Anzi, la aborriamo proprio perché "bella". Cercando di mettere in guardia sul grande inganno che su una mente semplice e poco riflessiva può avere certa bellezza.

SCONCERTANTE! I sedicenti Baustelle, secondo noi uno dei più colossali bluff della storia musicale recente (per quanto non recentissima), dei mediocri contrabbandati per artisti da una stampa senza discernimento, quindi parte dell'osnoblosi dei tempi che corrono, quindi fautori di una musica borghese nella misura in cui, fingendo il cambiamento, in realtà promuovono l'immobilismo... ecco, proprio loro ora strombazzano di voler "sfidare la musica boghese".
Certo che non c'è limite alla faccia tosta, eh? 
O è semplice mancanza di consapevolezza collettiva?

Carissimi, ecco una dimostrazione pratica di ciò che intendiamo quando dichiariamo che i sedicenti Talent Show (mai nome fu più fuorviante) sono spettacolini insulsi di entertainment per minus habentes.
Per carità, il m. Franco Battiato avrà anche avuto una brutta giornata, ok, la sua performance non sarà stata perfetta. Poi immaginiamo il tedio che questa canzone rappresenti per lui, tanto richiesta dalla massa quanto sistematicamente poco capita.
Però lui l'ha composta, lui è un artista e uno dei maggiori del dopoguerra. I frequentatori del risibile X Factor no, sono dei burattini bravi a cantare ma che fuori dal'etere non riescono MAI a combinare nulla di buono, a quanto ci consta senza eccezioni.
Eppure questi mediocri, questi ragionieri della tecnica canora e i loro amici, si permettono di deridere un vero artista, uno a cui tutti i "talentuosi" prodotti in 8 edizioni di quest'insulsaggine messi insieme non sono "degni di allacciare i calzari". Mah, Francuzzo, potevi restare a casa quel giorno, eh?

In compenso questo era un modello mutantropico aberrante: superficiale, conformista e sostanzialmente imbecille. Conobbe un certo successo fra le fasce mentalmente più sfortunate della popolazione, provocando lazzi e dileggio negli altri.
Fasce che, diciamolo, non sono certo diminuite con la sua inevitabile scomparsa, cosa evidente non solo da quest'articolo: basta guardarsi in giro ;)

Sono in molti a chiederci perché ci occupiamo di Mutantropia se il nostro è sostanzialmente un blog di estetica e critica d'arte.
Secondo noi la risposta è insita nella nostra stessa azione. L'arte è diventata puro entertainment, artifizio retorico finalizzato al sollazzo o, al più, alla sorpresa, solo in rari casi arriva al gusto dell'enigma, ma sempre fine a se stesso. 
Per noi no. Per noi l'arte ha ancora il potere di mutare l'uomo, da qui l'attenzione alla Mutantropia. Perché l'uomo normale, di questa natura, è ciò che viene rappresentato qui. 
Complimenti.

La morte, come abbiamo in più punti scritto nel blog, non è un fenomeno mutantropico, per quanto sia fuor di dubbio un mutamento umano. Nondimeno non è volontario, non segue "una percezione di vantaggio", se non in rarissimi casi che forse meriterebbero un post apposito.
Ma di certo per i più la morte è un cambiamento "naturale", accidentale e involontario. E spesso indesiderabile, al punto da far nascere vere e proprie psicosi.
Come quella che stiamo vivendo nei confronti del terrorismo, una delle cause di morte meno frequenti in assoluto, ma probabilmente quella per cui più si spende, e nel nome della quale addirittura si combattono guerre, cioè si causa morte.
Il sonno della ragione genera mostri, diceva un artista di vera eccezione, noi non possiamo che confermarlo con un filo di amarezza.

Anche quest'anno Sanremo si preannuncia la solita spazzatura.
Non c'è nulla che si salva in questa notizia: sua maestà prezzemolo carbonato (in predicato di tumore all'epidermide) Carlo Conti, l'inguardabile formula dei talent, i performer tutt'altro che artisti ma che s'atteggiano come tali, lo stile approssimativo con cui è stato scritto l'articolo.
POVERA ITALIA!

