31 dicembre 2015

Buona Fine, Buon Inizio, Buon Delirio! (Rassegna Stampa Mutantropologica IX)


Carissimi tutti, beh che dire? Un altro anno è passato e un altro ne ricomincia coi suoi buoni propositi, alcuni ereditati dall'anno prima, altri nuovi.

A noi spiace non essere molto assidui nel blog, ma sono anche vere tre cose:
- da un certo punto di vista stiamo realizzando, nel senso che è finito il tempo delle teorizzazioni ed è cominciato quello della tanto agognata Sinestesopera ;)
- anche voi non è che ci stiate esattamente pressando! Praticamente non state commentando più, cosa disdicevole per i propositi di questo blog. Per fortuna almeno gli accessi non sono diminuiti
- certo, il luogo di discussione per antonomasia degli ultimi anni è diventato Facebook, ma nemmeno lì sentiamo più la pressione del vostro affetto, perché? 

In considerazione di quest'ultimo punto, notiamo una certa scollatura, come dire? una differenza fra i nick di chi ci segue qui sul blog e di chi lo fa su Facebook. Non sappiamo se si tratta delle stesse persone con nick diversi o se siete totalmente altre persone.

E così... un po' per augurarvi buon anno, un po' a beneficio di chi - come noi - disprezza cordialmente o visceralmente la creatura di Zuckerberg, vorremmo costruire questo post con il meglio di quanto abbiamo postato su Facebook negli ultimi due mesi, distinguendo meno fra articoli sulla Mutantropia, sull'osnoblosi, sulle varie apateporie o su sua maestà la Sinestesi. Una rassegna stampa gioiosamente incasinata, che però... dà il brivido... del baratro.

Buona lettura e buon anno!!! 


Che le moderne installazioni siano le più oneste di sempre? Ovvero si autodenuncino per quelle che sono, spazzatura?
Oppure oggi l'immondizia è l'unica vera arte onesta? 

Signori, eccovi svelato un mistero! Ovvero perché negli USA chi ha un minimo di cervello chiami MTV col dispregiativo "Empty-V".
È la terza volta che questo performer dozzinale vince un premio come... ehm, "artista"? I casi sono 3, e non si escludono mutuamente:
- è veramente di buona famiglia
- la mafia può tutto
- Empty-V NON CAPISCE UNA MAZZA di arte o musica
In ogni caso l'osnoblosi domina sovrana ;(

In un nostro celebre post che non mancò di suscitare polemiche fra i benpensanti, avemmo l'ardire di definire l'Expo "apateporia epitome di osnoblosi". Apriti cielo, ci eravamo subito schierati con i gufi!
Oggi che finalmente quest'aberrazione sta finendo, un simpaticissimo Crozza ci fa notare l'ORRORE che ha origine dall'innaturale unione fra osnoblosi e conformismo, specie di chi è stato tanto astuto da non andarci prima... per andarci adesso. E perché? Oh mio Dio, Expo sta finendo, adesso o mai più!
Quanta tristezza ragazzi... 

Peggio di un social network stupido c'è solo un social bacchettone (e stupido).
Insomma FB proprio non ce la può fare!!!

Scusate signori, vorremmo farvi una domanda perché veramente fatichiamo a capire. Perché quando queste cose le diciamo noi (e magari un paio d'annetti fa, leggere blog per credere), tranne pochi dotati di pensiero autonomo, suscitiamo nei più e al più un'ironica indifferenza, mentre se invece le dice il Corriere fanno scandalo?
Davvero, qual è il limite del conformismo? Dove l'uomo consapevole di oggi è disposto a ragionare con la propria testa e non con le cartelle stampa della più becera industria tecnologica?
L'articolo recita "il re di Istagram è nudo di fronte a questa 18enne". No, finché la gente guarda col prosciutto, il re non sarà MAI nudo. Forse abbiamo sbagliato a porre questa domanda al pubblico. Forse ognuno deve porsela per sé.

Bello quest'articolo. Si parla di "amore chimico", simpatica perifrasi per significare "droghe a fini di lussuria". Scusate la desuetudine del termine, ma veramente intendiamo lussuria e non erotismo, perché sappiamo tutti che chi le assume non cerca (solo) un momento erotico, in sé raggiungibile anche senza simili maratone delle mucose.
Per favore, non siamo bacchettoni e ognuno fra le lenzuola è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe! Solo notiamo giusto di sfuggita come questo scambio semantico, questo contrabbandare amore e lussuria come se fossero sinonimi, venga impietosamente smascherato dagli effetti reali di tale pratica.
Un altro aspetto del fenomeno che noi chiamiamo "anti-mutantropo involontario", ovvero una vendetta della natura sulla cultura

È chiara la dinamica? Prendete una minorata mentale, inconsapevole del mondo e della vita ma con una voce accettabile, la mettete in mostra vendendo spazi pubblicitari, poi quando non vi serve più la buttate via.
Aveva ragione Ivan Cattaneo: chi ha creato i sedicenti talent dovrebbe esser messo in carcere!
E chi li segue inconsapevolmente è un inconsapevole complice

Gianni Morandi, come la gran maggioranza dei vip del resto, se ne frega altamente di FB. 
Noi aggiungeremmo che anche lui, come noi e come ogni essere umano minimamente dotato di materia grigia, sa bene che questo strumento è vuorto e illusorio e ha importanza solo per gli idioti (leggi "la maggioranza della popolazione"). È parte del gioco, un male noioso e necessario, a cui oggi non puoi rinunciare per le diaboliche dinamiche che si sono venute a instaurare.
Ma obietterete che anche noi siamo su FB. Certo, quindi qual è la differenza fra noi e lui? Che noi non contiamo un cz. Quindi? Possiamo esimerci da FB? No, semplicemente non possiamo permetterci un social media manager :)
Ah, la buona vecchia miniera... dava il pane e forgiava uomini veri…

Tra gli esempi di Mutantropia borghese da noi considerati più aberranti ci sono gli sport estremi. Per favore spiegateci perché un essere umano che ha avuto ogni fortuna dalla vita, specie in termini monetari, anziché rendersi utile al mondo e all'umanità va a rischiare la pelle in modi sì stupidi e costosi. Per quel po' di adrenalina in più oltre a quella che generosamente possono fornire molte sostanze disponibili su mercati più o meno legali? O per farsi bello agli occhi del mondo, ovvero per egonanismo fatto a sistema? Mondo che lo riconosce come tale - cioè bello - solo negli strati più sfortunati, specie in termini mentali, della sua popolazione.
Ma, lo sappiamo, la natura tende sempre a rivalersi sulla cultura. Ogni tanto qualcuno tira le cuoia. Ad altri invece, come ad es. a questo tanghero qui, viene dato un buffo avvertimento...

Ebbene sì, cari, non è un segreto il fatto che noi, come ormai a milioni d'altri, propugnamo il vegetarismo come unica dieta sana (per chi non ha determinati ordini di problemi) e sostenibile, e francamente ci siamo stancati di dover discutere ogni giorno con carnivoristi ormai senza argomenti, se non quella che noi chiamiamo "la ragione del coprofago" (ovvero "lo faccio perché mi piace"). Ammettendo così che l'alimentazione carnea è paragonabile allo stupro, poiché comporta la costrizione di un essere senziente al proprio piacere.
Poi ci sono notizie come questa, e tutti a girarsi dall'altra parte. Mah, se c'è un gesto mutantropico che veramente vale la pena fare..............

Ecco un ottimo esempio di pseudo-Sinestesi, ovvero una forma d'arte apparentemente pari a quella da noi vagheggiata ma mancante di un elemento che sembra marginale, ma che nondimeno fa la differenza.
Tecnologica e multimediale, prevede la collaborazione di più artisti. Purtroppo però non evoca archetipi, anzi, punta tutto su sorpresa e suggestione - ovvero sull'intrattenimento - e nulla sulla crescita interiore.
Sia chiaro: non la consideriamo "brutta". Anzi, la aborriamo proprio perché "bella". Cercando di mettere in guardia sul grande inganno che su una mente semplice e poco riflessiva può avere certa bellezza.

SCONCERTANTE! I sedicenti Baustelle, secondo noi uno dei più colossali bluff della storia musicale recente (per quanto non recentissima), dei mediocri contrabbandati per artisti da una stampa senza discernimento, quindi parte dell'osnoblosi dei tempi che corrono, quindi fautori di una musica borghese nella misura in cui, fingendo il cambiamento, in realtà promuovono l'immobilismo... ecco, proprio loro ora strombazzano di voler "sfidare la musica boghese".
Certo che non c'è limite alla faccia tosta, eh? 
O è semplice mancanza di consapevolezza collettiva?

Carissimi, ecco una dimostrazione pratica di ciò che intendiamo quando dichiariamo che i sedicenti Talent Show (mai nome fu più fuorviante) sono spettacolini insulsi di entertainment per minus habentes.
Per carità, il m. Franco Battiato avrà anche avuto una brutta giornata, ok, la sua performance non sarà stata perfetta. Poi immaginiamo il tedio che questa canzone rappresenti per lui, tanto richiesta dalla massa quanto sistematicamente poco capita.
Però lui l'ha composta, lui è un artista e uno dei maggiori del dopoguerra. I frequentatori del risibile X Factor no, sono dei burattini bravi a cantare ma che fuori dal'etere non riescono MAI a combinare nulla di buono, a quanto ci consta senza eccezioni.
Eppure questi mediocri, questi ragionieri della tecnica canora e i loro amici, si permettono di deridere un vero artista, uno a cui tutti i "talentuosi" prodotti in 8 edizioni di quest'insulsaggine messi insieme non sono "degni di allacciare i calzari". Mah, Francuzzo, potevi restare a casa quel giorno, eh?

