25 dicembre 2013

Etica e Sinestetica


Gentili lettori, questa atmosfera natalizia tanto foriera di letizia (sì, ma dove?) ci porta a dare ascolto a una serie di richieste riguardo all'etica occasionalmente emerse dai commenti, e in effetti l'ultimo post su Nelson Mandela ci offre il destro per parlarne, essendo la biografia di questo signore un caso che ha del paradigmatico. Cominciamo dicendo una cosa: noi non siamo nessuno per poter parlare veramente di etica, né filosofi, né pensatori (di rilievo, intendiamo... vivaddìo cerchiamo di usare quella poca materia grigia di cui siamo dotati), né sacerdoti, né tantomeno profeti. Prendete queste come considerazioni generali secondo le categorie della Mutantropia e della Sinestesi, in ogni caso sempre contro ogni osnoblosi, e integratele con quanto precedentemente esposto da un punto di vista più connotato di pensiero trascendente nel post Etica e Senso Religioso.

Etica, dal greco antico εθος (o ήθος), èthos, etimologicamente significa "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine", ma è invalso il senso di "giusto comportamento". Secondo noi il suo senso va oltre e significa "perseguire il giusto" sempre e in ogni caso, anche contro il proprio interesse. Chiaramente il "giusto" dipende dallo stato di coscienza, esiste quindi un'etica oggettiva, ovvero coerente a un "bene" innegabile almeno dalle principali correnti spirituali e filosofiche vigenti, ed un'etica soggettiva, che è comunque etica o almeno è onestà con se stessi. Qui si innesta l'annoso problema di quanto quest'ultima, la soggettiva, sia davvero etica, cioè quanto il perseguimento di un bene percepito come tale ma con ogni mezzo, anche interpretabile come ripugnante o aberrante, abbia un qualunque connotato positivo. Cioè se Hitler fosse stato in buona fede nel perseguire il suo ideale di bontà per la terra/l'umanità/la razza ariana, sarebbe stato meno Hitler? Chi giudica il mezzo e la sua adeguatezza al fine?

Purtroppo intervenire sulle questioni di coscienza è sempre delicato e fuorviante, proprio perché comportarsi in modo etico non significa sempre e necessariamente comportarsi "bene". In linea generale (e davvero, per favore comprendeteci, solo in quella), se il Vangelo ci insegna a porgere l'altra guancia, cosa che noi non abbiamo mai visto fare eppure viviamo in una società sedicente cattolica, altri libri sacri, uno per tutti la Bhagavad Gita, ci insegnano a gestire lo scontro sì, ma in modo appunto etico, cioè senza conseguenze karmiche per noi e per gli altri. Perché, come abbiamo esposto nel post sopra menzionato, è proprio qui che si configura il nucleo centrale dell'etica: l'attenzione all'altro, all'ambiente, al sistema olistico di cui siamo parte. È etico il comportamento che lo considera, lo preserva e non ne compromette i delicati equilibri, e qui Adolf non ha più scappatoie.

E allora lo scontro? Quando e come è concesso ferire? Anche qui si entra in aspetti di coscienza molteplici e davvero individuali, ma sempre in linea generale possiamo rispondere che ciò deve avvenire quando lo scontro è veramente necessario, chiaramente nella consapevolezza del fatto che ognuno di noi è responsabile della propria conflittualità. E al quando si aggiunga il come, ovvero sempre con le modalità che l'antica tradizione cinese definisce Wu-Wei, concetto in questo link decisamente banalizzato in quanto il "non fare" poi significa effettivamente "fare senza conseguenze karmiche", per estensione "senza intenzione". Il che normalmente significa fair play, campo e strumenti "condivisi", nessun sentimento ostile o di vendetta. Guerra che non ferisce e non esalta, da eseguire anzi freddamente, come una "questione di ordine", sapendo che il fine non giustifica i mezzi e sarà di questi che, alla fine, si dovrà rendere conto (guardate cosa sta succedendo a quel tizio che ha sfruttato il parlamento italiano, l'organo legislativo del paese, per ripulirsi penalmente da una vita da criminale).

Si può riassumere quindi vedendo l'etica come quel fare non immediatamente razionale rispetto allo scopo pratico che si propone, laddove però questa irrazionalità (apparente) in realtà sia fortemente motivata nel perseguimento di un bene e nel rispetto del tutto. Quindi è etico quel gesto che ha una motivazione più grande del suo apparente scopo pratico. Vero che etica è azione mentre morale è pensiero, ma quella dell'etica non è un'azione qualsiasi, bensì è motivata dal pensiero, dalla morale, dallo stato di coscienza. Un fare responsabile, quindi, che risponde al tribunale interiore ma spesso anche ad alcuni esteriori. 

Come s'è detto c'è un'etica assoluta, prima denominata "oggettiva" e ognuno tende a vedere tale quella del suo credo, che quindi non può essere redarguita, nel nome della convivenza fra fedi. Se non forse tramite una Tradizione sapienziale che come tale dovrebbe essere connessa con le radici stesse di ogni fede, ma qui ci infileremmo in un discorso troppo profondo (e dibattuto) per i nostri propositi. E c'è poi un'etica personale, prima definita "soggettiva", perché personale è lo stato di coscienza, la morale. 

Purtroppo o per fortuna, però, quando uno stato di coscienza non è completo, cioè è immaturo o deficitario, cosa normale nel cammino sulla via dell'esperienza, anche colui che persegue "il giusto" fallisce ed ha un'apateporia, che a sua volta, similmente alla dinamica mutantroposnoblotica, lo mette in discussione e lo costringe a cercare un nuovo "giusto", un nuovo valore. Auspicabilmente quest'apateporia deve riguardare esclusivamente lui stesso, cioè non dev'essere frutto o causa di nocumento agli altri o all'ambiente: rischio sulla mia pelle, chi ci rimette sono solo io. In realtà un tale gesto non è proprio del tutto etico, a causa del rispetto dovuto almeno al nostro corpo, ma è già un buon inizio per distinguere Hitler da Jim Morrison :) A questo proposito nel nostro post sulla benvenuta apateporia parlavamo di Mutantropo interiore, che poi significa coraggio di cambiare sistema di valori contro ogni apatepofobia. E per guidare lo stato di coscienza verso ciò cui ancestralmente l'uomo è stato dedicato, quindi verso il "bene" che accompagna l'umanità dall'alba del suo stesso esistere, ci sono da sempre simboli e archetipi ed è qui che interviene in prima istanza la Sinestesi, est-etica dalle caratteristiche che ormai dovremmo conoscere bene.

Insomma essere etici significa essere giusti nei confronti del mondo e onesti con se stessi. Ovvero vedere le apateporie per quelle che sono, permettere agli eventi del mondo - figli del karma - di essere significanti. Così l'etica soggettiva lentamente si plasma e diverrà un'etica simile a quella oggettiva, perché maturerà nella consapevolezza dei suoi effetti e in un ambito interpretativo, quello archetipico-simbolico, che ad oggi è l'unico per una, chiamiamola così, corretta decodifica degli stessi. E qui si affronta un passo successivo: che fare quando si è raggiunta l'armonia col mondo (ammesso che ciò sia possibile)? L'uomo è alla ricerca di armonia e laddove la trova da Mutantropo tende a mutarsi in Immobilista. Ma è anche vero che l'assenza di apateporie, fondamento primo dell'armonia, è ciò a cui porta la via etica. A ognuno la sua, secondo il suo stato di coscienza: il ragioniere saprà essere un ragioniere in armonia, così il macellaio, così il filosofo. Almeno in armonia col mondo, e già questo sarebbe un risultato eccezionale, se tutti fossimo etici.

