31 maggio 2015

Affinità e divergenze fra i "compagni" Giovanni Lindo Ferretti e Andi Sex Gang del conseguimento della terza età

Sì, scusate il titolo un po' lungo ma la citazione era troppo ghiotta. E non è colpa nostra se con il recente concerto dei Chameleons si è vista l'ennesima vecchia gloria fare capolino sugli italici palchi, insieme a Modern English o ai Sad Lovers and Giants, insomma a guardare i cartelloni sembra di essere tornati fra l'80 e l'86. Perché dal momento che c'è sempre qualche... come dire? mente semplice che vuole da noi esempi positivi, allora non parliamo di "fenomeni" di mercato qualsiasi ma di una generazione e di una scena ben precisa: quella magica e variopinta del post-punk anni 80, specie se oscuro ai limiti del gotico. Una scena che sembra immortale, numerosissima (la più ampia raccolta disponibile online, il Gothic Compendium, conta circa 100 band!) e, nonostante le critiche di depressione e negatività formulate allora, capace di prodotti tanto profondi e adulti da aver risentito pochissimo del trascorrere degli anni, che ormai hanno superato la trentina!! Certo erano brani depressi e meditativi, come tali assolutamente profetici e proprio per questo non invecchiati (della serie "chi pensa male fa peccato ma...";).

E per l'occasione vorremmo confrontare le performance di due artisti diversissimi fra loro, anche per cultura e provenienza geografica, ma in qualche modo connessi a questa scena: Andi Sex Gang, lo gnomo malefico, ghignante leader dei mitici Sex Gang Children e Giovanni Lindo Ferretti, cantautore epocale e unico in Italia, negli anni front-man di CCCP, CSI e PGR. Il primo magicamente comparso al Black Hole di Milano la sera del 30 aprile, il secondo protagonista di uno splendido concerto in un teatro Manzoni di Bologna che più pieno non avrebbe potuto essere. Beh, visto il lungo titolo del post potremmo cominciare ad elencare le affinità fra i due artisti:
- la prima e più importante: sono Artisti con la A maiuscola, e intendiamo anche oggi
- appartengono a vario titolo alla scena dark-gotica, comunque post-punk, titolo che descriveremo meglio in seguito
- come tali sono piuttosto avanti negli anni anche se non proprio coetanei: il primo ha superato i 55, il secondo i 60
- entrambi hanno un look malato, instabile. La prima impressione che danno sul palco è di vecchi patetici e velleitari
- entrambi, almeno artisticamente, "non si sono traditi", ovvero continuano ad offrire al loro pubblico lo stesso scomodo personaggio e più o meno lo stesso spettacolo
- entrambi hanno basato la loro arte sullo shock, nel senso che di norma aborriscono un'arte rassicurante
- ne consegue che sono più interessati all'efficacia della performance piuttosto che alla sua corretta esecuzione (insomma, chiamiamoli cantanti dall'intonazione approssimativa, va'...)

Andi Sex Gang forma i Sex Gang Children nel 1981, in piena esplosione del gothic rock, divenendone le icone della versione meglio conosciuta come "Batcave". Quest'ultimo è il nome di una serata che di lì a breve avrebbe tormentato le notti londinesi, all'inizio nel Gargoyle, un vecchio locale londinese quasi dismesso e mezzo in rovina, ma successivamente la formula sarebbe stata esportata in giro per la Gran Bretagna. Le serate Batcave, specie agli inizi, non erano esattamente "gotiche", bensì glam e vagamente tendenti al fetish, ma dal momento che il genere più affine che stava nascendo in quegli anni era appunto il gothic rock - che al glam doveva moltissimo, si vedano le cover dei Bauhaus, Third Uncle (del primo Brian Eno), e di Siouxsie coi suoi Banshees 20th Century Boy (degli inventori del glam, i T-Rex) - questo ne divenne presto il grande protagonista musicale. Gruppi allora celeberrimi come gli Alien Sex Fiend o i "padroni di casa" Specimen, spingevano sull'acceleratore della commistione fra sado-maso e lugubre.