In compenso questo era un modello mutantropico aberrante: superficiale, conformista e sostanzialmente imbecille. Conobbe un certo successo fra le fasce mentalmente più sfortunate della popolazione, provocando lazzi e dileggio negli altri.
Fasce che, diciamolo, non sono certo diminuite con la sua inevitabile scomparsa, cosa evidente non solo da quest'articolo: basta guardarsi in giro ;)

Sono in molti a chiederci perché ci occupiamo di Mutantropia se il nostro è sostanzialmente un blog di estetica e critica d'arte.
Secondo noi la risposta è insita nella nostra stessa azione. L'arte è diventata puro entertainment, artifizio retorico finalizzato al sollazzo o, al più, alla sorpresa, solo in rari casi arriva al gusto dell'enigma, ma sempre fine a se stesso. 
Per noi no. Per noi l'arte ha ancora il potere di mutare l'uomo, da qui l'attenzione alla Mutantropia. Perché l'uomo normale, di questa natura, è ciò che viene rappresentato qui. 
Complimenti.

La morte, come abbiamo in più punti scritto nel blog, non è un fenomeno mutantropico, per quanto sia fuor di dubbio un mutamento umano. Nondimeno non è volontario, non segue "una percezione di vantaggio", se non in rarissimi casi che forse meriterebbero un post apposito.
Ma di certo per i più la morte è un cambiamento "naturale", accidentale e involontario. E spesso indesiderabile, al punto da far nascere vere e proprie psicosi.
Come quella che stiamo vivendo nei confronti del terrorismo, una delle cause di morte meno frequenti in assoluto, ma probabilmente quella per cui più si spende, e nel nome della quale addirittura si combattono guerre, cioè si causa morte.
Il sonno della ragione genera mostri, diceva un artista di vera eccezione, noi non possiamo che confermarlo con un filo di amarezza.

Anche quest'anno Sanremo si preannuncia la solita spazzatura.
Non c'è nulla che si salva in questa notizia: sua maestà prezzemolo carbonato (in predicato di tumore all'epidermide) Carlo Conti, l'inguardabile formula dei talent, i performer tutt'altro che artisti ma che s'atteggiano come tali, lo stile approssimativo con cui è stato scritto l'articolo.
POVERA ITALIA!

Egonanismo, "cultura dello stupro" (eeeh?!!?), carnivorismo. Per noi sono tutti aspetti della stessa medaglia, da noi abbondantemente descritti in vari post, non ultimo quello sull'etica
La Sinestesi esiste anche per persone così, per quanto si rifiutino di credere di avere un problema.
E a modo loro hanno ragione: il problema è educativo e culturale. Alla fine la "cultura dello stupro" (neologismo aberrante ma corretto) è solo un aspetto particolare della più generale cultura dell'ego, veramente all'origine di ogni male dell'uomo. 
Ma... quanto ne era esente la sig.na Stoya? Davvero vuol farci credere che è diventata pornostar per generosità e "attenzione all'ambiente"? 

Certo... in teoria potremmo essere d'accordo con l'utente di facebook che ha definito Guccini "vecchio comunista rincoglionito". Ma, al contrario dell'ammorbante immondizia musicale che hanno sparso in giro i sedicenti talent, notiamo che:
- almeno lui è stato un artista. Di parte, legato ad un periodo, ma certamente un artista. E a modo suo disinteressato, ovvero interessato al progresso del suo secolo, non al suo
- in questo senso ha accettato l'apateporia di riconoscersi non più attuale, specie negli ultimi tempi. Così fa l'Eumutantropo, chapeau!
- infine ha il coraggio di dire ciò che non dice nessuno: le canzoni oggi sono inutili, infatti è rinata la più retrograda, retriva e melensa canzone d'amore
Caro Francesco, se fossero tutti come te i comunisti e i rincoglioniti.... vivremmo in un mondo migliore! Grazie :)

O sorpresa, o gaudio! non sapevamo che anche lo spinosetto Riccardo Bocca degli Antennati disprezzasse visceralmente gli artisti egoici. A volte ci stupiamo di come la verità sia inconsapevolmente condivisa :)

Ovvero la proposta di modelli mutantropici legati ai lati più frivoli e marginali di una scelta veramente seria e responsabile. Dateci retta, per favore: per vivere in armonia col mondo non c'è bisogno di inventarsi nuovi business, basta essere buoni esseri umani e... scegliersi modelli mutantropici elevati. 
In caso di dubbio... una SANA sessione di Sinestesi! 

Vorremmo tanto esprimerci in termini di "regno del male", ma al di là del voler evitar figure ;) sappiamo anche bene che il male non è rappresentato da questi burattini di dubbio gusto, ma dalle multinazionali che ci lucrano.
Opposti a noi perché apparentemente dicono di voler favorire la Mutantropia, ma non quella dell'anima bensì quella del guardaroba, che si rinnova senza esperienze sinestetiche o sforzi di volontà, bensì grazie all'apertura del portafogli.
Mutaspetto esteriore della più stupida e superficiale specie. Marchio indelebile di infamia mutantropologica a chi decreta il loro successo (dai che ce l'abbiamo fatta ad essere un po' millenaristi! :D)

A volte ci sentiamo meno soli, grazie Riccardo Bocca per aver detto (forse meglio) cose che noi ripetiamo da AAANNI. Bravo!
Manca la seconda proposta-soluzione, anche più interessante: eliminare una volta per tutta quel corpus osnobloticus di Carlo Conti. NON SE NE PUO' PIU'! 

Per favore ricordiamo, per favore non dimentichiamo.
Non dimentichiamo che nella notte più profonda della Repubblica siamo stati così idioti da farci governare, e sputtanare nel mondo, da un ometto indegno ed egopatico chiamato Berlusconi.
Non dimentichiamo che lui, incredibilmente intestatario del più sconcertante conflitto d'interessi dell'Occidente democratico, per dominare le televisioni non ancora sue (ovvero pubbliche) imponeva personaggiucci impresentabili con una caratura intellettuale paragonabile alla sua, ovvero praticamente nulla.
Non dimentichiamo che il più astioso e inetto di tutti loro, il vergognoso Minzolini, fece cacciare professionisti di prima grandezza, da cui avrebbe solo avuto da imparare, compromettendo quasi definitivamente la credibilità del primo telegiornale nazionale.
Non dimentichiamo, affinché non si ripetano notti simili.

Certo, quello di questa minorata mentale in crisi egopatica è veramente un caso limite, ma come tale descrive bene ciò che intendiamo quando indaghiamo le cause della Mutantropia, e conseguentemente dileggiamo l'egonanismo.
Sia detto per inciso: tranne casi di malattia e disagio psichico, tutto ciò che riguarda "l'autostima" è a dir poco contrario a qualunque sereno sviluppo umano. Qualunque cambiamento che abbia l'ego come fulcro (tranne i casi summenzionati) è semplicemente non etico.
Non so se avete notato ma, al di là del caso limite, le conseguenze di questo... come chiamarlo, habitus mentale? sono comunque sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo non ci è mai capitata l'occasione di approfondire quel diffuso fenomeno di finta Mutantropia nazionale, in realtà una variante dell'immobilismo, dai più conosciuto come "gattopardismo". Fingere di cambiare affinché nulla cambi.
Qui sono elencate le varie identità di uno degli uomini più misteriosi e potenti d'Italia, recentemente scomparso, per quanto la sua identità fosse sempre rimasta una sola, quella fascista. Un uomo dimesso dal carcere negli anni '80 per problemi di cuore e, pur godendo di ottima salute, mai più rientrato.
Forse questo ci dimostra la sua biografia: il potere è questione di tempismo. Sì, ma in che cosa? Nello smascherare le vergogne (anche mutantropiche) altrui. Attività finto-deosnoblotica finalizzata a mantenere il controllo, quindi il potere, sugli altri. 
Davvero, il cosiddetto "Venerabile" porta ai limiti, quasi forza, tutte le nostre categorie.
A dir poco... inquietante!

Attenti ragazzi, che le mutantropie non sono tutte uguali!

Ogni anno lo stesso orrore. Che va ben oltre a quello macroscopico, visibile, estetico.
È l'orrore di una delle festività simbolicamente più potenti dell'occidente, forse la prima vera festività mutantropica di sempre: con la rinascita della divinità rinasciamo, trasformati, noi stessi.
Riteniamo che sia proprio per ESCLUDERE sistematicamente quest'aspetto che il Natale è diventato l'orrore che tutti conosciamo.

Ciò che veramente ci stomaca di facebook è che ha evidenziato tutti i limiti della democrazia che, quand'è usata così male e in modo così utilitarista, altro non è che democratismo.
Insomma noi amiamo quando si compiono equità e giustizia, cosa impossibile se il voto - o in questo caso il parere - di un idiota ha la stessa importanza di quello di un essere umano (non vogliamo dire intelligente e saggio, ci basta almeno cerebralmente normodotato).
Finché un minorato mentale, e dobbiamo dire piuttosto grave, ha il diritto di scrivere "prima gli italiani" pervertendo le intenzioni di un midello mutantropico eccellente, facebook sarà per noi il simbolo di ogni male dell'epoca tecnocratica moderna.

L'immobilismo non è solo opposizione al cambiamento all'unico fine di mantenere i propri privilegi, è anche negazione della realtà.
Ma soprattutto è incapacità ad imparare dalle esperienze altrui. E così quest'uomo impresentabile sotto ogni profilo non ricorda la meschina figura fatta anni fa da Scajola detto Sciaboletta.
Quante altre cose ti riguardano a tua insaputa, vergogna antropologica simil-vivente? La tua arroganza? La tua cecità? La bestemmia di ogni tuo respiro?

Un artista epocale, immenso. Una personalità unica di cui quest'Italietta devastata dai più infami (sedicenti) talent avrebbe DRAMMATICAMENTE bisogno!
Ferro? Mengoni? Jovanotti? Morgan? Ragazzi di cosa nutrite la vostra anma? L'anima, la componente più importante del vostro cammino su questa terra!