Ma da un ulteriore punto di vista, in armonia col mondo significa in qualche modo esserne prigionieri, accettare le sue logiche. L'uomo in quanto anima, e intendiamo la sua anima più autentica e profonda, capisce istintivamente che il mondo non è il suo regno, che essa appartiene ad un altrove. Allora l'etica diventa qualcosa d'altro e un simile scopo, per essere perseguito, inevitabilmente scardina equilibri forse eccessivamente di comodo portando nuove apateporie (cfr Gv 15, 2). Anche in questo caso interviene la Sinestesi, perché il confronto cui sottopone porta l'anima a verificare le distanza che separa il Regno dal suo tranquillo mondo di ragioniere, di macellaio o anche di filosofo. La porta a capire che ogni uomo ha il diritto-dovere di perseguire scopi spirituali trascendenti, e alcuni lo capiscono prima, altri dopo, altri mai (nella vita presente). Per il terzo tipo l'armonia col mondo è fondamentale. Per gli altri due parliamo della via del Metantropo rispetto a quella dell'Eumutantropo semplice.

Bene, è Natale. Quale tipo di Mutantropo interiore vorremmo far nascere? :)

11 dicembre 2013

Mutantropia di Nelson Mandela


Questa settimana avremmo voluto parlare dell'ennesima vergogna fra le vergogne nazionali: l'ignominiosa cacciata dal senato del politico più impresentabile del dopoguerra (e in Italia questo è già tutto dire), ma procrastinazioni, questioni di opportunità e l'evento di cui andremo a trattare ci hanno fatto cambiare idea. In fondo perché dopo i vari casi umani alla Morgan e Paolini avremmo dovuto parlare ancora di scelte sbagliate, di conformismo ed egonanismo aberranti, di stupidità tanto enorme da rovinare immeritate fortune?

Ieri all'Fnb Stadium di Johannesburg, dove apparve per l’ultima volta in pubblico, c'è stata la commemorazione di un uomo tanto speciale da aver reso possibile l'arrivo di 80 capi di stato (gente che, così... dovrebbe avere le agende già piuttosto piene), con tanto di presidente americano che stringe la mano a quello cubano, oggi Raul Castro, teoricamente nemico dichiarato. Ma chi fu Nelson Mandela detto Madiba? Vorremmo qui brevemente rievocare i principali fatti biografici per sottolineare la sua attitudine mutantropica e gli effetti che questa ha portato. Per la biografia ufficiale utilizzeremo come riferimento quella del sito mandelaforum.it.

Nato nel 1918 da famiglia tutto sommato non eccessivamente povera, metodista, sia il suo nome Rolihlahla ("attaccabrighe"), che il suo soprannome Nelson, sono stati mutamenti culturalmente imposti. Ma se è vero che nomina sunt omina, il ragazzo fece onore alla suo appellativo risultando sin da subito combattivo e deciso. All'inizio per perseguire i suoi interessi personali (mutantropo egotico), come tipicamente accade ai giovani, poi vieppiù per realizzare ideali di giustizia anche contro il proprio interesse. Di certo fece onore al suo nome quando nel 1940, a 21 anni, fu espulso dall'università per aver guidato una manifestazione studentesca insieme a Oliver Tambo, ma oggi è difficile capire come dovesse essere allora vivere in Sudafrica per un giovane nero. E certo quando l'anno dopo fugge a un matrimonio combinato dalla tribù lo fa per scopi egotici ammantati di vago senso di giustizia. Senso che però avrà modo di approfondire a Johannesburg, dove troverà lavoro come guardiano di miniere. 

Questo gli provocò uno sdegno tale da indurgli i primi due cambiamenti di tipo mutantropico: 
1) insieme a Walter Sisulu e Oliver Tambo costituisce la Lega Giovanile dell’ANC (African National Congress), e in pochi anni ne diviene presidente, passando così da una forma di lotta autonoma e spontanea a una più organizzata e istituzionale.
2) con un'incredibile determinazione, completa i suoi studi di legge all'Università del Witwatersrand, e con Tambo avviò il primo studio legale per neri. 
Insomma il combattente rimane tale, solo più civile e meglio organizzato, grazie anche a un'intelligenza e una sensibilità fuori dal comune. Ottiene così i primi risultati, anche organizzando le masse in atti di protesta, ovvero (ai fini della nostra analisi) eminentemente anticonformisti. Certo per lui la cosa era apparentemente più semplice che per noi: il potere bianco e dittatoriale appariva come un monolito da distruggere, insieme alle odiose leggi razziali che imponevano l'apartheid. In un paese osnoblotico come il nostro avrebbero semplicemente negato l'esistenza di ogni ingiustizia sociale, imputandone le voci al più a dicerie di frange comuniste ;)

Da Wikipedia: "Inizialmente coinvolto nella battaglia di massa, fu arrestato insieme ad altre 150 persone il 5 dicembre 1956, e accusato di tradimento. Seguì un aggressivo processo, durato dal 1956 al 1961, al termine del quale tutti gli imputati furono assolti. Mandela e i suoi colleghi appoggiarono la lotta armata dopo l'uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville, nel marzo del 1960, e la successiva interdizione dell'ANC e di altri gruppi anti-apartheid. Nel 1961 divenne il comandante dell'ala armata Umkhonto we Sizwe dell'ANC ("Lancia della nazione", o MK), della quale fu co-fondatore. Coordinò la campagna di sabotaggio contro l'esercito e gli obiettivi del governo ed elaborò piani per una possibile guerriglia per porre fine all'apartheid. Raccolse anche fondi dall'estero per il MK, e dispose addestramenti para-militari, visitando vari governi africani. Nell'agosto 1962 fu arrestato dalla polizia sudafricana, in seguito a informazioni fornite dalla CIA".

Dal processo che seguì non riuscì ad uscirne nel modo appassionato e brillante che aveva utilizzato per quello precedente, e tutti sappiamo quanto retorica - diciamo abilità oratoria - ed amore di sé vadano a braccetto. Ma questa volta no, questa volta lo aspettava una terribile apateporia. Il "mutamento culturalmente imposto" dell'imprigionamento fu un colpo durissimo, vista anche la crudeltà del carcere dove venne rinchiuso: un bugigattolo gelido di pochi metri quadrati in mezzo all'oceano. A questo punto ha avuto veramente modo di rimanere solo con se stesso e finalmente riflettere, un'esperienza sinestetica oseremmo dire estrema. A questo punto poteva rimanere immobilista e formalmente fedele al suo personaggio di attaccabrighe, oppure cambiare e in questo caso sappiamo bene le 4 scelte davanti a cui s'è ritrovato: conformismo egoista (adulando il governo o i suoi carcerieri), egoismo puro (lottando per migliorare solo le sue condizioni), conformismo puro (l'accettazione più bieca, il silenzio più grigio) o... evoluzione. Che ovviamente non significa per forza tradimento di sé.