Egonanismo, "cultura dello stupro" (eeeh?!!?), carnivorismo. Per noi sono tutti aspetti della stessa medaglia, da noi abbondantemente descritti in vari post, non ultimo quello sull'etica
La Sinestesi esiste anche per persone così, per quanto si rifiutino di credere di avere un problema.
E a modo loro hanno ragione: il problema è educativo e culturale. Alla fine la "cultura dello stupro" (neologismo aberrante ma corretto) è solo un aspetto particolare della più generale cultura dell'ego, veramente all'origine di ogni male dell'uomo. 
Ma... quanto ne era esente la sig.na Stoya? Davvero vuol farci credere che è diventata pornostar per generosità e "attenzione all'ambiente"? 

Certo... in teoria potremmo essere d'accordo con l'utente di facebook che ha definito Guccini "vecchio comunista rincoglionito". Ma, al contrario dell'ammorbante immondizia musicale che hanno sparso in giro i sedicenti talent, notiamo che:
- almeno lui è stato un artista. Di parte, legato ad un periodo, ma certamente un artista. E a modo suo disinteressato, ovvero interessato al progresso del suo secolo, non al suo
- in questo senso ha accettato l'apateporia di riconoscersi non più attuale, specie negli ultimi tempi. Così fa l'Eumutantropo, chapeau!
- infine ha il coraggio di dire ciò che non dice nessuno: le canzoni oggi sono inutili, infatti è rinata la più retrograda, retriva e melensa canzone d'amore
Caro Francesco, se fossero tutti come te i comunisti e i rincoglioniti.... vivremmo in un mondo migliore! Grazie :)

O sorpresa, o gaudio! non sapevamo che anche lo spinosetto Riccardo Bocca degli Antennati disprezzasse visceralmente gli artisti egoici. A volte ci stupiamo di come la verità sia inconsapevolmente condivisa :)

Ovvero la proposta di modelli mutantropici legati ai lati più frivoli e marginali di una scelta veramente seria e responsabile. Dateci retta, per favore: per vivere in armonia col mondo non c'è bisogno di inventarsi nuovi business, basta essere buoni esseri umani e... scegliersi modelli mutantropici elevati. 
In caso di dubbio... una SANA sessione di Sinestesi! 

Vorremmo tanto esprimerci in termini di "regno del male", ma al di là del voler evitar figure ;) sappiamo anche bene che il male non è rappresentato da questi burattini di dubbio gusto, ma dalle multinazionali che ci lucrano.
Opposti a noi perché apparentemente dicono di voler favorire la Mutantropia, ma non quella dell'anima bensì quella del guardaroba, che si rinnova senza esperienze sinestetiche o sforzi di volontà, bensì grazie all'apertura del portafogli.
Mutaspetto esteriore della più stupida e superficiale specie. Marchio indelebile di infamia mutantropologica a chi decreta il loro successo (dai che ce l'abbiamo fatta ad essere un po' millenaristi! :D)

A volte ci sentiamo meno soli, grazie Riccardo Bocca per aver detto (forse meglio) cose che noi ripetiamo da AAANNI. Bravo!
Manca la seconda proposta-soluzione, anche più interessante: eliminare una volta per tutta quel corpus osnobloticus di Carlo Conti. NON SE NE PUO' PIU'! 

Per favore ricordiamo, per favore non dimentichiamo.
Non dimentichiamo che nella notte più profonda della Repubblica siamo stati così idioti da farci governare, e sputtanare nel mondo, da un ometto indegno ed egopatico chiamato Berlusconi.
Non dimentichiamo che lui, incredibilmente intestatario del più sconcertante conflitto d'interessi dell'Occidente democratico, per dominare le televisioni non ancora sue (ovvero pubbliche) imponeva personaggiucci impresentabili con una caratura intellettuale paragonabile alla sua, ovvero praticamente nulla.
Non dimentichiamo che il più astioso e inetto di tutti loro, il vergognoso Minzolini, fece cacciare professionisti di prima grandezza, da cui avrebbe solo avuto da imparare, compromettendo quasi definitivamente la credibilità del primo telegiornale nazionale.
Non dimentichiamo, affinché non si ripetano notti simili.