Bellissimo articolo! Forse un po' troppo pieno di citazioni, che sapete che non amiamo (chi le usa è come se ammettesse la debolezza delle sue argomentazioni), ma che condividiamo appieno.
E per dimostrarlo ne citeremo la parte più tosta ;) Cosa uccide la cultura? Semplice, l'osnoblosi, ovvero quel fenomeno che ha le caratteristiche "della corruzione della vita economica, civile e politica; della pratica endemica di favori, a tutti i livelli: scambio di carriere politiche contro favori privati, concorsi pubblici decisi sulla base di accordi fra gruppi di pressione o cordate e non su quella del merito, cariche pubbliche a figli o amanti; dello sfruttamento di pubbliche risorse a vantaggio d’interessi privati; del familismo; del clientelismo; delle caste; della perdita stessa del senso delle istituzioni da parte dei governanti; della mafiosità dei comportamenti; della vera e propria penetrazione delle mafie in tutto il tessuto economico e nelle istituzioni; della perdita stessa delle istituzioni da parte dei governanti".
Bravo!

Certo, la Mutantropia non è cosa facile, specie se la decisione di cambiare non è data da un'evoluzione dello stato di coscienza bensì da una dolorosa apateporia.
Però quest'uomo non ha scuse: troppo stupido, troppo prosciutto sugli occhi, troppo servile prima, così come ci risulta falso e ipocrita adesso con le sue lacrime di coccodrillo.
Bondi, sei fra le persone moralmente meno invidiabili che abbiamo mai visto! 'Nu guapp'e cartone che se la prende col padrone anziché con la sua immane imbecillità.
Siamo facili profeti nel prevedere prossime devastanti apateporie.

Quando diversi anni fa ormai, alcuni di noi si occuparono del dramma di Sarajevo, fummo ben attenti ad osservare cosa stava diventando quella società oggi. Fino al 1992, ovvero pochi anni prima, la città veniva chiamata "la piccola Gerusalemme" per la possibilità unica in Europa di trovare una chiesa cattolica vicino ad una ortodossa, una sinagoga vicino a una moschea. E di sentire le più diverse campane armonizzarsi con la litania del muezzin.
Ma i cristiani ortodossi, in gran parte Serbi, furono cacciati in quanto aggressori, così i cattolici, in gran parte Croati, considerati traditori. A questo punto gli Ebrei, fino a quel momento intoccati, hanno cominciato la loro fuga e la storia tristemente insegna che la fuga degi Ebrei non porta MAI a nulla di buono.
Oggi questa è la situazione: un'occasione di società moderna e multireligiosa irrimediabilmente perduta, un monocolore islamico in via di annerimento, prospettive mutantropiche di scontro e violenza. E tutto ciò solo grazie all'Occidente e alla sua incapacità di essere ciò che dice.
Beh, verrà così a capire a proprie spese, che poi sono le nostre, l'importanza della coerenza in un processo mutantropico. Auguri gente.

Occupandoci noi di tecnologia (fra le altre cose), non è certo un segreto la nostra posizione nei contronti del mostro osnoblotico di Cuperino. Ma sia chiaro: non disprezziamo la Apple in sé, alla quale anzi riconosciamo lo sforzo di aver voluto essere migliore di Microsoft, cioè la peggiore di tutte, vero e proprio benchmark negativo superato persino dalla Canistracci di Pozzallo Ragusano ;)
Quello che rimproveriamo al frutto dell'egopatia esiziale (in senso proprio) di Steve Jobs è l'aver voluto assurgere a mito, a leader profetico, a creatura sovrumana e sovrastorica di questo scorcio di millennio, in ciò sostenuta da milioni di idioti in tutto il mondo (in tempi di democratismo il sostegno dell'idiota è la mossa più furba e vigliacca possibile), quando in realtà produceva solo ninnoli costosi migliori giusto dei peggiori, i Microsoft.
E nel farlo ha utilizzato ogni mezzuccio scorretto, ogni politica truffaldina, ogni possibile sfruttamento dell'ingenuità popolare e della dabbenaggine dei milioni di cervelli cui s'è fatto riferimento poc'anzi, ne abbiamo parlato a più riprese nel blog. Fra le altre cose ci sono stati... così... appena appena 880 MILIONI di euro di evasione fiscale nei confronti dello Stato italiano, cifra superiore al prodotto interno lordo di almeno una ventina di Stati!
Ora ha raggiunto un accordo per una cifra che è meno della metà. Perché non dimentichiamoci che anche noi rappresentiamo un esempio di grande correttezza nel mondo. Non paghi una multa? Ti sequestrano prima la macchina poi la casa. Mentre con i forti un accordo lo si trova sempre.

Buon anno Italia, osnoblotica figlia della commedia di tua stessa invenzione :*




3 dicembre 2015

No, Crozza Osnoblotico No!

Cari, voi tutti sapete quanto vogliamo bene a Crozza, eccezione assoluta nel mondo dello spettacolo nazionale, uomo scomodo come solo una volta si osava fare, comico dalle incontenibili capacità deosnoblotiche. Gli vogliamo bene e lo sosteniamo con tutti noi stessi. 

Nonostante questo, o forse proprio per questo, ci sentiamo di dirgli che stavolta ha preso una cantonata e contiamo di dimostrarglielo senza scomodare grandi metafisiche, ci basta il livello mutantropologico. Nell'ultima puntata del Paese delle Meraviglie, infatti, esattamente quella di venerdì 27 novembre, è arrivato a dileggiare la medicina omeopatica, specie nei confronti dell'antibiotico: una totale assurdità. Caro Crozza, se una persona intelligente come te arriva a farlo, non può che essere vittima d'errore o di manipolazione. Pensiamo e speriamo sia il primo caso.

A maggior ragione è assurdo se paragonato all'antibiotico, etimologicamente "anti-vita", veleno che è veramente l'estremo rimedio. Sono quelli che ti vendono l'antibiotico a darti l'Inc. Cool 8, non so se te l'hanno detto.

Poi CERTO che laddove l'antibiotico è necessario ben venga, così come l'intervento chirurgico o, che so? la chemioterapia, ma ti garantiamo che la medicina... come chiamarla? ufficiale? allopatica? farmacodotta? ha molte più zone d'ombra di quelle che credi, zone dove non arriva o se arriva fa danno.

Inoltre fai un indebito e disonesto paragone fra la medicina omeopatica e l'erboristeria (i rimedi da te citati, tipo arnica o calendula, sono infatti innanzitutto erboristici prima che omeopatici, pirlùn!), doppiamente stupido perché da una parte fai la figura dell'ignorante, dall'altra non si capisce quali delle due vuoi offendere e per non sbagliare offendi entrambe. Ti ricordiamo solo che più del 90% della tua amata farmacopea è tratta da derivati vegetali, perché produrre principi attivi di sintesi è perlomeno antieconomico, quando non proprio inefficace. 

Forse vuoi mettere in guardia chi, trovandosi in caso di "male estremo", usa rimedi omeopatici al posto degli estremi rimedi di cui sopra, ma l'informazione si fa facendo cultura, non diffondendo sospetto e pregiudizio, se no è una forma di osnoblosi come un'altra. Citiamo allora la risposta che ti ha dato il dott. Eugenio Serravalle e che, scusaci, ma ti meriti appieno.

Te lo diciamo per esperienza diretta di alcuni di noi, sinestetica al massimo perché vissuta. Ben vengano gli antibiotici, ma ci sono luoghi in cui la farmacopea è impotente e altri in cui è potente ma fuori luogo. Il corpo umano è qualcosa di molto più complesso di un ammasso di cellule che necessitano di questo o quel componente chimico. Il corpo vibra, splende e vive di energie tanto sottili quanto vitali, oltre che difficilmente misurabili. E a quelle vibrazioni arriva invece la medicina omeopatica, come altri rimedi olistici, e spesso la loro superiorità ai prodotti farmaceutici nel placebo test è tuttora inspiegabile.

Ci permettiamo nel nostro piccolo di suggerirti, a te e a Francesco Freyrie (con cui alcuni di noi hanno lavorato in passato): se un'industria - specie se potente - ha un'opinione, questa è più facile che sia osnoblotica piuttosto che veritiera, o perlomeno di reale pubblica utilità. Se sei a contatto col tuo corpo, se la tua vita è vera Sinestesi e non mero edonismo, allora capisci da solo cosa ti cura e cosa t'inganna, quando non t'avvelena.

Meno sudditanza all'industria farmaceutica e più Sinestesi, caro amico Crozza! Per il resto continua così, siamo tuoi ammiratori incondizionati :)

6 novembre 2015

Fine di un'Apateporia, non di un'Epitome


Carissimi tutti, è giust'appunto finito Expo, un evento che ha rappresentato uno dei punti più bassi della politica e della pubblica amministrazione nazionale: furti e malversazioni di ogni tipo, balle sparate sin da subito e nemmeno mai smentite oltre ogni vergogna, un buco finanziario di diverse centinaia di milioni di euro. Peggio: dal momento che, per piaggeria e conformismo, almeno gli ultimi DUE mesi un minimo di visitatori ci sono stati, ha seguito una retorica del successo che ha qualcosa di veramente preoccupante, se solo non fossimo in Italia, il paese che la retorica l'ha inventata e della quale ha sempre vissuto. In realtà la città si è impoverita e per cosa? Per aumentare i vari debiti delle diverse amministrazioni? Davvero, se questi milioni perduti fossero stati distribuiti a pioggia su tassisti, ristoratori e strutture ricettive oggi Milano starebbe meglio.

A suo tempo l'avevamo definito "un'apateporia epitome d'osnoblosi", ma solo perché la maggior parte dei sempliciotti e delle anime belle (noi compresi) si aspettavano qualcosa dall'esposizione universale. E secondo i più stupidi di loro (o i più osnoblotici: non dimentichiamo che quella dell'osnoblotico è l'opinione dell'idiota con sovrapprezzo di arroganza) un successo lo è veramente stato. Ma secondo tutti gli altri oggi non c'è più apateporia, ormai lo schifo è assodato, non c'è spazio per lo sconcerto. Resta la retorica, ovvero l'epitome d'osnoblosi. Non possiamo certo tirarla giù noi, ma in questo periodo abbiamo ricevuto diverse email di gente disgustata per come sono andate le cose a Milano. Pubblichiamo volentieri una di queste testimonianze, mantenendola anonima per non far incorrere l'organizzazione in problemi di sorta. Sappiate solo che si tratta di un festival di cui abbiamo già parlato e con la cui organizzazione è quindi nato un canale comunicativo privilegiato.