Sappiamo che questa fu la scelta che prese e lo diciamo perché non fu certo quella che di per sé porta vantaggi. Chiuso in un carcere di massima sicurezza, senza alcuna prospettiva per sé, cominciò a dedicarsi completamente ai compagni di prigionia. E non per averne in cambio vantaggi, ma bensì per il perseguimento di ciò che riteneva giusto: indumenti più dignitosi (infatti la sua battaglia non si fermò quando riuscì a ottenerli per sé), condizioni di lavoro meno inumane, pasti migliori, possibilità di studiare in cella. La vera portata mutantropica di questi cambiamenti è descritta meglio sempre da Wikipedia: "Rifiutando un'offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata (febbraio 1985), Mandela rimase in prigione fino al febbraio del 1990. [...] Durante la sua detenzione, durata appunto 26-27 anni, Mandela lesse molti testi, poemi, poesie, liriche, libri in lingua afrikaner (olandese) e inglese, lingua che nel corso della detenzione imparò a perfezione conoscendo grammatica e parlato del gergo comune. In particolare [...] una poesia in inglese del poeta britannico William Ernest Henley, del 1875, dal nome Invictus, dal latino "invitto", o "invincibile" della raccolta Vita e Morte (Echi), pubblicata per la prima volta nel 1888 all'interno del libro Book of Verses. Questa poesia per Mandela è stata la principale causa del suo continuare la vita in prigione nell'arco di 26 lunghi anni". Insomma ecco che torna l'arte ancella dell'anima, il nucleo centrale della nostra poetica sinestesica. E GUARDA CASO ancora una volta legata al concetto di Mutantropia Evolutiva.  

Sappiamo tutti quale sarà l'effetto combinato di queste energie mutantropiche: uscito dal carcere nel febbraio del 90 a furor di diplomazie internazionali, vincerà il premio Nobel per la pace e sarà acclamato presidente del Sudafrica 4 anni dopo. Salirà quindi al più alto gradino del potere del paese che lo aveva condannato e incarcerato, perseguendo ogni azione in suo potere (questa volta pacifica) per annullare l'apartheid e ripristinare l'equità sociale. Diventato pacifista convinto, "Il perdono diventò la sua arma principale.[...] In modo sorprendente, egli dette un ricevimento per le vedove dei politici che lo avevano imprigionato e pranzò con il magistrato che sosteneva la sua impiccagione dopo che era diventato Presidente. Mandela si preoccupava della costruzione della Nazione e faceva ogni sforzo possibile per fugare le paure delle minoranze in Sudafrica. Era l’inizio del suo nuovo ruolo di negoziatore e intermediario per la pace e la riconciliazione. Lungi dal cercare vendetta per quegli anni lunghi e solitari, il suo desiderio di libertà per il suo popolo è divenuto desiderio di libertà per tutti, neri e bianchi. Grazie a questo impegno, la nuova costituzione sudafricana bandisce la discriminazione nei confronti di tutte le minoranze".

Oggi questo Eumutantropo è morto in odor di santità... una santità laica, perché le religioni sono ancora troppo obnubilate e rattrappite per accettare il concetto di Mutantropia. È l'eroe del millennio, il rappresentante nobile di una nazione che ha qualcosa da insegnare al mondo. Un esempio positivo quindi, un vero nuovo modello di uomo. Come noi negli ultimi 20 anni con Berlusconi. Perché diciamolo, tranne il carcere sono... UGUALI! ;)

27 novembre 2013

Due Approssimazioni alla Sinestesi


Non senza una piccola nota di orgoglio, vorremmo qui descrivere due mostre ora in corso che presentano diversi punti di contatto con la nostra poetica. Certo non sono - non possono essere - ancora Sinestesi, ma ci rinforzano nella convinzione che l'arte contemporanea stia dirigendosi vieppiù verso forme di installazione multisensoriale che però, al contrario degli esperimenti un po' fine a se stessi del quarantennio 1960-2000, portino i fruitori non solo nel regno della sorpresa e dell'imprevisto, quando non della paura o dell'emotività becera, ma anche in quello della trascendenza verso mondi se non proprio alti, almeno archetipicamente... altri ;)

La prima e forse più simpatica di queste è Le Surréalisme et l'Objet, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi. Allestita come una sorta di camminata onirica nei mondi paralleli vagheggiati dai grandi maestri del surrealismo negli anni 20 e 30 del '900 (Breton, Dalì, De Chirico, Duchamp ecc), grazie alla forza delle opere e alla sinestesica varietà di artisti e relativi approcci, essa è veramente in grado di produrre come un senso di straniamento nel visitatore.

Opere certo oniriche, ma spesso anche spaventose o ironiche o talvolta addirittura, finalmente, archetipiche. Il sesso che si scompone in elementi centrifughi, le prospettive che riflettono solitudini e angosce, oggetti comuni che interrogano sul senso del quotidiano, oppure mostruosità mutanti ed enigmatiche, contaminazioni impreviste ed inquietanti. L'oggetto diventa così simbolo di un'alterità perversa e quasi ostile, una sfida della creatura nei confronti del creatore: noi. Piccoli Luciferi ribelli contro il proprio demiurgo, essi ci impongono di rendere conto delle nostre invenzioni, del nostro senso estetico, delle nostre necessità di utilizzo. Divengono insomma lo specchio della nostra anima, delle aspettative, delle necessità, dei sogni di un'umanità sempre più dolente e perduta.

Il fatto che siano "invenzioni" del passato, poi, rende queste opere, questi oggetti, ancora più inquietanti, fino a ricreare il ghigno del facile profeta che, prevedendo l'aggravarsi della nevrosi metropolitana ed eternamente irrisolta dell'uomo moderno, sembra dirci beffardo "te l'avevo detto". Lo spettatore quindi, prima divertito poi sempre più sgomento, è costretto a confrontarsi col senso di una modernità, di una vita, di una generazione, di una civiltà alla deriva, ormai distaccata dalle prerogative eterne dell'uomo e proiettata in un mondo popolato di immagini e fantasmi, un minaccioso gioco di specchi inconsci che inviluppa le coscienze.
Insomma un'esperienza pseudo-sinestesica, che sarebbe stata effettivamente tale se avesse voluto essere più orientata verso una soluzione positiva per l'animo umano, soprattutto tramite simboli e archetipi veicolati da qualche Tradizione sapienziale.

L'altra mostra, certamente più a portata di mano, ha un nome spocchioso quasi come i nostri ;) Aisthesis, all'Origine delle Sensazioni, allestita presso la meravigliosa villa Panza di Varese. Due artisti-mito nell'arte plastica e ambientale del 900, James Turrell e Robert Irwin, venti opere in mostra tra proiezioni, installazioni e opere site-specific racconteranno "il loro singolare utilizzo della luce come medium creativo".  

Rispetto all'altra quindi il focus si sposta: non più l'evocazione che porta con sé un oggetto fattosi quasi black vomit del nostro inconscio, bensì l'analisi di come la sensazione nasca dalla percezione, ed essa stessa dalle informazioni che arrivano, coscienti o no, dal principale vettore di informazione dell'universo: la luce. Allora essa segna la distanza fra noi e le cose, riempie surrettiziamente spazi vuoti suggerendovi però contenuti immaginari, colora e definisce prospettive inedite e sconcertanti, evoca anatomie archetipiche (un'installazione in particolare ricorda la già citata vagina di Reshma Chhiba), rimanda a tribalismi immanenti e irrisolti, fino a dislocare percezioni e certezze. Il fruitore assiste così, sbigottito e impotente, al pleonasmo illusorio del proprio mondo di percezioni senza però un codice selettivo aprioristico, che è poi quello che ci permette la sopravvivenza psichica e la corretta decodifica nella ridda di informazioni del quotidiano.