Certo, quello di questa minorata mentale in crisi egopatica è veramente un caso limite, ma come tale descrive bene ciò che intendiamo quando indaghiamo le cause della Mutantropia, e conseguentemente dileggiamo l'egonanismo.
Sia detto per inciso: tranne casi di malattia e disagio psichico, tutto ciò che riguarda "l'autostima" è a dir poco contrario a qualunque sereno sviluppo umano. Qualunque cambiamento che abbia l'ego come fulcro (tranne i casi summenzionati) è semplicemente non etico.
Non so se avete notato ma, al di là del caso limite, le conseguenze di questo... come chiamarlo, habitus mentale? sono comunque sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo non ci è mai capitata l'occasione di approfondire quel diffuso fenomeno di finta Mutantropia nazionale, in realtà una variante dell'immobilismo, dai più conosciuto come "gattopardismo". Fingere di cambiare affinché nulla cambi.
Qui sono elencate le varie identità di uno degli uomini più misteriosi e potenti d'Italia, recentemente scomparso, per quanto la sua identità fosse sempre rimasta una sola, quella fascista. Un uomo dimesso dal carcere negli anni '80 per problemi di cuore e, pur godendo di ottima salute, mai più rientrato.
Forse questo ci dimostra la sua biografia: il potere è questione di tempismo. Sì, ma in che cosa? Nello smascherare le vergogne (anche mutantropiche) altrui. Attività finto-deosnoblotica finalizzata a mantenere il controllo, quindi il potere, sugli altri. 
Davvero, il cosiddetto "Venerabile" porta ai limiti, quasi forza, tutte le nostre categorie.
A dir poco... inquietante!

Attenti ragazzi, che le mutantropie non sono tutte uguali!

Ogni anno lo stesso orrore. Che va ben oltre a quello macroscopico, visibile, estetico.
È l'orrore di una delle festività simbolicamente più potenti dell'occidente, forse la prima vera festività mutantropica di sempre: con la rinascita della divinità rinasciamo, trasformati, noi stessi.
Riteniamo che sia proprio per ESCLUDERE sistematicamente quest'aspetto che il Natale è diventato l'orrore che tutti conosciamo.

Ciò che veramente ci stomaca di facebook è che ha evidenziato tutti i limiti della democrazia che, quand'è usata così male e in modo così utilitarista, altro non è che democratismo.
Insomma noi amiamo quando si compiono equità e giustizia, cosa impossibile se il voto - o in questo caso il parere - di un idiota ha la stessa importanza di quello di un essere umano (non vogliamo dire intelligente e saggio, ci basta almeno cerebralmente normodotato).
Finché un minorato mentale, e dobbiamo dire piuttosto grave, ha il diritto di scrivere "prima gli italiani" pervertendo le intenzioni di un midello mutantropico eccellente, facebook sarà per noi il simbolo di ogni male dell'epoca tecnocratica moderna.

L'immobilismo non è solo opposizione al cambiamento all'unico fine di mantenere i propri privilegi, è anche negazione della realtà.
Ma soprattutto è incapacità ad imparare dalle esperienze altrui. E così quest'uomo impresentabile sotto ogni profilo non ricorda la meschina figura fatta anni fa da Scajola detto Sciaboletta.
Quante altre cose ti riguardano a tua insaputa, vergogna antropologica simil-vivente? La tua arroganza? La tua cecità? La bestemmia di ogni tuo respiro?

Un artista epocale, immenso. Una personalità unica di cui quest'Italietta devastata dai più infami (sedicenti) talent avrebbe DRAMMATICAMENTE bisogno!
Ferro? Mengoni? Jovanotti? Morgan? Ragazzi di cosa nutrite la vostra anma? L'anima, la componente più importante del vostro cammino su questa terra!

Bellissimo articolo! Forse un po' troppo pieno di citazioni, che sapete che non amiamo (chi le usa è come se ammettesse la debolezza delle sue argomentazioni), ma che condividiamo appieno.
E per dimostrarlo ne citeremo la parte più tosta ;) Cosa uccide la cultura? Semplice, l'osnoblosi, ovvero quel fenomeno che ha le caratteristiche "della corruzione della vita economica, civile e politica; della pratica endemica di favori, a tutti i livelli: scambio di carriere politiche contro favori privati, concorsi pubblici decisi sulla base di accordi fra gruppi di pressione o cordate e non su quella del merito, cariche pubbliche a figli o amanti; dello sfruttamento di pubbliche risorse a vantaggio d’interessi privati; del familismo; del clientelismo; delle caste; della perdita stessa del senso delle istituzioni da parte dei governanti; della mafiosità dei comportamenti; della vera e propria penetrazione delle mafie in tutto il tessuto economico e nelle istituzioni; della perdita stessa delle istituzioni da parte dei governanti".
Bravo!