Ci hanno scritto: "ma in mezzo a questo schifo, a quest'incapacità di gestire le cose con un minimo di decenza, a questa totale noncuranza delle esigenze del cittadino e del tessuto sociale, la cosa che ci ha deluso di più è stata la gestione della... come chiamarla, iniziativa? coacervo di retorica? bolla illusoria? denominata Expo in Città. Noi, come decine di altre piccole organizzazioni, associazioni di volontariato e culturali, puntavamo moltissimo su Expo e sull'indotto - in termini di presenze e di risonanza - che si sarebbe verificato in città, quindi per noi era di fondamentale importanza un'iniziativa simile. E, almeno nelle sue intenzioni, Expo in Città doveva essere la soluzione a 1000 problemi: un'organizzazione super partes, che quindi poteva dirimere eventuali contrasti, una comunicazione efficientissima e una visibilità privilegiata per iniziative in tema con l'esposizione a prezzi nulli o ragionevoli. Ma non fu nulla di tutto ciò, e non tardammo ad accorgercene. 

- Innanzitutto l'iscrizione al sito è stata lenta e farraginosa, in più tempi, come se qualcosa non funzionasse mai, come se nel 2015 si potesse ancora presentare una piattaforma online difettosa e disagevole, fatta dal cugino o dall'amico e non da un professionista. Ma questo, per quanto sconcertante, fu il meno.
- Ovviamente nessuna delle tante location che avevano aderito al progetto erano interessate a lavorare con gente come noi. Si dicevano aperte alla cultura, ma in realtà tutte cercavano Armani, cioè il clientone da spennare: i loro costi erano più che triplicati rispetto al 2014.
- Inoltre non erano tenute al benché minimo patto, alla minima condotta etica da Expo in Città. A noi addirittura due di esse hanno annullato il contratto, una addirittura dopo aver incassato la caparra e ovviamente senza la minima intenzione di renderla. Ma la cosa più preoccupante è stata l'organizzazione di Expo in Città che, interpellata in merito, si rifiutava di dirimere le questioni ritenendosi solo un intermediario. Insomma hanno dato le associazioni, noi, i piccoli, in pasto ad un branco di squali senza scrupoli!
- Il tutto senza nemmeno porre il minimo filtro alle iniziative partecipanti. Hanno trovato uguale posto (e pari dignità) vegani e carnivori, naturalisti e industrialisti, fascisti e comunisti, insomma tutto e il contrario di tutto per un minestrone indistinguibile di migliaia di eventi confusi e contraddittori. Ovviamente la stramaggior parte dei quali disertata dal pubblico.
- Non meglio ha fatto quel coacervo di ipocrisia chiamato Cascina Triulza, "la casa della società civile in Expo": per un tavolo, dicasi UN TAVOLO che parlasse di noi per 4 giorni, ripetiamo QUATTRO GIORNI, hanno avuto il coraggio di chiederci più di 7000 euro! Dov'era la società civile, impresentabile Cascina Triulza? Quella degli amici dei tuoi amici?
- Comunque un'altra ennesima delusione è stata nella comunicazione di Expo in Città. Sul loro sito il nostro evento non appariva con nessuna delle parole chiave che lo identificavano, [...], il che semplicemente significa risultare invisibile. Interpellata in merito l'organizzazione continuava a negare la circostanza, fino a rasentare la sfacciataggine. La cosa è stata messa a posto solo 2-3 giorni prima dell'inaugurazione!
- Un'altra cosa schifosa è stato il loro free magazine che, in teoria, avrebbe dovuto costituire una guida agli eventi. Innanzitutto nell'assurdo marasma di iniziative era impossibile descriverne ognuna in modo sufficiente (non diciamo dovizioso) ma la nostra, nel dettaglio, è stata descritta così male ma così male che sembrava organizzata dalla location ospitante. Davvero oltre al danno la beffa. 
- In ogni caso, per il colmo dell'inettitudine, il numero della rivista che ci riguardava [...] non è stato distribuito PROPRIO nella zona della location. Abbiamo controllato: è stata l'unica zona in cui quel numero non è stato distribuito, non sappiamo se sia successo con altri. 

Il risultato quale pensate sia stato? Costi moltiplicati all'inverosimile, visibilità annullata, evento disatteso (come la maggior parte), insomma un certo qual disastro. Peggio, una vera rapina! Ci chiediamo e così chiediamo a voi: perché? Cui prodest una cosa simile? Questo ha significato Expo, un trasferimento di fondi da realtà piccole a squali senza vergogna?

È per questo che oggi la politica, i telegiornali, la pubblica amministrazione, gli idioti e i leccaculo dicono tutti che è stato un successo? Devono far digerire quest'ennesima fregatura agli italiani?"

Restiamo sconcertati e non sappiamo bene cosa rispondere. Se non riflettendo su un aspetto fra i tanti, più esattamente una serie di episodi uniti dallo stesso filo: la barzelletta degli accessi. Nel novembre del 2014 i retorici ed osnoblotici responsabili di Expo strombazzavano ai 4 venti di aver venduto 20 milioni di biglietti. Noi non avevamo registrato la panzana, ma ce ne siamo resi conto quando, fra gennaio e febbraio 2015, fu pubblicamente ripetuta. Fu allora che i più attenti e critici fra i giornalisti (ovvero quelli che facevano il loro mestiere) ricordarono che era la stessa cifra dichiarata due mesi prima, per cui una delle due doveva essere falsa, oppure la vendita di biglietti si era inspiegabilmente interrotta. Ovviamente a questo rilievo seguì il più imbarazzato silenzio.

Il balletto "20 milioni sì / 20 milioni no" andò avanti almeno fino a maggio/giugno quando, fatti i primi conti degli esorbitanti e incontrollati costi di Expo, si era arrivati a comprendere che il pareggio dei conti, il famigerato break-even, si sarebbe raggiunto solo con la vendita di 46 milioni di biglietti. Un'enormità, quasi tutti gli abitanti d'Italia, ma in fondo Shangai 4 anni prima non ne aveva fatti ben 70? La cosa era ancora più triste per il fatto che ad Expo, com'era abbondantemente prevedibile (e da tutti quelli dotati di cervello abbondantemente previsto), l'affluenza fino a quel momento era stata piuttosto scarsina anzichenò. Poi qualche genio scoprì l'uovo di Colombo: forse con un biglietto che non sia una rapina l'afflusso sarebbe aumentato, e venne così proposto il biglietto serale a € 5. Quand'è stato? Forse agosto? Fatto sta che a settembre finalmente fecero la loro comparsa visitatori in massa e almeno gli ultimi due mesi, con ottobre, videro un'affluenza che da degna di nota diventò parossistica, eccessiva. Abbiamo dedicato un divertente post su facebook sull'argomento (ringraziamo l'amico Crozza). E alla fine di ottobre l'annuncio TRIONFALE: "abbiamo superato i 21 milioni di biglietti"!

Aspetta... trionfale... per chi? O per cosa? Certo, avevano raggiunto una cifra che l'anno prima hanno sparato come balla e che li aveva imbarazzati fino a quel momento. Ok, ma peccato che per raggiungere il pareggio fosse necessaria una vendita più che doppia, i menzionati 46 milioni, e A PREZZO PIENO! Mentre quella dichiarata, i famigerati 21 milioni di cui una buona parte a prezzo decimato (da € 46 a 5), denunciava solo l'imbarazzante perdita che Expo ha rappresentato per le casse di Stato ed enti locali. 

Una città rapinata, cittadini stressati, operatori delusi, piccole imprese escluse, medie dissanguate e grandi a sgomitare, ma per che cosa? Si diceva che se tutti quei soldi fossero stati distribuiti a pioggia sulla città ne avremmo certamente guadagnato tutti. Ma dai telegiornali si sentono solo toni trionfalistici. Qualcuno ancora non ha ben chiaro cosa sia l'osnoblosi? O per quest'occasione la derubrichiamo a semplice stronzaggine?

5 ottobre 2015

L'Eccezionalità del Bene


Carissimi e a quanto pare intimiditi lettori (che fine hanno fatto i commenti?), il passaggio delle recenti festività ebraiche ci ha suggerito di approfondire certi concetti esposti nel nostro precedente post sulla responsabilità culturale, perché dire che Ligabue fa schifo è troppo facile e comunque non basta. Parleremo allora di un'intellettuale ebrea del recente passato, Hannah Arendt, scrittrice, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense, donna coraggiosissima nel perseguire la verità contro ogni tornaconto personale ma soprattutto ogni conformismo, incarnando uno dei pochi esempi di autentica Mutantropia evolutiva del suo/nostro secolo. Per la sua biografia prendiamo come riferimento quella del sito filosofico.net, oltre al capolavoro cinematografico omonimo di Margarethe von Trotta.