Allora la percezione torna ai sui elementi base: la prospettiva, la luce e l'ombra, costringendoci a interrogarci sulla nostra interiorità e sui fantasmi che spesso tali spazi riempiono. Si tratta di un ottimo approccio alla Sinestesi per l'opera an-egotica di due artisti (per quanto fra i due Turrell abbia il sopravvento creativo e intellettuale) e per la loro superba capacità di usare la tecnologia luminosa come veicolo di enigmi e evocazioni interiori. Manca forse lo spunto per andare oltre, intendiamo oltre le forme nude, oltre il labirinto infinito delle possibilità percettive, ove l'anima può solo perdersi nella sua inetta solitudine. Manca il filo d'Arianna di immagini e simboli in grado di rievocare e risvegliare quelle potenzialità latenti che sole permettono una felice navigazione fra le forme e le informazioni dell'universo, verso l'unica, vera e autentica Luce. Detto questo, signori, chapeau!

Queste due mostre ci siano da stimolo per la nostra fino ad oggi solo annunciata realizzazione di una Sinestesopera. Al che vi facciamo una sorprendente anticipazione: rimanete in attesa di novità per il mese di giugno 2014! :D

21 novembre 2013

Mini-Apateporia della Settimana sull'Egonanismo Fragile: il caso Paolini


Su Gabriele Paolini è già stato detto tutto. Noi ci limitiamo a riportare, sgomenti, la notizia.

Anche se non ha nessuna connessione con noi, troviamo Paolini un personaggio assolutamente interessante perché:
- quando ha deciso di diventare disturbatore televisivo ha utilizzato la tecnologia per un processo mutantropico
- questo però, proprio per il suo successo, si è presto cristallizzato intorno al suo egonanismo
- trattandosi di una personalità fragile (al contrario del suo "collega" Mauro Fortini) e immatura, la situazione l'ha portato a un processo degenerativo
- la deriva s'è presentata con discorsi superonistici e deliranti, ma in realtà ipocriti e osnoblotici, sulla pena di morte contro pedofili e stupratori

Alla fine, similmente a Michael Jackson, altro egonanista fragile e - secondo il parere degli scriventi - altro successo ben al di là dei suoi (indiscutibili ma ben pochi) meriti, ha concretizzato la propria autopercezione vincente o "titanica" nei confronti di personalità ancora più deboli e immature della sua, tipicamente quelle infantili o adolescenziali. Cioè quelle più esposte alla fascinazione mediatica, l'unica che alla fin fine il fragile Paolini poteva vantare.

Questo post dovrebbe essere connesso a quello sulla tecnologia. E forse dovremmo coniare il concetto di mostro autopercettivo mediatico. Quanta tristezza però...

7 novembre 2013

Apateporia della Settimana: a sputare sul Karma ce la si prende col boomerang


A proposito del nostro ultimo post e di gogne mediatiche, una fra le forme più odiose di queste è quella dei gruppi di balordi, normalmente di giovane età, che malmenano un disgraziato o un handicappato per poi mettere il video delle loro malefatte su Youtube. Ecco, non vorremmo essere paragonati a gentaglia simile se ci vediamo costretti a trattare ancora una volta di un eroe nazional-popolare, oltre che eroe di questo blog: Marco Castoldi in arte Morgan.

E davvero ci perdoni il buon Marco, persona probabilmente simpatica, di discreta cultura e comunque con le sue dolorose e rispettabilissime vicende biografiche. Noi non abbiamo NULLA contro di lui, ce la prendiamo solo col suo personaggio pubblico, quell'incredibile testa di c. di Morgan, incapace di un pensiero sensato, fortunato decine di volte oltre ogni merito (fino a suscitare ben più di un sospetto), ma soprattutto tanto ingrato nei confronti di ogni sua fortuna da sembrare quasi divertirsi nel procurarsi una dinamica rapsodica di eventi psichiatrici. 

Ancora protagonista della peggior annata di X-Factor mai andata in onda (il che è veramente tutto dire), questa, da quarantenne scoppiato coi capelli grigio topo che sembrava agli esordi, oggi appare uno stanco quasi-sessantenne incanutito bianco latte ai limiti di una crisi di nervi. In questo recentissimo video prontamente fatto sparire da Sky TV e simpaticamente segnalatoci da Gaetarr, che ringraziamo, il nostro dà veramente il peggio di sé: bambino precocemente invecchiato, stizzoso e nevrastenico, incapace di gestire psicologicamente una sconfitta, non diciamo con classe (dote che purtroppo non gli è mai appartenuta), ma nemmeno con malcelato savoir faire. Insomma capace solo di sbottare strozzati insulti generici (cioè non circostanziati) e patetiche apologie di se stesso ai limiti della paranoia, con voce bruciata in un delirio egotico persecutorio e autocommiserativo.

Riportiamo la descrizione del nostro lettore: "Sgolato e sconvolto compiange la fine delle facoltà mentali dei suoi colleghi (ragàs che insulto!). Chiama Elio "signor nessuno", mentre Mika ha la mente a quadretti senza cervello e cuore (insulto + ricatto emotivo). Poi grida a Elio "sei falso, cazzo!" e sibila un "radical chic". Dopo perde ogni controllo e sempre più sgolato gli urla "Smettila di sfottere, hai rotto i coglionii!!!" con la Ventura che lo prega di smettere, lui sbrocca definitivamente nel delirio e il patetico conduttore non sa più cosa fare. Alla fine la Sventura è costretta a sbugiardarlo".

Ecco... al di là del caso umano ormai senza freni, requie o ritegno, cosa consideriamo oscillare fra il triste e il ributtante in quest'umana vicenda? Che secondo tutta la nostra unanime redazione e secondo le migliaia di persone che fra tutti conosciamo, insomma secondo milioni e milioni di italiani (ci sentiremmo di escludere solo gli appartenenti al suo fan club ;) Morgan non ha né ha mai avuto talento alcuno, o al più è stato ben mediocre. È un nessuno intellettualmente arrogante (tipico di chi non ha nulla da dire) e musicalmente epigono degli epigoni, eppure... eppure grazie all'osnoblosi imperante nell'industria discografica ha conosciuto un certo (è inutile ripetere immeritato) successo. Ma ora che succede? Dopo privilegi e i più diversi usi e abusi, costui, non bravo come Elio nel tenere il piede in due scarpe, perde il lume della ragione nel nome della coerenza e dell'onestà intellettuale? AH AH AH AH AH!

Certo che Elio è... "falso". Nel senso che è schifosamente ambiguo: corrosivo antiberlusconiano nei suoi concerti, certo di compiacere all'ampio pubblico che lo segue fedele da anni, poi però presente in tutti i sistemi di guadagno mediatici e osnoblotici, anche berlusconiani, che gli vengono offerti. Ma Elio ha cervello e carattere (oltre che una faccia di bronzo veramente invidiabile), Morgan no: è solo un povero diavolo senz'arte né parte che ha fatto comodo a qualcuno x un certo periodo e oggi, esaurito, non sa più dove sbattere la testa.

E cosa fa? Con la consueta luminosa intelligenza sputa nel piatto in cui ha sempre mangiato, cercando di smascherare in una patetica sceneggiata il regno osnoblotico che l'ha sempre nutrito ma nel quale oggi si sente rinchiuso. Peggio, rinchiuso ed escluso dai giochi, senza nemmeno un riconoscimento di gusto, potendo in fondo solo vantare un Mengoni che noi se fossimo in lui terremmo ben nascosto ;) Insomma sputtana, segandolo, il ramo dell'albero su cui è seduto, con effetti impietosi sotto gli occhi di tutti.