Certo, la Mutantropia non è cosa facile, specie se la decisione di cambiare non è data da un'evoluzione dello stato di coscienza bensì da una dolorosa apateporia.
Però quest'uomo non ha scuse: troppo stupido, troppo prosciutto sugli occhi, troppo servile prima, così come ci risulta falso e ipocrita adesso con le sue lacrime di coccodrillo.
Bondi, sei fra le persone moralmente meno invidiabili che abbiamo mai visto! 'Nu guapp'e cartone che se la prende col padrone anziché con la sua immane imbecillità.
Siamo facili profeti nel prevedere prossime devastanti apateporie.

Quando diversi anni fa ormai, alcuni di noi si occuparono del dramma di Sarajevo, fummo ben attenti ad osservare cosa stava diventando quella società oggi. Fino al 1992, ovvero pochi anni prima, la città veniva chiamata "la piccola Gerusalemme" per la possibilità unica in Europa di trovare una chiesa cattolica vicino ad una ortodossa, una sinagoga vicino a una moschea. E di sentire le più diverse campane armonizzarsi con la litania del muezzin.
Ma i cristiani ortodossi, in gran parte Serbi, furono cacciati in quanto aggressori, così i cattolici, in gran parte Croati, considerati traditori. A questo punto gli Ebrei, fino a quel momento intoccati, hanno cominciato la loro fuga e la storia tristemente insegna che la fuga degi Ebrei non porta MAI a nulla di buono.
Oggi questa è la situazione: un'occasione di società moderna e multireligiosa irrimediabilmente perduta, un monocolore islamico in via di annerimento, prospettive mutantropiche di scontro e violenza. E tutto ciò solo grazie all'Occidente e alla sua incapacità di essere ciò che dice.
Beh, verrà così a capire a proprie spese, che poi sono le nostre, l'importanza della coerenza in un processo mutantropico. Auguri gente.

Occupandoci noi di tecnologia (fra le altre cose), non è certo un segreto la nostra posizione nei contronti del mostro osnoblotico di Cuperino. Ma sia chiaro: non disprezziamo la Apple in sé, alla quale anzi riconosciamo lo sforzo di aver voluto essere migliore di Microsoft, cioè la peggiore di tutte, vero e proprio benchmark negativo superato persino dalla Canistracci di Pozzallo Ragusano ;)
Quello che rimproveriamo al frutto dell'egopatia esiziale (in senso proprio) di Steve Jobs è l'aver voluto assurgere a mito, a leader profetico, a creatura sovrumana e sovrastorica di questo scorcio di millennio, in ciò sostenuta da milioni di idioti in tutto il mondo (in tempi di democratismo il sostegno dell'idiota è la mossa più furba e vigliacca possibile), quando in realtà produceva solo ninnoli costosi migliori giusto dei peggiori, i Microsoft.
E nel farlo ha utilizzato ogni mezzuccio scorretto, ogni politica truffaldina, ogni possibile sfruttamento dell'ingenuità popolare e della dabbenaggine dei milioni di cervelli cui s'è fatto riferimento poc'anzi, ne abbiamo parlato a più riprese nel blog. Fra le altre cose ci sono stati... così... appena appena 880 MILIONI di euro di evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano, cifra superiore al prodotto interno lordo di almeno una ventina di Stati!
Ora ha raggiunto un accordo per una cifra che è meno della metà. Perché non dimentichiamoci che anche noi rappresentiamo un esempio di grande correttezza nel mondo. Non paghi una multa? Ti sequestrano prima la macchina poi la casa. Mentre con i forti un accordo lo si trova sempre.

Buon anno Italia, osnoblotica figlia della commedia di tua stessa invenzione :*