Nata ad Hannover nel 1906, studentessa brillantissima, negli anni '20 a Marburgh diventa amante di Heidegger, il filosofo dell'esistenzialismo ontologico, purtroppo mai veramente fermo nel condannare il nazismo. "Il pensiero è quella silenziosa conversazione che c'è fra me e me stesso", si cita nel film. Sposatasi due volte, amica dello scrittore Walter Benjamin da noi amato per il suo saggio L'Opera d'Arte nell'Epoca della sua Riproducibilità Tecnica, durante il secondo conflitto mondiale diventa una rifugiata di guerra senza diritti politici prima a Praga, poi a Parigi, poi ancora a Lisbona. Nel 1941 riesce fortunosamente a fuggire negli Stati Uniti, dove non cambierà il suo status almeno per altri 10 anni, cioè fino a quando il governo americano non le concederà la cittadinanza. Lo stesso anno pubblica il fondamentale The Origins of Totalitarianism (“Le origini del totalitarismo”), frutto di un’accurata indagine storica e filosofica. Arriva così a giudicare la cosiddetta "ideologia" come uso indebito della facoltà razionale umana, quindi potenziale origine di ogni attività totalitaria, insomma un brutto effetto della razionalità finalizzata al proprio tornaconto, all'egonanismo. Afferma filosofico.net: "la mente gioca con se stessa: l'atteggiamento ideologico, privo di un vero ideale, assolutizza la facoltà logica facendola esorbitare dai suoi limiti costitutivi, in modo tale da costruire una pseudo-realtà, impermeabile all'esperienza della realtà autentica, al cui interno vige la pretesa di spiegazione totale che nega, di fatto, la vocazione della natura umana alla libertà di iniziativa" mutantropica, aggiungeremmo noi.

Ma la vera svolta nella sua vita avverrà dopo altri 10 anni. Nel 1961, infatti, in qualità di inviata del settimanale New Yorker, assiste a Gerusalemme al processo contro il gerarca nazista Adolf Eichmann. Il resoconto di questa esperienza viene inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista newyorkese e successivamente proposto in forma unitaria nel 1963, con il libro Eichmann in Jerusalem: a Report on the Banality of Evil (in italiano La Banalità del Male: Eichmann in Gerusalemme). Un'opera in sé ai limiti del pedissequo, se non fosse per il suo stile di scrittura unico per vivacità e irruenza, ma da un certo punto di vista altro non era che la trascrizione degli eventi processuali cui ha assistito, talvolta accompagnati da commenti e impressioni. Eppure... l'opera arrivò a scatenare un vespaio di polemiche così intense e rancorose da portarla, nel giro di pochi anni, al quasi totale isolamento specie in seno alla comunità ebraica internazionale.

Sostanzialmente ciò che veniva considerato pietra dello scandalo erano due sue osservazioni: l'aver considerato Eichmann non un genio del male, bensì un grigio burocrate (da qui la "banalità" del suo operato), e aver adombrato il sospetto di corresponsabilità nell'operato dei capi comunitari ebrei durante il nazismo, secondo lei in certi casi possibilmente collaborazionisti. Apriti Cielo: le comunità ebraiche di tutto il mondo, a cominciare da quelle americane, cominciarono a lanciare minacce e insulti prima in direzione del New Yorker, poi direttamente della sua persona. E alla fine lei perse la stima della varie intellighenzie internazionali, ovvero degli ambienti intellettuali, ma anche dell'opinione pubblica, persino dei suoi amici più stretti.

Da un certo punto di vita la cosa era comprensibile: non erano passati vent'anni dalla fine della guerra e da quel dramma epocale chiamato Shoà (così come oggi tutti ricordiamo cosa successe nella seconda metà degli anni '90) e per le comunità ebraiche assetate di giustizia, se non proprio di vendetta, e comunque coerentemente al loro credo, la responsabilità del singolo era tutto. Insomma era inaccettabile pensare che il "grigiore" di un conformista (vedere le caratteristiche del mutantropo grigio nella nostra matrice mutantropica) potesse solo minimamente scagionare un criminale nazista dalle sue responsabilità. Così come era necessario apparire vittime di questa tragedia, il solo sospetto di una complicità ebraica era incompatibile. Illuminante, in tal senso, il parere di Benjamin Murmelstein, ultimo presidente del Consiglio Ebraico del ghetto di Theresienstadt (o Terezin), magistralmente intervistato nel 1975 da Claude Lanzmann per quel capolavoro di cinematografia documentaria (per il soggetto più che per la regia) che è stato L'Ultimo degli Ingiusti, del 2013. Un altro personaggio inferocito con la Arendt, anche perché - a suo dire - assolutamente incolpevole. In effetti, schiacciati sotto il tacco della violenza nazista, i capi ebrei dovevano ingegnarsi nelle più sottili arti diplomatiche per poter preservare le loro comunità o almeno evitare i più gravi danni.

Insomma, nel merito non è detto che Hannah Arendt avesse ragione al 100% ma, come giustamente si deduce dal film, il problema non fu di merito ma di metodo. Se una grande intellettuale, una delle maggiori del suo secolo, ha un sospetto, un'intuizione, se ne può parlare pacificamente? Può esistere un confronto su opinioni adeguatamente argomentate che esuli dal pregiudizio e da una verità storica imposta per opportunità (si veda il nostro post sull'osnoblotizzazione ontologica della storia) - per quanto questa sia vista come necessaria - confronto unicamente orientato alla conoscenza della Verità (ci si perdoni la maiuscola)? Si può insomma affrontare un problema al di fuori di ogni interesse personale e conformismo, senza la paura della gogna intellettuale ancor prima che mediatica? Cosa costa a un pensatore, come a ognuno di noi se decidiamo di assumere un'opinione personale, il diritto di percorrere la via della Mutantropia Evolutiva? Inutile dirlo, secondo lei costi quel che costi, foss'anche la stima del suo secolo e il quasi completo isolamento.

Intorno al cinquantesimo minuto del film una Hannah Arendt insegnante di filosofia imbevuta dal pensiero di Heidegger sembra darci torto, per poi darci incredibilmente ragione. Infatti insegna: "la tradizione occidentale risente di un grande pregiudizio, e cioè che il male peggiore che l'umanità possa commettere sia determinato unicamente dai vizi dell'egoismo. Ma nel nostro secolo abbiamo avuto la prova tangibile che il male è riuscito a radicarsi nel profondo delle nostre anime e oggi noi possiamo affermare che il male peggiore, chiamato anche male radicale, non ha assolutamente più niente a che vedere con motivi così umanamente comprensibili e peccaminosi come l'egoismo. Anzi, io direi che ha a che vedere con il seguente fenomeno, e cioè convincere l'uomo di essere superfluo in questo mondo in quanto uomo. Tutto il sistema dei campi di concentramento era unicamente finalizzato a convincere tutti i prigionieri che erano uomini superflui, prima di sterminarli con il gas. Nei campi di concentramento le persone dovevano imparare che una punizione non era necessariamente causata da una disobbedienza. Che lo sfruttamento non doveva generare profitti per nessuno e soprattutto che il lavoro non ha bisogno di produrre alcun risultato. Il campo di prigionia è un luogo dove ogni azione e ogni impulso diventano per principio privi di senso. In altre parole un luogo dove viene creata l'insensatezza. Riassumendo: se noi possiamo affermare che negli ultimi momenti del totalitarismo compare per la prima volta il male assoluto, assoluto perché ormai non è più riconducibile a motivazioni umane, noi possiamo dichiarare con certezza che senza di esso, cioè senza il totalitarismo, questa radicale natura del male noi non l'avremmo mai conosciuta". 

Bene, come già illustrato nel post Osnoblosi, secondo noi il fenomeno così chiamato ricrea, per le moderne società sedicenti democratiche, quello che ha cercato di fare il totalitarismo tramite il pensiero unico a suo tempo, ovviamente mutatis mutandis. Quindi grazie Hanna Arendt per aver vissuto, per il tuo pensiero e per il tuo coraggio, sei stata in grado di incarnare l'eccezionalità del Bene. Ma personalmente aggiungeremmo grazie per averci spiegato che l'osnoblosi è persino peggio dell'egonanismo. Grazie.

26 settembre 2015

Bertrand Russell

Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa, non è affatto una prova che non sia completamente assurda. Anzi, considerata la stupidità della maggioranza degli uomini, è più probabile che un’opinione diffusa sia cretina anziché sensata.

24 agosto 2015

Sulla Responsabilità Culturale


Dobbiamo dire che o il nostro lettore si è raffinato o l'ascoltatore medio dell'industria culturale italiana ha perso qualche certezza cammin facendo. Infatti se non è passato poi molto tempo dall'accorata apologia che i suoi paladini fecero dell'indifendibile Morgan, ben poco è successo in difesa di Morandi, Ligabue e Jovanotti, da noi dileggiati nella nostra risposta aperta ad Aldo Grasso, giusto qualche dubbio espresso privatamente su facebook sull'opportunità di bistrattare così cotanti mostri sacri. Già, mostri sacri, non sottoprodotti pseudo-culturali un po' imbarazzanti in un paese civile.

No perché, scusate, ma ha attirato la nostra attenzione la recente dichiarazione di certo Claudio Coccoluto, all'apparenza un attempato signore ma in realtà storico DJ di un postaccio celebre come tale da anni: la famigerata discoteca (aaargh) Cocoricò di Riccione. Gli anziani fra noi ;) ricordano che veniva considerato assolutamente "un posto del c." già negli anni '80, ci chiediamo cosa ne sia rimasto oggi. Nondimeno capro espiatorio dell'inetto (oltreché inspiegabile) ministro dell'interno Alfano, da noi già più volte scherzosamente citato (cercare per credere ;), che l'ha fatto chiudere perché sembra che vi spaccino droga, quando è dai medesimi anni '80 che lo sanno anche i sassi. Forse Alfano l'unico interno che capisce è quello del suo cervello, dei cui angusti spazi ha modo di conoscere il più di ciò che avviene (a quanto traspare, assai poco).

Dicevamo che il summenzionato sig. Coccoluto, a quanto pare celebre spacciatore di suoni inarticolati da lui sorprendentemente chiamati "musica" (ma pare sia pagato per farlo, ed ecco spiegato il mistero di tanta apparente osnoblosi:), in occasione della drammatica scomparsa di Lamberto Lucaccioni, 16 anni, deceduto dopo aver assunto una pasticca di ecstasy nel suddetto notorio luogo, è addirittura arrivato ad affermare che "il vero sballo è solo la musica". Scusate cari lettori, ma raramente una frase è stata tanto vera e tanto falsa allo stesso tempo, merita quindi una piccola disamina.