Per concludere... scusate signori, scusa Marco Castoldi, scusate membri del fan club, ma Morgan è un caso emblematico perché:
- raramente persona dotata di così poco talento ha conosciuto un successo simile
- raramente un cretino ha sputato in modo così sfacciato e pubblico (e ipocrita) contro la sua fortuna
- raramente qualcuno ha dimostrato così bene gli spietati meccanismi di vendetta di un'industria culturale (nome gentile per indicare il più becero e insulso entertaimnet) che può reggersi solo se parte integrante del grande gioco osnoblotico dei tempi che corrono

Poi, per carità... fa bene il lettore di cui sopra ad affermare: "ha ragione lui nel dire che Tenco è migliore dei Boyzone. In effetti persino una simile sconcertante banalità nella televisione attuale è un gesto di coraggio." Peccato che scordi di aggiungere che oltre che dei Boyzone, Tenco è infinitamente meglio anche dei Bluvertigo e di quel fulminato esaurito del loro cantante. 

Ma come sono messi quelli che guardano X-Factor? :D

14 ottobre 2013

Technesya o della Tecnologia


Cari lettori, non sappiamo se vi sia mai capitato qualcosa di simile all'essere colui che in un gruppo di persone conosce meglio la tecnologia che questi utilizzano o credono di utilizzare, segnatamente cellulari e computer, lamentarsi di qualcosa del loro funzionamento e sentirsi osservare come un disadattato, un bestemmiatore, un sobillatore, uno che non ha capito la bellezza e le incredibili possibilità che la Storia ci offre. Poi vedi che non sanno fare una cosa facile, che tu sai fare benissimo, e imprecano come marinai livornesi (con tutto il rispetto) attirandosi il tuo dileggio. >:)

Perché al giorno d'oggi succedono cose così simpatiche? Perché la società, certo grazie a costi relativamente bassi e alta disponibilità, è riuscita a rendere la tecnologia un feticcio. In un delirante mito misto fantascentifico/superonistico, ogni uomo si riempie di tecnologia ben oltre le sue capacità di gestirla efficientemente. Certe letterature, cyber in testa, ci hanno preparato all'interconnessione perenne, ma diciamocelo... negli anni 70 eravamo convinti che nel 2000 (nel 1999 precisamente, come da serial omonimo) avremmo avuto una base sulla luna o ci saremmo mossi col teletrasporto, mentre oggi l'unica differenza da allora sono cellulari e computer (+ un po di domotica e automobili ibride). Insomma niente nuove aperture a orizzonti nuovi ma più merce, quindi più soffocante casino, in quelli vecchi. Eppur così è successo, pensare a una società senza tecnologia è utopistico quando non velleitario, comunque donchisciottesco.

La tecnologia ha sempre affiancato la mutantropia, a volte contraddicendola (non mi sviluppo, non cambio, perché il lavoro lo fa l'arnese) a volte guidandola, cioè inducendo nell'uomo un adattamento a essa (in fondo chi impara a guidare un automezzo è un mutantropo). Ma l'uomo oggi vive un'illusione mutantropica positiva nei suoi confronti e ciò avviene perché il marketing con cui è distribuita, sfruttando il suddetto feticismo, trasforma la connotazione tecnologica in status symbol. Il nostro essercela presa con Steve Jobs e Facebook non è avvenuto a caso: chi possiede il tecno-ninnolo viene socialmente considerato mutantropo, non perché in qualche modo costui sia cambiato, ma perché si è inserito nei must tecnologici del suo secolo, quindi nel mito del suo gruppo sociale. Cioè il cambiamento conformista viene apprezzato come mutantropico positivo (hai cambiato modello, è più bello/nuovo, hai fatto bene), quindi premiato socialmente.

La sua penetrazione nell'inconscio collettivo è graduale e subdola. Ricordate i cellulari? Prima li avevano solo i ricchi (insediamento di status symbol), poi chi ne aveva bisogno per lavoro, infine tutti ne hanno avuto ALMENO uno, anzi da vantaggio competitivo professionale è diventato uno svantaggio il non averlo. Così è successo per il pc, l'email e l'ultima grande gabbia illusoria: Facebook. Un vantaggio iniziale oggettivo per certuni e discutibile per altri è diventato uno svantaggio sociale in negativo, perché la mutantropia tecnologica è puramente conformista o egotica (o più spesso entrambe) e più illusoria ancora della cosiddetta mutantropia del mutaforma, che almeno è fisica, quindi più sinestetica anche nelle eventuali apateporie.

Inoltre, o forse proprio per questo (ovvero in quanto promotrice di conformismo), la tecnologia è utilizzata dal "sistema" per esercitare controllo sociale: geolocalizzazione fisica, controllo dei messaggi testuali, intercettazioni telefoniche. Facciamo notare quasi di sfuggita che in un commento al post Confronto Sinestesico parte II anche Esthetron si lamentò dell'uso dell'arte come controllo sociale, specie in ambito psichiatrico. E non so se a chi ci segue è chiaro, ma il controllo sociale è l'area dell'osnoblosi. Peggio, l'osnoblosi è quella parte di controllo sociale che il cittadino fa da sé, e il potere ha tutto l'interesse a dargli la giusta imbeccata.

La tecnologia è solo un male quindi? Una sorta di flagello biblico destinato ad ammorbare ab aeterno le coscienze di un millennio corrotto e malato? ;) Beh, se così fosse, di certo questo atteggiamento non servirebbe a stroncarlo. Ma chi diceva che un motore può servire tanto a un carrarmato quanto a un'ambulanza?

Così la tecnologia fa parte integrante della nostra provocazione estetica, della nostra sfida. Il mezzo che serve al potere per parcellizzare le coscienze, per controllarle, per farle perdere nel mare magnum della rete, della connessione perenne, della nevrosi da connessione perenne sostituitasi al vivere il presente fisico circostante e multienergeticamente connotato o comunque multidimensionale, per il gusto solo emotivo - quindi forse un po' egoista - di comunicare MINKIONATE (diciamolo, minkionate! fossero almeno cose intelligenti...) col mondo creato in una delirante autopercezione di successo sociale... Bene, questo stesso mezzo viene usato in modo opposto: per fermare tutto, per riportare la coscienza nell'assoluto presente, dove l'esperienza sia significante e veramente multidimensionale come la tecnologia potrebbe permettere. E non (solo) su una direttiva orizzontale - la massa di sfaccendati che esige il mio contatto o la mia reazione - bensì su una verticale: l'analisi/esperienza di stati di coscienza alternativi possibili (e anche, perché no? non possibili, nel senso non "a priori").

Technesya è il mondo dove ciò si realizza. Una terra virtuale e reale, un ossimoro quindi una provocazione.

L'arte è una cosa eterna, così l'esperienza sinestetica. Così forse anche quell'esperienza sinestetica superiore che abbiamo denominato Sinestesi. Ma Technesya ritiene che la Sinestesi nel mondo moderno debba essere fatta di tecnologia, perché così esso è caratterizzato e in ogni caso mai come oggi ci mette a disposizione mezzi veramente prima impensabili e a cui la gente tanto volentieri si sottopone.

Oggi l'arte ha una patria in più, che è la patria dell'arte di oggi.