Ma poco prima che questo bell'ambientino venisse alla luce, certo Andrea McElligott creò i Panic Button ma presto seppe del nome Sex Gang Children da un'idea di Malcolm McLaren presa da una novella di William Burroughs. Malcolm, "inventore" e stratega dei Sex Pistols, in un primo tempo voleva chiamare così il suo gruppo "pacco" Bow Wow Wow, ma poi suggerì il nome al giovane DJ effeminato Boy George che però gli preferì Culture Club, e alla fine fu adottato dallo stesso McElligott per ciò ribattezzatosi Andi Sex Gang. E la specificità del suo show era proprio lui: piccolo di statura, sguardo mefistofelico, voce acida e sgraziata, movimenti enfatici a volte da demonietto, a volte da paggetto medievale, altre da ragno o da rapace, altre da attore di teatro elisabettiano. La sua musica era sì glam, sì oscura, ma anche inquietante e tribale, basata su giri di basso in primo piano a cui una chitarra sottomessa e impastata ("invenzione" dei Joy Division) faceva giusto da contrappunto rumoroso. Ormai star al Batcave, raggiunse il successo nel 1983 con Sebastiane, messinscena grandguignolesca e brechtiana dalle venature orientaleggianti introdotte da un violino perverso e malato. Celebre è la citazione di Ian Astbury dei (Southern Death) Cult: "uno dei gruppi che stava emergendo insieme ai Southern Death Cult erano i Sex Gang Children ed Andi si vestiva come un fan dei Banshees. Così mi piaceva chiamarlo Folletto Gotico, perché era piccolo e oscuro. Gli piacevano Édith Piaf e la musica macabra e viveva in questo palazzo di Brixton chiamato Visigoth Towers. Così lui divenne il piccolo Folletto Gotico e i suoi seguaci divennero i goths, ecco come ha avuto origine questo nome". (cfr http://thequietus.com/articles/04921-alien-sex-fiend-interview)

Il tutto mentre un ragazzotto di campagna, anzi di una località di medio-bassa montagna come Cerreto Alpi (RE), certo Giovanni Lindo Ferretti, in fuga da trascorsi come assistente in ospedale psichiatrico (esperienza che immaginiamo piuttosto logorante), incontrava a Berlino certo Massimo Zamboni, pseudo-chitarrista ai limiti dell'inettitudine anch'egli emiliano, e con lui cominciò a urlare improperi nel microfono in sarabande chitarristiche accompagnate dalla drum machine. I MitropaNK nacquero con il ritorno dei due in Emilia e con l'accompagnamento del bassista Umberto Negri, divenendo poi nel 1983 CCCP - Fedeli alla Linea. Si trattava di un post-punk forsennato e febbrile, nulla di dark o oscuro se non nella figura decisamente inquietante di Giovanni Lindo, volto scavato e occhiaie nere, figura non diversissima da Andi. Ma ai tre si affiancarono presto due performer che caratterizzarono moltissimo il loro show: Annarella Giudici, sedicente soubrette del popolo, in grado di cambiarsi fino a 40 abiti nella stessa serata e Danilo Fatur, sorta di sfrenato fascistoide autolesionista, figura esagitata e ancor più inquietante del nostro Giovanni Lindo. La loro miscela di, parole loro, musica melodica emiliana e punk filo-sovietico fece scalpore specie coi testi trasgressivi di Mi Ami? o oltraggiosi di Emilia Paranoica. Una proposta fatta di urla, insulti, chitarre distorte, scenette di Annarella, torture autoinflitte di Fatur, insomma uno schiaffo beffardo al moralismo benpensante dell'Italia di allora, marcata di "edonismo reaganiano", formula originale dei tempi, tempi nei quali - sia detto per inciso - fu pure coniato il termine "osnoblosi". Inneggiando a un oriente idealizzato loro sfottevano l'occidente capitalista, salvo poi denigrare un vicino oriente comunista incapace di valorizzare l'uomo per i suoi meriti.