A costo di sembrar pedanti, indagheremo la sfuggente definizione di "sballo". Il dizionario del Corriere se la cava con uno "stato di allucinazione prodotto da una sostanza stupefacente", ma non meglio fanno altri, come ad esempio il Garzanti che tuttavia aggiunge "situazione eccitante e fuori dal comune; cosa che piace molto", o l'Hoepli, che tende a enfatizzare l'eccitazione. Insomma, tranne quest'ultima definizione maggiormente permissiva, sembra che sballo e musica abbiano poco o nulla da spartire. Il che renderebbe falsa la frase testé pronunciata: la musica non c'entra con lo sballo, procurato prevalentemente da certe sostanze o da situazioni eccezionali. O almeno non col, per citarlo testualmente, "vero sballo". Ma allora questo cos'è? Come lo si provoca? Francamente non sapremmo dirlo. Forse il vero sballo arriva solo con l'uso di droghe e con buona pace di Claudio "anima bella" Coccoluto, per quanto noi conosciamo molti altri sistemi per avere esperienze eccitanti ed elettrizzanti, ai limiti dell'extracorporeo e comunque oltre l'ordinario, ovvero extra-ordinarie, che anzi vengono parzialmente inibite, se non proprio impedite, dalle droghe. E molte di queste, ebbene sì, sono accompagnate da musica.

Ma allora Coccoluto in qualche modo aveva ragione? Bhe, da un certo punto di vista sì. Peccato che stesse parlando di una cosa che non conosceva: la musica. Parliamo ovviamente di "buona musica" perché certo, se musica è "suono artisticamente organizzato" (per artisticamente si intenda "culturalmente e a fini non razionali", cioè non referenziali) allora anche quella di cui si occupa lui è ""musica"" - doppie virgolette d'obbligo - ma per non sembrare più cattivi di quelli che siamo, e ce ne vuole ;), sull'argomento citiamo volentieri l'articolo di Severgnini sul Corriere. Col giornalista raramente ci troviamo d'accordo, ma qui lo condividiamo, apprezzandolo per profondità di analisi ed equilibrio di giudizio. Solo... alla sua frase, peraltro riportata, "se offri musica così (hard core, techno, trance), se la mandi a 120 decibel (un aereo al decollo), se hai un parco-luci così (strobo da 5.000 watt, teste mobili, accecatori, videoled)", vorremmo aggiungere: non vi ricorda qualcosa? A noi sì: arte multimediale a precisi fini sinestetici. 

Certo ma... quali fini sinestetici? Si dice che l'albero si giudica dai frutti, ma ciò non ci impedisce di fare viceversa, ovvero giudicare il frutto dall'albero. E... che frutti possono dare tre bombardamenti, uno di ritmi house, uno di decibel e l'altro di fotoni? Per carità, conosciamo e a modo nostro amiamo i cosiddetti "ritmi lemuriani" (tipici dei generi sopra citati) ma veramente in tutt'altri contesti e a diverse, diciamo così, dosi. La musica porta a stati trascendenti, è risaputo da sempre e sistematicamente utilizzato nei riti anche solo sociali dell'uomo. È questo il "vero sballo" o è quello finto? Ma può portare anche agli stati più primitivi ed elementari della nostra animalità, dipende da che schema neuronale si vuole, più o meno coscientemente, attivare. 

Insomma signori, sappiamo bene che il buon Coccoluto può aver avuto le sue abitudini, può aver composto la musica che ha composto ma non è lui responsabile della morte di quel ragazzo. Però guarda caso contrabbanda per "divertimento" una sorta di aberrazione culturale. Sia chiaro, sono tutti liberi, i gestori del Cocoricò e i loro numerosissimi clienti, questo è il tempio del divertimento moderno (invero un po' attempato, va', ma che lì tiene duro), però non ci si stupisca di una necessità, di una tecnica di sopravvivenza, di un quasi automatismo chiarissimo persino al Severgnini ;)

Signori scusate ancora e chiudiamo. Questo intendiamo per responsabilità culturale: dire le cose come stanno, ed è l'unica operazione veramente deosnoblotica che possiamo fare contro certi accadimenti. Tanto la verità è relativa e ognuno è libero di avere la propria opinione, ma troppe cose sono taciute per interesse. Insomma le cose van dette, persino su Morandi, Jovanotti e Ligabue (che poco fa ha inutilmente rovinato la Notte della Taranta a Melpignano), non solo su Vasco e Morgan (o Ferradini, o Ramazzotti), persino che la techno è così disarmonica e lontana da un equilibrio psicofisico sano da indurre all'uso di stupefacenti forti. Solo per citare le 4 cose di cui s'è parlato, saltando forse il discorso sull'emotività esagerata o pornografia femminile, da noi a suo tempo citata a proposito di civiltà  e di Sinestesia, rappresentata in musica dalle migliaia di voci melodiche e sentimentali che da sempre ammorbano la scena nazionale. Finché non si dicono le cose come stanno si è parte del problema e non della soluzione, inoltre parte inconsapevole, tonta e cieca. Ricordate una definizione di osnoblosi? "Tesi di rilevanza collettiva tipiche dell’ignorante, dell’ingenuo, del plagiato", ovvero fino ai livelli del buon e "innocente" Coccoluto con le sue sconcertanti prescrizioni di "vero sballo" sul cadavere di un "suo" ragazzo, uno più sfortunato di tanti. E proprio in quel luogo lì, pensa un po'. Chissà perché pare che all'Auditorium di l.go Mahler ci siano meno operatori di vendita al dettaglio lì apposta a "fare marketing"...

Perché cantava Battiato (oh, quanto ricordiamo gli anni 80!) "e sommersi soprattutto da immondizie musicali...". Di questo verso ci ha sempre impressionato un termine: l'avverbio "soprattutto". Perché già siamo sommersi di ogni immondizia culturale, sopra ogni equità e decenza. Ma "soprattutto"... per soprammercato... per incredibile colmo, o... per sconcertante necessità..?

6 agosto 2015

Paura e Coscienza-Ego


Carissimi, come state? Pronti per le vacanze estive? Già in vacanza da un pezzo? E fate bene, qui in città si muore!

Noi come redazione ormai agiamo in ordine sparso e ci dispiace presidiare meno il nostro bel blog, così capace di suscitare simpatici vespai su veramente piccole ed elementari provocazioni (a tutt'oggi i due post più letti sono quelli su Sorrentino - l'altro - e Morgan, figuriamoci!). Ma non siamo gli unici, purtroppo, ormai nel mondo si dice che l'epoca del blog sia un po' tramontata, uccisa dal consumo facile e veloce permesso dal mezzo Facebook. Piattaforma che, non so se sapete, ha chiuso la nostra pagina ufficiale unilateralmente, trasformandola in qualcosa d'altro e facendoci perdere buona parte del contenuto condiviso. Grazie di esistere, Facebook, per noi sei come Ligabue: un guiderdone di idiotismo, una lente di decodifica immediata :)

Ma va beh, a monte, nonostante la nostra scarsa presenza scriviamo questo post perché un articolo ha urtato particolarmente la nostra sensibilità technesica, ovvero di appassionati mutantropologi con una certa attenzione per le apatepofobie. Articolo? In realtà parliamo di questa roba qui su 'sta tizia newyorkese di origine venezuelana che, con apparentemente grande e meritevole coraggio, ha deciso di superare tutte le sue paure vivendole di persona. Ciò che ha acceso in noi un campanello d'allarme è stato il fatto che - è risaputo - quando frequenti un corso di motivazione e autostima la prima cosa che ti insegnano è "superare le paure" con attività tipo camminare sulle braci ardenti o similia. Pratica che forse funziona, per carità, però dopo in cambio della paura ti ritrovi un ego grande così, che dal nostro punto di vista è molto peggio. Come in più punti esposto, non abbiamo nulla contro quelle piccole paure che portano circospezione e prudenza, anzi sono proprio quelle a non farci prendere il volo verso il più delirante egonanismo. Purché però non si trasformino in vere e proprie fobie (atiqui- o apatepo-), stati psicologici che possono solo avere effetti immobilistici o osnoblotici, insomma l'opposto di mutantrogenici.

Ma le cose stanno veramente così? Davvero questa persona, al secolo Michelle Poler, sta contrabbandando le proprie fobie per una dose suppletiva di ego? No, leggendo l'articolo ma soprattutto vedendo le immagini capiamo che ci stiamo sbagliando. Questa di ego ne ha già da vendere, e ne ha così tanto da volerlo assolutamente mostrare al mondo e per farlo ha imbastito un sito con prove documentali sulle sue piccole idiosincrasie tra il convenzionale e lo sconcertante, che certamente aumenterà il consenso nei suoi confronti delle menti più semplici. E lo si capisce sin dalla prima immagine: lei al centro che urla tipo re Leonida in gonnella, portata in trionfo da impiegati in motivazione adorante. Poi, va beh, i ragni (è normale che in ufficio si trovino tarantole di quel calibro sotto ogni scrivania), ma francamente non capiamo cosa ci sia di spaventoso nel colorare il culo di un uomo, a parte eventuali rischi di repentini mutamenti nella composizione gassosa dell'atmosfera, se ci si perdona la battutaccia. Se prima ci sentivamo presi in giro, qui si sconfina già nell'offesa, e siamo solo alla terza immagine su 50!! :O

Poi ci sono le montagne russe e già uno per questa tizia comincia ad invocare la miniera, così, giusto per farle vivere un'esperienza minimamente reale (anche lì è pieno di divertentissimi carrelli su rotaie), poi ci sono i cani, ovvero un labrador, razza famosa per l'incredibile mansuetudine, ma alla fine getta la maschera e, come si dice, splafona nel ridicolo: fumare sostanze illegali. Beh, se questo permette di superare le proprie paure allora dovremmo stare allegri: è una terapia diffusissima, anzi conosciamo certuni che la praticano pervicacemente in via preventiva. Ma va a dar via... il chilum, va'!