24 settembre 2013

Apateporia della Settimana: l'Autoindulgenza è l'Oppio dei Musicisti (ovvero del concerto-pacco di David Sylvian)

Premettiamo che una volta eravamo tutti fan di David Sylvian, ma dopo il discutibile "capolavoro" Blemish, una spatafiata soporifera dove la sua voce in primo piano risulta ingombrante quasi quanto il suo ego, i nostri entusiasmi si sono parecchio affievoliti e de facto non l'abbiamo più seguito. Questo per giustificare doverosamente la nostra obiettiva ignoranza sui suoi ultimi lavori. Ma si sa... la nostalgia... l'abitudine.... giovedì 19 siamo andati a sentirlo all'Alcatraz di Milano. Ma perché parlare qui ed ora del concerto di un cantante che, per quanto un tempo definito "la voce più calda d'Inghilterra", anzi proprio per questo, propone un'arte monosensoriale? 

Negli anni '60, a seguito delle ricerche teatrali di arte totale cui abbiamo fatto cenno in un precedente post, si era arrivati a proporre spettacoli multisensoriali in ambito rock, segnatamente per vista e udito. Chi dalla stagione 1966/67 andava a sentire i Pink Floyd o i Soft Machine all'UFO di Londra, o piuttosto i Velvet Underground alla Factory newyorkese di Andy Warhol, oltre a una musica fra le più belle e stordenti di sempre veniva investito da immagini psichedeliche e cangianti, bolle, olii, ectoplasmi multicolori. Si pensava così di dare un'esperienza sinestetica allo spettatore, più esattamente di "espansione di coscienza" e quest'ultimo, già ben predisposto dall'assunzione delle più diverse sostanze (eminentemente cannabinoidi o acido lisergico), nella pratica si faceva "un grande viaggio" e la cosa finiva lì. Forse la coscienza si espandeva fino a un certo punto, ma non mettiamo in dubbio che si trattasse di momenti ben piacevoli ;) Una sinestesia dell'entertainment con possibili derive incontrollabili, insomma. Quindi?

Si sa, si dice in giro, che spesso la musica di David Sylvian sia stata influenzata dall'oppio, comunque la sua etichetta si chiama Opium (Arts) e questo nome non l'ha certo deciso qualche maldicente. Tra le composizioni maggiormente ispirate dalla resina di papavero ricordiamo ad esempio il secondo Lp di Gone to Earth, o i due dischi fatti con Holger Czukay, il celebre bassista dei Can, Plight & Premonition e Flux + Mutability, o ancora il cd Approaching Silence. Musica minimale, suoni lunghi, ripetitivi e ipnotici, disturbati da mugolii e rumorini di fondo, vocine, piccole percussioni. Quando funziona questa tecnica audio, questa congerie di suoni, può arrivare a mesmerizzare la mente, purtroppo più spesso annoia a morte.

Il 19 settembre l'Alcatraz era mezzo vuoto, pieno appunto di sedie perlopiù vuote, tranne un centinaio scarso di persone nella fila centrale. Il... ehm, concerto, dal titolo The Kilowatt Hour, è iniziato con una mezz'ora buona di ritardo. Il palco è rimasto buio pure all'ingresso dei tre musicisti - oltre a David c'erano Christian Fennesz e Stephan Mathieu - cosa che non permetteva di distinguerli agevolmente. Si spengono le luci (della platea, il palco buio era e buio è rimasto), e si accendono 3 schermi dietro ai performer: un tastierista al synth, uno al piano (David), uno ai disturbi sonici. Partono lunghi suoni ambient, contrappuntati dal piano, disturbati da decine di piccoli effetti e con essi immagini scenografiche di nebulose in mutazione (ahi ahi ahi, la verità e la nebulosa a strisce! ;). Più avanti si saranno viste macchie di Rorschach cangianti, fasi lunari in rotazione e diamanti luminescenti di spettri cromatici. 

L'atmosfera generale è molto suggestiva. Per carità, sembra non finire mai, ma 3-5 minuti così si ascoltano volentieri. Quando nascono i primi sospetti che la cosa sia un po' fine a se stessa, cioè prima dei10 min, una caldissima voce sofferta, profonda, desertica (una registrazione dello scrittore Franz Wright) comincia la sua narrazione, forse un po' troppo impastata per essere perfettamente comprensibile al pubblico italiano. Nelle intenzioni, alla sinestesia della "musica"+immagini si vuole aggiungere quella del racconto dolente e intenso. E in effetti questa... come chiamarla? musica? ambiente acustico? quando funziona, in certi passaggi ispirati, è veramente in grado di cambiare qualcosa nel cervello, di switchare/alterare lo stato mentale fra i brividi.

Ok, ma quando non funziona? Ripete monocordi e insignificanti droni elettronici, sovrappone contrappunti astratti di piano che non dicono (e non salvano) niente, rifinisce con rumori che disturbano senza arricchire. E la voce desertica, impastata e delirante, fa capolino ogni 10 min. circa sempre uguale, sempre monocorde, persa nel suo incomprensibile trip. Il festival dell'autoindulgenza più ammorbante e acritica, corredato di immagini che, se i primi minuti danno una certa suggestione, poi vengono ripetute tante volte da provocare il proverbiale disgusto da abuso di idea. Dopo il primo quanto d'ora si vedono le prime espressioni sgomente, piuttosto che le prime teste che cadono tramortite dal sonno. Altri 10 minuti e la gente comincia ad alzarsi e andarsene, chi sconcertato, chi visibilmente contrariato. Fra chi non dorme fioccano commenti di sottofondo e battutacce, critiche aperte ma fino a un certo punto, perché sempre fatte sottovoce da persone che evidentemente rispettano David Sylvian più di quanto lui rispetti loro.

Al 50° minuto circa il pubblico è quasi dimezzato e anche noi, assolutamente obnubilati da tanto immobilismo evenementale, oltre che leggermente contrariati dalla mancanza di polemica aperta di un pubblico forse troppo rispettoso, ci alziamo per andarcene. Non facciamo in tempo a raggiungere la porta che il "concerto" è finito. Si accendono le luci e i terribili 3 non ci sono più: spariti per non fare più ritorno. Alla luce, le facce che ci circondano sono quelle di un branco di ex giovani, ora 45-50enni, un po' spaesati e un po' perplessi, pochi osano atteggiarsi da critici aperti e comprensivi. Poi rimaniamo basiti alla vista dell'unico che sembra essersi divertito: Andy dei Bluvertigo! Ma cos'è, una persecuzione? un collasso delle infimità? ce ne andiamo disperati. 

David, Daviiiid, perché ci hai fatto questo? Da che china s'è perso il tuo talento? Può un grande artista intossicarsi in modo così pernicioso, non tanto di resine orientali, quanto di ego e autocompiacenza? Ma almeno molla la sinestesia, che per piccina ch'essa sia, non è certo questa casa sua....

12 settembre 2013

Sesso Matto (Rassegna Stampa Mutantropologica VI)


Oggi la nostra rassegna stampa cita il simpatico film del '73 per parlare dei nuovi modelli umani - quindi mutantropici - che vengono proposti e capire insieme, qualcuno potrebbe dire "come al solito", quanto siano edificanti o piuttosto svianti, etimologicamente seducenti, da ogni possibile accezione di evoluzione ovvero miglioramento. E senza moralismi o bacchettonismi, per carità: nessuno fra quelli che scrivono è un santo o è esente da una qualche forma di vizio. Ma c'è chi il vizio lo tiene per sé e ci si diverte nei momenti ricreativi, e chi lo sbandiera ai 4 venti fino ad arrivare a farne una missione di vita. Si crea così per memetica quello che certi gruppi iniziatici definiscono un "eone", cioè una corrente di pensiero collettiva dalla forza autonoma e trainante... ovviamente non verso territori elevati.