Ma con la seconda metà degli anni 80 in Inghilterra finì la stagione del dark-gothic, obbligando Andi Sex Gang a sciogliere i suoi Children e tentare una carriera solista nei territori del glam-rock. Ebbe così inizio un periodo decisamente in sordina per il nostro, sempre più in ombra e relegato ai margini della scena musicale. Nonostante un buon disco tra lo sperimentale e l'industriale, Medea (1993), pubblicato negli Stati Uniti, l'intemperante Andi, appannaggio ormai solo di un piccolo zoccolo duro di fan, mai domo alle regole sociali e sempre pronto alla provocazione, tanto fa che finisce nelle patrie galere americane. Ma non perderà per questo il suo tempo: ci rimarrà per poco e sarà in grado di capitalizzare quell'esperienza per un nuovo disco, Veil, del 1999. Peccato solo che il mondo sembri essersi dimenticato di lui che, nonostante il passato glorioso, sembra escluso dalla generale rinascita del rock gotico che si è vista negli anni 90.

Per Giovanni Lindo, invece, con la fine degli anni 80 si consuma la fine del suo rapporto con Annarella Giudici e, quasi come immediata conseguenza, con l'esperienza CCCP. Per l'ultimo disco, il capolavoro Epica, Etica, Etnica, Pathos, il gruppo era stato integrato dai migliori elementi transfughi dai Litfiba: Gianni Maroccolo, il bassista, Riccardo Magnelli, l'arrangiatore, Ringo de Palma, batterista, con l'aiuto del giovane chitarrista / tecnico del suono Giorgio Canali. Con l'eccezione di De Palma questi musicisti, insieme all'inossidabile coppia Ferretti-Zamboni, creeranno i CSI, forse il più importante gruppo di rock italiano di sempre. Pur senza dimenticare le proprie radici punk e violente, il progetto esplorava molti altri territori musicali, tra cui certa melodia mozzafiato o atmosfere cupe e plumbee, guidato dalla voce di Ferretti sempre più bassa e cavernosa, fino - ed eccoci al punto - ad aver inventato uno stile "gotico" tanto originale quanto moderno. Il risultato è composto di quadretti di pura poesia con prospettive sociali, etiche e financo spirituali, anzi, non ci si discosta dal vero ad affermare che Ferretti sia stato il maggior cantore iniziatico-esoterico-tradizionale del rock italiano. I due album capolavoro furono Ko de Mondo (1994) e Linea Gotica (1996).

Seguì però irresistibile la decadenza, complice un edema polmonare che minò la salute del nostro e causa della sua sorprendente lite con Zamboni. Rimasti però Magnelli, Maroccolo e Canali, insieme a Ginevra di Marco (compagna del primo) rifondò il gruppo come PGR perdendo però mano a mano elementi e consensi. La catastrofe avvenne nel 2008, anno in cui si è lanciato in una virulenta campagna antiabortista a fianco di Giuliano Ferrara e il cardinale Ruini: il suo fandom tradizionale non poté sopportare un gesto che non poteva che essere vissuto come voltafaccia. Giovanni Lindo venne praticamente abbandonato, quasi emarginato dalla scena, e lui stesso si ritirò dal fragore del mondo ritirandosi in un ostinato isolamento nella sua natia Cerreto Alpi a occuparsi di teologia e cavalli.