Alla 7ª abbiamo "stare un giorno senza telefono" ma questo per noi non è voler superare una paura, bensì voler rimanere umani nonostante tutto. Fatti salvi casi estremi, chi non sta almeno un giorno al mese senza telefono dovrebbe farsi serie domande su che burattino del sistema sia diventato, piuttosto che sbandierare al mondo il suo patetico sforzo di sembrare qualcos'altro (come il tossico che ripete "posso smettere quando voglio" ;). Il successivo lancio col paracadute è così borghese (con quel sorrisone poi, che tradisce una gioia cui s'è avvezzi) da farci invocare nuovamente la miniera. Ma l'indignazione risorge due immagini dopo: mollare il lavoro. Al di là dell'infelice mimica facciale cui si è dovuta sforzare per questo brutto servizio, la vogliamo proprio vedere! Tutto questo ambaradan è finalizzato alla sua subdola carriera e questa ci parla di mollare il lavoro? Forse gli idioti siamo noi e lei l'ha capito benissimo...

Poi c'è il cambiare un pannolino, e qualcuno di noi già pensa a un bel campo di... lavori forzati! Ma l'anima borghese risorge ad ogni piè sospinto ed ecco far la sua comparsa l'elicottero, come se fosse una paura doverosa da superare vista la frequenza con cui capita l'ambito mezzo. Attendiamo il giro in Rolls Royce con una gomma bucata, terribile! O con uno shuttle, perché no? un bel trekking sulla luna, anche perché con quello nel bosco si torna alle attività ricreative del tipo fumare sostanze illegali e questa probabilmente ha paura di andare al ristorante, poverina, bisogna capirla. Infatti ha problemi con le ostriche. Con il caviale no, eh? Ma con le migliaia di migranti oggi in Italia, non c'è nessuno che le dice qualcosina a questa?

Sorvoliamo le successive offese perché sono tutte dello stesso tenore: testimoniano di una personalità che non si capisce se idiosincratica e fragile, allora avrebbe solo bisogno di uno bravo, o se semplicemente ci prende tutti per il culo. Questa non è mai stata in campeggio? NON HA MAI ACCAREZZATO UN GATTO? NON È MAI STATA IN UN BAGNO PUBBLICO?!!? NON SI È MAI UBRIACATA???? Ma in che sarcofago ha vissuto finora? Per carità, una paura condivisibile nondimeno c'è, quella della ceretta brasiliana, ma questa non ha mai nemmeno donato sangue, non ha mai abbracciato sconosciuti... Insomma sembra non avere mai dato, non essere mai stata di alcuna utilità per nessuno come tuttora continua a fare, del resto. Il classico quadretto di un'immobilista che si esibisce nei panni di una mutantropa apparente, o osnoblotica. Insomma una che per la sua carriera ha trascurato la cosa più importante che un essere umano dovrebbe fare: vivere. Una persona normale se ne vergognerebbe, lei invece ha compensato la sua - speriamo falsissima - inesperienza con un'ipertrofia egoica devastante, e ora rompe i santissimi al mondo creato. Poi ci chiedono cosa sia l'atteggiamento osnoblotico...

Ragazzi, quest'estate vivete, vivete e vivete! Non solo è la prima e più fondamentale esperienza sinestetica, ma così conoscerete voi stessi e gli altri, aiutandoli se ne hanno bisogno. Farete l'esperienza di una maturazione, di una crescita interiore tanto benefica quanto inattesa, ma soprattutto vostra, privata e reale. Ovvero non così inconsistente che, per avere un senso, debba essere sbandierata ai 4 venti.

Buone vacanze!! e... piano con le sostanze illegali, eh? la scusa di vincere la paura non regge! :D 

Piuttosto, se volete capire la logica dietro questa tizia, ascoltatevi Un'Idiozia Conquistata a Fatica del mai abbastanza compianto Sig. G.

3 luglio 2015

Sulla Manipolazione del Bello


Ebbene sì, ce l'abbiamo fatta a non scrivere per un mese, l'appena trascorso giugno. Non riusciamo a crederci, anche perché non l'abbiamo fatto apposta: qualcosa nelle nostre vite si è avverato e inoltre la già scarna redazione ha perso ulteriori componenti nei vortici dell'esistenza (auspicabilmente) terrena. Nel frattempo però non siamo rimasti inattivi e abbiamo intavolato un'interessantissima discussione con un (presumiamo) giovane intellettuale o perlomeno studioso, Tommaso Laganà, persona dall'intelligenza viva e dalla grande erudizione, oltre che analista spietato di discorsi altrui. Vero che abbiamo sempre caldeggiato la critica ma in questo caso, come dire? troppa grazzia santantonio! :D
Vi proponiamo quest'interessante carteggio anche perché parzialmente già scritto :D Potete leggere lo scambio pregresso a questo post di Facebook. Ci impiegherete un po' ma ve lo consigliamo, se volete capire meglio quanto segue.

Caro Tommaso, permettici di ricostruire il discorso se no temiamo di perderci, ci scuserai. Siamo partiti dalla tua peraltro condivisibile frase: "Alla domanda di Marx sulle ragioni per cui continuiamo a trovare belli i lasciti della classicità greco-latina, la risposta più appropriata è la più semplice: perchè ci è stato insegnato così, e noi lo abbiamo diligentemente appreso, e non ci è mai venuto in mente di contestarlo, in quanto quei testi e non altri erano stati posti a fondamento della nostra educazione estetica". Condivisibile perché vera, fotografia di un dato di fatto che rende una realtà (secondo noi che non siamo nessuno) oggettiva. Da un certo punto di vista, poi, dovremmo esserti grati perché nella tua frase/citazione descrivi uno dei meccanismi se non proprio IL meccanismo base dell'osnoblosi: la complicità del popolo, della gente comune più o meno plagiata ad arte, nel sostenere una sostanziale falsità a vantaggio di certuni. Secondo la tua citazione siamo tutti condizionati dall'infanzia e di conseguenza magicamente stregati da forme che ci han detto sin da piccoli esser belle.

Ma a parte il fatto che esperienza di tutti è che le cose che ci dicono in tenera età non è detto che facciano poi gran presa sui nostri gusti da adulti, specie col bombardamento di informazioni, segni e immagini che abbiamo oggi (superiore certo a quello dei tempi di Marx, ma anche allora non ce n'era poi così poco rispetto alle epoche pre-gutemberghiane). Ma a parte questo, o forse anche grazie a questo, il fenomeno reale da te descritto non fotografa interamente la realtà. Non è tutto, c'è dell'altro ed è doveroso informarne il buon Karletto, o il suo spettro che si aggira ancora per l'Europa, per chi ci crede, o il suo eone per altri.

C'è che l'arte non è osnoblosi, non è stata creata per ingannare l'uomo e ha potenzialità spesso trascurate o (peggio) svilite alla mera possibilità di dare sorpresa o piacere. C'è che l'uomo ha un cervello il cui funzionamento è ancora per lo più misterioso. Un organo praticamente liquido (dedicheremo presto un post alle straordinarie capacità che ha l'acqua di veicolare informazioni, o addirittura sentimenti), una pappina in brodo in grado di compiere opere assolutamente più prodigiose che calcoli matematici, campagne di marketing o citazioni enciclopediche dei più diversi e meritevoli autori ;) Un organo che nondimeno ha una struttura neurologica relativamente semplice - almeno da concettualizzare - e che funziona per risvegli, reminiscenze e attivazioni. Chiameremo i percorsi fisici lungo i quali questi fenomeni hanno luogo "schemi neuronali". Essi non sono tutti uguali, come non tutto uguale è il cervello, ma vi risparmiamo un trattato di anatomia :) Ci basti sapere che alcuni provocano movimenti automatici e involontari, altri reazioni istintivo-animalesche, altri ancora possessioni egotiche, e su fino ai pensieri più elevati e le intuizioni più geniali.

Sono tantissimi i tipi di impulso in grado di stimolare gli schemi neuronali (o neurali, hai ragione nel farci notare che forse questa formula è più adatta): un rumore improvviso, un odore ancestrale... La maggior parte di questi suscitano reazioni istintive o pseudo-tali, tipiche degli schemi più "bassi", quelli ai quali oramai affidiamo anche le nostre vite e forse ai quali ti riferisci tu con la tua tesi. Altri invece innescano le parti più sconcertanti delle nostre potenzialità. Gli stimoli maggiormente in grado di farlo pensiamo siano il suono e l'immagine, che sapientemente combinati dalle tecnologie dei diversi secoli creano l'arte e il simbolo. Sul rapporto fra i due ti consigliamo il nostro post Etica ed Estetica. Ecco, secondo noi tutta questa parte sfugge a te e al buon Marx, per quanto a modo suo sia un discorso più materiale (quindi assimilabile da un materialista storico) che trascendentale, o anche solo concernente il mondo delle idee, o inconscio collettivo, o immaginario popolare che dir si voglia. La ragione per cui l'arte classica piace e piace a tutti, africani ed eschimesi, cittadini e campagnoli, ricchissimi e miserrimi, è che attiva circuiti neuronali per sua intrinseca forza simbolica, cioè di unione all'Elevato, all'Archetipo, caratteristica che tutta la buona arte ha o dovrebbe avere.

Chi lo dice? Beh... complimenti per la tua dissertazione grondante dottrina, ma ti chiediamo scusa se non seguiamo e non seguiremo il tuo metodo, secondo noi tipico, diciamo così, di un approccio giovanile, ovvero di quando la cultura provoca infervoramenti e la vita è sostanzialmente ancora una sfida in territori ignoti. Noi, come altri prima di noi, non citiamo le nostre fonti, che sono prese più che altro da esperienze dirette, e ci affidiamo a un metodo tanto antico quanto efficace: la risonanza interiore. Il nostro post sullo stato di coscienza precedentemente citato spiega cosa intendiamo [i.e. se una verità non la senti già almeno lontanamente come tale, non può essere comunicata]. Perché facciamo così? non per screditare la scienza, per carità, comunque già bravissima a screditarsi da sola, ma perché veramente crediamo a un nuovo metodo, che nuovo non è bensì antico quanto il mondo (e al limite dimenticato dall'Occidente), la cui efficacia a sua volta è stata più volte confermata dalle ultime scoperte scientifiche, neurologiche e quantistiche. Insomma, noi siamo convinti di certe verità e aspettiamo sia la scienza a confermarle, non stiamo noi a inseguirla per poi doverci contraddire periodicamente ;) Ti garantiamo che da questo punto di vista gli ultimi 30 anni sono stati veramente pregni di soddisfazioni.