Sembra che la capitale di questa tendenza, cioè l'abuso d'ogni vizio, sia Londra, la città della speranza per molti giovani connazionali purtroppo senza prospettive in questo paese di potere corrotto, economia al collasso e osnoblosi imperante. Una generazione di laureati che attraversano il continente europeo per trovare lavoro almeno come lavapiatti (grazie Italia!), ma che come moderni Pinocchi nel Paese dei Balocchi vi trovano ogni bengodi. O, meglio, ogni mezzo anestetico. Perché come si fa a far lavorare in modo efficiente l'immigrato in un ambiente meteorologicamente freddo, culturalmente ostile ed ecologicamente asfissiante? Riempiendolo di droghe e divertimenti. Cosa ne sarà dell'essere umano poco importa, dopotutto se l'è andata a cercare, intanto si tiene basso lo spread e alto il PIL. Da noi comunque dal punto di vista delle sostanze non va molto meglio. Si sente addirittura dire in giro che certuni siano ricaduti nel tunnel della droga.... per colpa dell'Inps! (o di Equitalia, è lo stesso: l'Inps ne è il principale azionista ;)

In ogni caso qui da noi si toccano dei vertici di ipocrisia osnoblotica che hanno qualcosa di sublime: si cacciano prostitute e trans dalla strada per poi metterle, non tanto loro quanto piuttosto la loro immagine, in sfilate e riviste patinate. Si opera così né più né meno che un furto di archetipo con doppio carpiato osnoblotico, sfruttando un immaginario che trova sempre meno riscontro nella realtà per farlo rendere nell'iconografia di tendenza e vincente. In fondo un corpo in vendita è già di per sé antico se non eterno simbolo di commercio, può quindi benissimo invogliare a comprare qualsiasi cosa. Anche in questo caso - che coincidenza - rimane fuori l'essere umano, tanto il bisognoso che elargiva il servizio quanto quello che ne faceva uso. Il primo si parcellizza in una tecnologia sempre più virtuale e sempre meno fisica. Il secondo, se non si adegua, diventerà un habitué o si affiderà al passaparola o insomma si arrangerà un po' lui. Nessuno ha il numero di Tarantini per caso? 

Infatti, per essere certi che il processo funzioni e lo faccia soprattutto negli astrali condivisi dalla massa di ipocoscienti che li intasa, si provvede a piccole rivoluzioni copernicane dell'immaginario. In fondo le attricette e le modelle non sono altro che prostitute d'alto bordo, no? Lo sanno tutti, così va il mondo. Bene, palesiamolo con un bel modello mutantropico da professionista del meretricio o addirittura pornostar!  Si tira giù la maschera nel nome della corruzione collettivizzata, perché nel tanto peggio/tanto meglio, come si dice, gli stronzi galleggiano. E che non ci si lamenti dei modelli dati alle nostre fanciulle, tanto dopo Britney Spears e le Tatù... Viviamo il post-modernismo della pedopornografia :O

Rivoluzione per rivoluzione, addirittura il mito Rocco Siffredi, da sempre re incontrastato del machismo mercenario (nel suo caso addirittura milionario) in salsa tricolore, non sa più cosa inventarsi e fa passare come ovvi e naturali certi sorprendenti voltafaccia. Mutantropia normalizzatrice piccoloborghese ;)  È pazzesco come, in un paese provinciale come il nostro, se qualcuno ottiene credibilità in qualsivoglia settore viene ipso facto considerato un'autorità per qualunque altro campo del sapere, anche lontanissimo, o legato da debole e confusa connessione. Il "simbolo" Rocco Siffredi, praticamente un archetipo, comunque il personaggio pubblico (non l'uomo), della coppia se n'è sempre fregato, al rapporto in sé non ha mai dato la minima importanza. Il corpo femminile per lui non era il vettore di un essere umano ma una bella forma con cui fare ginnastica carnale, un compito da sbrigare nel modo più spettacolare possibile davanti all'occhio necessariamente pubblico della telecamera. Oggi però affronta problemi di coppia per l'orecchio privato di chi è in crisi. Dopotutto anche lui ha un cuore, e poi ha scoperto che ascoltare l'altro torna anche utile. Wow, un vero eumutantropo! A quando un corso di sobrietà tenuto dall'on. Santanché o uno di modestia tenuto dal sindaco Renzi? (PS: ma è ancora sindaco costui?)

Forse l'uomo, intendiamo il maschio, ha semplicemente paura dell'universo femminile e tramite la sua mercificazione riesce a far fronte ad atiquifobie e apatepofobie. Di certo colui che ha filmato le proprie nozze con la webcam per rivivere quel momento indimenticabile non in modo oggettivo (come nel tradizionale filmino), ma attraverso la perenne soggettiva di come l'ha vissuto, dimostra ben altre fobie: quella di perdere la memoria innanzitutto. O forse semplicemente di vedersi ottimisti e ridicoli in modo oggettivo, come effettivamente si è in quei momenti. Tra i vari modi per impiegare la tecnologia in senso rievocativo di un vissuto, qui si esorcizza la paura di un impegno forte moltiplicando e reiterando all'infinito il terribile evento. Si pensa di applicarlo anche al famigerato esame di maturità o alla camminata sulle braci ardenti. Magari potremmo anche inserirlo in una Sinestesopera, perché no? ;D

Infatti un aiuto a chi vuole esorcizzare la paura dell'eterno femminino sembra arrivare dall'artista sudafricana Reshma Chhiba, in grado di proporre un viaggio fisico, quindi auspicabilmente sinestetico, nientemeno che.... all'interno di "Sua Maestà" la vagina! Il povero maschio (ma anche la femmina, suvvìa!) è così sottoposto ad un viaggio corporal-semiotico in uno degli archetipi più primordiali e sconcertanti che ci siano, capace di attanagliare la coscienza con una ridda di simboli fondamentali, dalla nascita - identificazione regressiva -, alla sessualità - identif. parziale - , all'alterità poco conosciuta, quando non inconoscibile, o minacciosa, soffocante, ostile, insomma tutta la serie di irrisolti psicologici che l'incorporazione in un simile luogo comporta. Purtroppo però... il trucco si svela presto. Ad una vaga somiglianza cromatica non corrisponde quella tattile, non vi è calore, nessuna scivolosità di mucosa, nessun'impressione organolettica. Che dire? Certo l'intenzione è encomiabile, si vuole evocare e far discutere, non mandare il fruitore in uno stato d'ansia. Allora forse l'opera va bene così, povera, simbolica. 
Ma tutti sappiamo che prima o poi l'epigono dotato di mezzi ci sarà... e senza Sinestesi rischia di venir fuori una cosa squallida e triste. La cosa ci dispiacerebbe non poco.

Di certo una che è riuscita a sconfiggere atiquifobie e apatepofobie è l'incredibile nuotatrice 64enne Diana Nyad, in grado di compiere la traversata da Cuba alla Florida a nuoto e senza gabbia antisquali. Alla fine sembra dirci che non è mai troppo tardi innanzitutto per allenarsi nei confronti di uno scopo, e poi per affrontare risolutamente le proprie paure, anche in modo estremo se necessario. Siamo sulla terra e quando si agisce si agisce. Che può farci in fondo qualche pescecane? Anzi forse l'hanno chiamato così proprio perché i cani aggrediscono sempre chi ha paura di loro...

E voi cari aspiranti Mutantropi cosa scegliete? I paradisi psichedelici di Londra o gli oceani psichici interiori? ;)

28 agosto 2013

Apateporia della Settimana: il "Nemico" con la tua Faccia (come il...)