Ma veniamo ad oggi e alla gestione della terza età! In nostro Andi non si è mai arreso e, prima con i Sex Gang Children, poi in una costante carriera solista continuò a sfornare album di valore, fino al grande ritorno dei primi con Viva Vigilante! del 2013. A Milano si è visto un quartetto di anzianotti però guidati da un giovane e bravissimo bassista, Carl Magnusson, dall'aspetto invero più grunge che gotico. Complice un impietoso raffreddore, Andi non sembrava molto in forma, la voce stentava a fare capolino dalle sue corde vocali, anche i movimenti erano quelli rigidi e impacciati di un signore anziano. Se possiamo permetterci, inoltre, il buffissimo chitarrista Matthew J. Saw, specie di tardo hippie che uno si sarebbe aspettato, che so? nei Gong, imbracciava un'originale 12 corde trapezoidale che però emetteva un ronzio indistinto. Insomma, lì per lì se avesse suonato una scopa con una corda sola e il distorsore a palla avrebbe ottenuto il medesimo effetto. Questa scenetta ai limiti del patetico (c'erano dei 18-20enni, ai quali i Sex Gang Children erano completamente sconosciuti, che già si permettevano commenti sarcastici) ebbe un improvviso scossone con il folgorante inizio di Sebastiane: Andi sembrò tornare quello di un tempo, la sua primeva energia demoniaca prese possesso di lui e finalmente in sala si scatenò il delirio. Tra glorie del passato e perle del presente il cantante, certo non sempre a fuoco specie nell'intonazione, è riuscito a farci rivivere le magiche atmosfere del Batcave degli anni 80, con suoni precisi e ficcanti, sempre guidati dal bravo bassista e a tratti addirittura deliziati di qualche arpeggio, che finalmente rendevano giustizia alla 12 corde del chitarrista. E il pubblico venne preso dai vortici febbrili di una Mauritia Mayer da manuale o è rimasto ipnotizzato dal tribalismo sinistro e monocorde di una sconcertante (in senso buono) Deiche.

Insomma per lui questa è la ricetta: lo shock, lo sberleffo, la scossa ai benpensanti piccoloborghesi che dominano il mondo. Mondo che non è fatto di regole e buonsenso, che non si conosce e non ti insegna con le buone maniere, l'etichetta o i formalismi, bensì è luogo di sangue e putredine, di mostruosità e violenza, che va colpito sbeffeggiato, denudato e mostrato al pubblico in una sorta di (citando Ballard e i Joy Division) atrocity exhibition. L'atteggiamento deosnoblotico passa quindi per l'urlo, il gesto teatrale, la musica tribale in grado di risvegliare, per schemi neuronali, gli istinti lemuriani contenuti nel cervello rettile. Ma ciò non al fine di  invitare l'umanità nell'ennesima degenerescenza, bensì per prendere coscienza degli orrori che ci circondano e saperli chiamare come tali. Per aspera ad astra, questa è la lezione di Andi e dei suoi Sex Gang Children.

Ma anche oltre ha saputo andare Giovanni Lindo Ferretti. Abbandonata l'esperienza PGR, ormai dal 2011 gira i palchi d'Italia accompagnato dagli ex Ustmamò (un celebre gruppo rock italiano prodotto dal nostro nei 90) Ezio Bonicelli e Luca A. Rossi e una drum machine. Due musicisti eccelsi, capaci di alternarsi al basso, sì, ma soprattutto alle chitarre più dolci o più distorte, fino al violino più struggente. L'impressionante canzoniere del nostro viene così esaltato al massimo e uno dopo l'altro si dipanano i capolavori specie del periodo CCCP, meno di quello CSI (incomprensibilmente, visto che ai nostri occhi è il suo migliore) e ancor meno il suo solista. Totalmente assente il catalogo PGR per motivi a noi incomprensibili. Annarella, Cupe Vampe, Mi Ami?, Emilia Paranoica, Irata (da Pasolini) si susseguono in una girandola di emozioni e prese di coscienza.