Certo... i filosofi della scienza insegnano - similmente alla tua immaginetta che stiamo commentando e, verosimilmente, alla tua tesi - che il paradigma in un'analisi è tutto, e su questo troviamo abbiano assoluta ragione. E non ce la prendiamo col bello, concetto secondo noi semplicissimo (lo dice l'ultimo dei contadini: è bello ciò che piace) e che nemmeno tu definisci, né con gli universali culturali, altra definizione autoevidente: ciò che i linguisti ignoranti pensavano fosse culturale ma in realtà è innato, e nonostante tutto certuni credono trattarsi di segno culturale. È una definizione traballante, lo sappiamo, ma non meno di quanto sia ambiguo e contraddittorio il concetto di universale culturale stesso, codice che, essendo innato, non può essere culturale (cioè appreso) ma solo pseudo-tale. Dovrebbero chiamarsi semplicemente codici universali. [esempio pratico: perché tutti gli uomini si salutano alzando le sopracciglia? O almeno perché tutti interpretano l'alzata di sopracciglia come saluto? O questo era un codice comportamentale ante-babelico miracolosamente sopravvissuto oppure è veramente una cosa innata, tu che ne pensi? entrambe le prospettive aprono più problemi di quanti ne risolvano, nevvero?]

E, cambiando appunto la prospettiva, vorremmo chiederti: cos'è per te l'uomo? Non vorremmo annoiarti con citazioni dotte, ma la tua posizione intellettuale ci sembra eminentemente kantiano/darwiniana: per te l'uomo è una sorta di macchina biologica adattiva che coi secoli (scusa se, con rispetto, ci scappa da ridere) "evolve". Su questo vorremmo darti una (speriamo piccola) apateporia: non scorgiamo nell'umanità degli ultimi 5000 anni alcun segno di evoluzione, anzi è vero il contrario. Certo parli anche di "capacità adattiva" ma, appunto, se non sbagliamo fu proprio questa obiezione a suo tempo a smontare il castello di Darwin: adattivo non vuol dire (necessariamente) evolutivo, anzi spesso gli si contrappone. Ciò si connette alla tua frase "Quindi volendo parlare di universali culturali di sicuro non stiamo parlando di arcanicità, inquietudine o senso di grazia e armonia". Appunto, dipende da cosa intendi per "universale culturale". Di chi è un segnale, del codificatore o del decodificatore (fatte salve le decodifiche aberranti)? Secondo noi di entrambi: è universale tanto lo stesso "segnale" (ancor più che segno) emesso da culture incompatibilmente diverse se con lo stesso significato, quanto l'interpretazione di un segno (ancor più che segnale), specie se extra-culturale (o naturale). Questo per dire che se un segno viene interpretato da culture incompatibilmente diverse nello stesso modo (o in modi confrontabili entro un minimo range), ovvero se instaura loro i medesimi sensi, fossero anche "di arcanicità, inquietudine o senso di grazia e armonia", allora universale è.

Quella che tu chiami "sensibilità estetica" è una cosa innata, uno schema neuronale che si comporta, quindi, come un universale culturale. La sindrome di Stendhal colpisce lo studioso e l'ignorante, il nobile di Milano come il lustrascarpe di Timbuctù, laddove quest'ultimo avesse il tempo e il privilegio di poterne soffrire. POI il potere costruisce su questa potenza il perseguimento dei suoi fini, insomma contestiamo la tua relazione di causa/effetto: non è il potere che impone "un" bello ai suoi fini e con mezzi culturali (cioè... ci ha anche provato ma non è la cosa che gli è riuscita meglio, si veda il bello sovietico o quello fascista, oggi inguardabili), ma bensì che usa "il" bello perché già di per sé efficace, un po’ come l'arrapamento, che nun tiene benzieri né necessita giustificazioni o sovrastrutture culturali, per quanto queste ultime nella realtà non manchino (o, per usare le tue parole, "tra questi input ci sono anche le informazioni di natura culturale che rappresentano il dominio culturale dei moduli concettuali").

La potenza del bello è simbolica non perché lo dica questo o quello, ma perché lo dice la stessa parola simbolo, συμβολον súmbolon (segno) a sua volta derivato dal verbo symballo dalle radici sµ- (sym-, "insieme") e βολ (bolḗ, "getto"), ovvero "mettere insieme", "unire". Il simbolo unisce, sì, ma cosa? È qui che torna in ballo l'uomo. L'uomo che non si evolve, e si adatta, ok, ma anche poco. L'uomo è fatto così. Ha la capacità di adattarsi della scimmia, ma ha anche componenti della sua struttura che non hanno nulla di animale e lo portano ad essere quasi totalmente altro. E non ci riferiamo solo alle componenti culturali, per quanto precipue, specie nel linguaggio, ma alle 
potenzialità in realtà molto maggiori rispetto a ciò che i peraltro bravi Hirschfeld, Gelman, Sperber e Leslie hanno capito ormai una ventina d'anni fa e che oggi, se non proprio smentito, è stato quantomeno integrato, come la scienza è solita fare. Tra le capacità innate dell'uomo, e ancora ci scusiamo per l'apateporia, c'è l'unione "agli stati superiori dell'essere", ma per favore non chiederci di definire questo concetto. Se per te l'uomo esiste solo per magnare, ubriacarsi e chiavare questo è una convinzione che nemmeno proviamo a contraddire.

La da te giustamente citata ridescrizione rappresentazionale è un modo difficile per dire una cosa semplice: la potenzialità che hai dentro fatica a destarsi se non adeguatamente stimolata da chi ti circonda, ok. Ma è risvegliata, non (solo) imposta o addirittura formata. Se non l'hai dentro, ragazzo, a Mantova dicono "at ve' mia luntàn". E come si fa ciò? Attivando gli schemi neuronali con il bello e/o con il simbolo e/o con il suono (l'olfatto e il tatto rimanendo relegati ai margini dell'esperienza formativa in Occidente, per quanto estetica o para-razionale, mentre il gusto ormai è puro e di certo non edificante edonismo). Noi, per non sbagliare, usiamo la Sinestesi, altri usano altri mezzi. In questo senso ci risulta incomprensibile la tua frase "Eppure il modello connessionistico si basa sull’idea che ogni concetto è rappresentato da un pattern di attività eccitatoria, non un elaboratore di simboli, ma un sistema dinamico capace di modificarsi in modo massiccio in funzione e a seguito dei suoi rapporti con l’ambiente", con buona pace di Smolensk (apprezzeremmo comunque tue elaborazioni personali, eh? ;), che cos'è un'elaborazione di simboli se non un "un pattern di attività eccitatoria" (insieme all'elaborazione di un segno qualsiasi, sia esso culturale o naturale)? Davvero, cos'è un simbolo e, ripetiamo, cos'è l'uomo?


Le ricerche di Serale 1992 -Edelman 1987 - Edelman e Tononi 2000 confermano ciò che noi affermiamo almeno dai primi '80: il senso lo determina la psiche aiutata dall'opera, cioè dal bello, se no perché l'estetologia si chiamerebbe così? E il bello non ha bisogno di essere referenziale e monosemico, come vorrebbe essere il linguaggio, anzi più è linguaggio meno funziona il mezzo, ed è per questo che la poesia non dev'essere MAI interpretata letteralmente e/o forse è per questo che oggi questa forma d'arte incontra così poco i favori del pubblico. Quindi NON "perché ha un significato assegnato a livello culturale", anzi esattamente l'opposto, proprio perché quel significato NON CE L'HA o non lo dovrebbe avere in prima istanza (e qui ti rimandiamo al nostro post su verità e stato di coscienza cui non sembri aver dedicato la dovuta attenzione ;P). 



Insomma, per ricapitolare, il bello (= ciò che piace e/o l'opera d'arte) funziona perché attiva schemi neuronali in grado di connettere l'uomo a stati superiori dell'essere, similmente ai simboli reali, cioè non quelli referenziali (come la donnina stilizzata x il bagno femminile) ma quelli che utilizzano archetipi. Jung ha dimostrato che questi ultimi, funzionando anche coi dementi, rappresentano veri universali culturali, ovvero segni correttamente decodificati (con maggiore o minore delta di scarto, ok) da popoli, culture e classi sociali tanto distanti quanto non comunicanti. Il potere poi fa il suo gioco ma questo ci interessa poco, se non a ulteriore suffragio di questa che per noi è un'evidenza. Ma il punto sta proprio qui: a cosa serve quest'eccitazione, quest'attivazione? Per l'idiozia post-berlusconiana che ci circonda, serve a godere del bello (cosa che così è stata almeno dal Rinascimento in poi, specie in epoca post-sessantottina), soprattutto se immediato, di basso livello o degradante, o almeno così al potere interessa far credere alla gente. Per noi invece serve a unire - secondo il suo etimo simbolicamente - agli stati superiori dell'essere fino ai più sublimi, da noi chiamati trascendenti, che poi sono lo scopo ultimo e vero dell'uomo, ciò che nega alle fondamenta Darwin applicato all'uomo e determinismi culturali di sorta (pur senza escludere la loro parte nella generale entropia di eventi che riguarda l'umanità dolente).

Ma questo, caro Tommaso, che te lo diciamo a fa'? Si tratta della classica verità attinente lo stato di coscienza e o è ovvia o è falsa. Un salutone e... grazie per averci dato l'occasione per poter esprimere certi concetti che speriamo siano stati utili a tutti!