Giovanni Lindo, criticato per (forse anche discutibili) scelte religiose e politiche, sul palco resta sempre un gigante. La voce bassa e cavernosa, recitante e salmodiante, oppure in urlo acuto da muezzin del punk, è sempre forte e ferma e sa sempre donare brividi, quand'anche l'intonazione si fa più approssimativa. In questo è uguale ad Andy Sexgang: quando vi canto i capolavori più sconvolgenti di un'epoca, che vi frega della perfezione dell'esecuzione? In fondo la cifra stilistica del punk e di ciò che ha seguito non era "non importa come lo esegui, ma importa cosa fai e la convinzione che ci metti"? Ma al contrario dell'inglese, Giovanni Lindo va oltre. Non si accontenta di disturbare, di adattare i capolavori del passato ai tempi nostri (notevole in questo senso Radio Kabul), di shoccare il comodo perbenismo dei benpensanti. Lui sa citare stati interiori, sa evocare demoni e possibilità sepolte dai millenni, conosce i simboli e, moderno sacerdote di una Chiesa antica quanto l'uomo, sa evocarne il potere arcano. Spina della Tradizione Primordiale, della Philosophia Perennis, nel fianco della superficiale ed edonista ignoranza, dell'ipocrisia arrivista contemporanea, Giovanni Lindo Ferretti non solo fa spettacolo di primissima scelta, non solo intrattiene dando da pensare, ma è anche in grado di far sprofondare il tuo animo nelle sue possibilità primordiali e di risvegliarne potenzialità latenti e trascendenti.

E, scusateci, ma se non è Sinestesi questa... in barba ai tanti cantantucoli propinati dall'industria dello spettacolo o, peggio, ai tanti burattini che blaterano comandati a bacchetta imposti oggi dai sedicenti talent... Possibile che il nostro secolo si accontenti di simile immondizia culturale? Chi ci segue è avvertito: cantavano i Christian Death, altra immensa band dell'epoca, "I admit, in no way... approval!".

3 maggio 2015

Risposta aperta ad Aldo Grasso


Aldo caro, se così possiamo chiamarti, perché come tutti i personaggi pubblici di una certa importanza puoi risultare caro o inviso. A noi sei caro perché tra i pochissimi che ancora stimolano il pensiero, il ragionamento, occasionalmente ADDIRITTURA contro il conformismo dilagante, compito ancor più meritevole se contestualizzato all'ambito televisivo di cui abitualmente scrivi. E ha particolarmente attirato la nostra attenzione il tuo articolo sugli insulti a Gianni Morandi, non perché apprezziamo il cantante (anzi tutt'altro: secondo noi è stato tra le migliaia di responsabili del conformismo di cui sopra), ma perché affermi cose giustissime e condivisibili: la carica di frustrazione accumulata dalla nostra cittadinanza dolente, unita alla facilità d'uso dei social network e alla pressione psicologica creata dal conformismo testé ricordato, innaffiato di abbondanti dosi di osnoblosi, è l'innesco del deteriore fenomeno dell'insulto a spruzzo, di quello che tu giustamente definisci "ordalia della rete", e il da te citato Giampiero Mughini "aggressione ossessiva e cannibalica" (non si dovrebbe dire "cannibalesca"? Va beh...).

Eventualità negativa, inaccettabile, perché come correttamente da te sottolineato rispetto all'attricetta inetta Tea Falco, "se sono passabili i sarcasmi sul suo modo di recitare, intollerabile è il linciaggio". Eppure, caro Aldo, per quanto condivisibile e opportuna, questa tua analisi non basta. E non basta non perché non descriva bene un fenomeno già sufficientemente sotto gli occhi di tutti perché ne siano necessarie ulteriori analisi, ma perché - a parer nostro - paradossalmente non ne giustifica... la sua assenza! Che noi con altri chiamiamo osnoblosi (o truthiness)

Sì Aldo, la sua assenza, paradossale in questa sede, specie dopo il tuo articolo. L'assenza di un insulto giusto e doveroso nei confronti di fenomeni deteriori che provengono proprio dall'ambiente di cui tu e i tuoi colleghi scrivete. Perché se è ingiusto stigmatizzare un'idea comunque discutibile (come tutte le idee), dovrebbe essere doveroso insultare chi spande veleni culturali che poco a poco avvelenano le coscienze e istupidiscono la massa. E secondo noi i due fenomeni, per quanto non strettamente connessi da un nesso causale, sono comunque intrecciati. Ovvero non può che sembrarci almeno una singolare coincidenza il fatto che, laddove un popolo venga mantenuto nella falsità e nell'ignoranza, laddove venga appagato nelle emotività più becere e nei più elementari bisogni di pancia, sia poi con questa stessa pancia che giudica ed insulta.

Perché caro Aldo nessuno scrive del fatto che, sebbene abbia avuto una certa importanza per una generazione che guardava al nuovo negli anni 60, schiacciata dai vecchiumi nazional-popolari alla Beniamino Gigli, il buon Gianni Morandi negli ultimi 40 anni non ha fatto una canzone degna di nota fosse una? E comunque una canzone degna di nota non farebbe un artista, bensì giusto un cantantucolo fortunato alla Marco Ferradini, per intenderci. E per fare altri esempi, perché nessuno afferma chiaramente che, per quanto rispecchi la cultura media della bassa padana soprattutto nei suoi aspetti piccoloborghesi, Ligabue NON è un "grande artista" bensì uno dei più mediocri parolieri del dopoguerra, oltre che musicalmente uno dei tanti plagiari "alla Zucchero"? O, altro esempio, perché nessuno ha il coraggio di dire finalmente che, per quanto capace di gradevoli rime baciate e filastrocche orecchiabili, Jovanotti è un artista assolutamente minore? A 30 anni dimostrava lo stato di coscienza di un ragazzotto di medio talento, rivelando quindi un certo ritardo mentale, eppure quello fu il suo picco mai superato nemmeno oggi alla soglia dei 50... E questo per non ripeterci su Morgan, sbandierato come grande intellettuale, di cui tra l'altro avemmo modo di apprezzare la sua affermazione deosnoblotica su un Vasco Rossi che non ha avuto più nulla da dire da almeno 1/4 di secolo, ma che ha continuato a farlo in modo sempre più ripetitivo, manieristico e irritante. Morgan ovviamente su questa sua giusta affermazione è stato stigmatizzato, e non a caso, ma perché?

Perché tutto ciò si chiama osnoblosi: la falsità condivisa per percezione collettivizzata di convenienza. Perché così l'industria culturale funziona, la macchina dello spettacolo funziona e tutti abbiamo i nostri anestetici quotidiani che ci sostengono nel sopportare le difficoltà della vita. Però, per quanto le masse siano rese idiote e mantenute nella più bieca ignoranza da quest'allegro macchinone, il cervello non è totalmente spento e in qualche modo, come da lontano, gli schemi neuronali si rendono conto di essere presi in giro. Anche da questo, secondo noi, nasce la rabbia di pancia che poi si sfoga sulle idee di personaggi pubblici, perché in fondo un "artista", ci si perdonino le virgolette, è pur sempre un responsabile culturale della sua epoca e una cultura non condivisa crea tensioni. Ma il punto è: viene negato il dibattito sulle doti estetiche? Queste vengono imposte come assolute ed indiscutibili, al di là di ogni evidenza? Beh, a questo punto certuni a mancanza di rispetto rispondono con mancanza di rispetto. 

Ecco caro Aldo, questo vorremmo dirti. Bene fai a moralizzare, ad additare la violenza mediatica da social e la vigliaccheria di chi si nasconde dietro un post per vomitare insulti. Ma altrettanto bene faresti, tu che puoi (e in piccola parte già fai), a bacchettare i media radiofonici e televisivi per il poco rispetto che dimostrano verso la loro audience. Perché capiamo che anche loro debbano guadagnare, capiamo che tengano famiglia e l'industria culturale paghi bene, ma se non sono nemmeno le reti pubbliche a diffondere consapevolezza, discernimento e coscienza critica, insomma se anche loro come le reti commerciali seminano vento... allora non stupiamoci della tempesta che costatiamo ogni giorno intorno a noi.