Cari deosnoblotici aspiranti mutantropi, come va? Passate bene le ferie?

Noi non siamo ancora tornati tutti in pista, ma abbiamo trovato la notizia del declassamento della Lombardia così gustosa e in linea con un nostro precedente post che non siamo riusciti a trattenerci! Insomma l'Unione Europea declassa la Lombardia al 128° posto in termini di competitività, una sorta di disastro soprattutto rispetto ai fasti del passato.

L'arrogante ometto che la governa, al secolo Roberto Maroni, al quale riconosciamo almeno le buone intenzioni ma anche l'ostinata follia del velleitario, si affretta ad affermare che la colpa è del "nemico": il sempre odiato Monti. È stata sua la politica di austerity che ha condannato inderogabilmente la Lombardia al declino... E se proprio dobbiamo considerare il merito della questione, non è che abbia tutti i torti, eh?

Già, peccato però che i dati cui la Commissione ha fatto riferimento riguardassero l'anno fiscale 2011, in pieno governo Berlusconi, con lui come Ministro degli Interni, mentre al suo attuale posto sedeva quel coacervo di impresentabilità che (non) risponde al nome di Roberto "Semprevergine" Formigoni.

Insomma sì, la Lombardia, come il resto del paese peraltro, è stata rovinata da un gruppo di indiscutibili stronzi. Loro.

Trovare un "nemico" su cui far ricadere la responsabilità delle proprie azioni. Se non è osnoblosi questa............

BENTORNATI a tutti! :p




14 luglio 2013

L'Ego e i Suoi Appetiti


La lettura dell'ultimo meraviglioso numero di Jonathan Cartland, uno dei fumetti western francesi più adulti degli anni 80 recentemente ripubblicato da GP, ci riserva una bella frase detta dal personaggio pellerossa verso la metà del primo episodio, ovvero davanti a un vergognoso (anche allora) caso di femminicidio ante litteram. Egli dice: "[voi bianchi] vivete per il piacere e il potere! Seminate sui vostri passi il dolore, la morte e la putrefazione dell'anima!". Ora, con rispetto per l'anima di tutti e considerazioni karmiche a parte, troviamo la frase tanto bella e ficcante da riformulare in parte quanto da noi espresso a suo tempo sui tre vantaggi dell'egonanismo.

Allora si deduceva che, tradizionalmente, questi tre vantaggi si potevano riassumere in sesso, denaro e potere, per poi affermare che le tre categorie non erano omogenee. Qui aggiungiamo che ciò avviene perché queste, più che categorie filosofico-scientifiche, sono giusto miti letterari, supermemi assurti a mo' di colonne dell'inconscio collettivo. In effetti le categorie dovrebbero essere riassunte, oltre che concettualmente estese, a solo due: l'appetito e la capacità di perseguirlo. Questo perché il "sesso" è un appetito, quindi ciò rappresenta, come potrebbe rappresentarlo il cibo, la droga o qualunque altro piacere o concupiscenza, quella di denaro compresa. Mentre la capacità di perseguire, di soddisfare un appetito è più propriamente il "potere", il poter fare e il poter avere. In ciò viene aiutato anche dal denaro, categoria che quindi partecipa di entrambi i mondi: mezzo per soddisfare una concupiscenza e concupiscenza esso stesso.

Si può riassumere affermando che l'egonanismo, per configuarsi come tale, ha bisogno di due condizioni principali più una terza che è una modalità. Come appena esposto, le prime sono l'appetito e la capacità di soddisfarlo, cioè pensiero (a sua volta diviso in razionale o volontà, e irrazionale o desiderio) e azione, impulso e moto, morale ed etica. Però perché si definisca pienamente l'egonanismo è necessaria la modalità della spregiudicatezza, dell'assolutismo, dell'incapacità di vedere fuori da sé e dai propri appetiti, insomma l'inosservanza dell'ambiente e delle sue dinamiche, altrimenti si tratta di normale atteggiamento egotico non necessariamente patologico.

Ora.... un Testo Sacro poco diffuso recita: "desiderare e volere sono forze dateci da Dio, ma anche duri castighi". Come si comporta l'uomo quindi per sfruttare al massimo le prime e ridurre al minimo i secondi? Secondo noi esistono principalmente due tipi di uomini: gli immobilisti e i mutantropi, con questi ultimi che, secondo la nostra matrice mutantropica, si dividono in 4 categorie a seconda delle componenti egotiche (appunto) o conformiste del loro comportamento.

Beh, l'immobilista ha una posizione, se non condivisibile, almeno perfettamente comprensibile: la volontà di stasi, l'assolutezza e la bellezza di un momento perpetrate all'infinito, o al più a lungo possibile. Tutti siamo così quando vogliamo preservare ciò che abbiamo e che amiamo. Il vero immobilista, tuttavia, rifiuta aprioristicamente ogni mutamento della realtà (sempre potenzialmente pericoloso, se non previsto) fino a mentire, in mala fede perché vuole controllare il territorio (l'osnoblotico) o in buona fede perché incapace di vedere i cambiamenti e adattarvisi (l'illuso e il plagiato). 
Il problema è che una menzogna che non ti permette di vedere il reale se non per immobilizzarlo, impedirne il cambiamento (per quanto umanamente possibile, cosa già dichiarata non tale), è talmente autodiretta, verso sé o il proprio clan/nucleo famigliare biologicamente o culturalmente parte di sé, da soddisfare la terza condizione accessoria dell'egonanismo: l'attenzione esclusiva su se stessi. E perché? Il vero egonanista si definisce per l'aggiunta di concupiscenze proprie. L'immobilista che non le ha, cioè applica tecniche osnoblotiche per perseguire un "bene esterno" o concupiscenze altrui, è la figura più vicina a quanto si potrebbe definire un fanatico.

Questo gli immobilisti, poi ci sono i Mutantropi che sbagliano:
- dal ns punto di vista i peggiori rappresentano la maggioranza degli individui che ci circondano, gli opportunisti puri o mutantropi borghesi/convenzionali. Se sotto l'influsso dell'egonanismo, cioè per perseguirne i tre vantaggi o le due modalità che dir si voglia ;) si muta desiderando cose proposte da altri, ovvero si è anche conformisti, si è totalmente vittime del sistema e da esso più o meno premiati (nei momenti di crisi ovviamente meno). Se i desideri trovano soddisfazione, per la legge della dinamica mutantroposnoblotica questi tipi diventano immobilisti. 

- per altri tipi umani accade che sotto l'influsso dell'egonanismo lo si lasci andare a briglia sciolta sui propri desideri più o meno inconfessabili, quindi ignorando conformismi o suggerimenti altrui. Abbiamo qui gli egonanisti puri quando non egopatici. Molti artisti, intellettuali e opinion leader appartengono a questa categoria, per quanto spesso un leader debba fare i conti col conformismo: ricordiamoci il discorso sulla devianza sociale, che può essere di origine patologica o egotica. Secondo noi la via dell'ego porta a mostruose apateporie, ma qui veramente c'è da dire "a ognuno il suo karma".


- arriviamo quindi al caso di mutantropo non egonanista ma esclusivamente conformista, ovvero che muta per un bene consigliato da altri e a questo si immola. Questo bene lui non lo capisce e non lo condivide fino in fondo, perché in realtà non l'ha mai veramente analizzato, si limita a seguire la massa. Il suo può essere anche un conformismo innocente o frutto di plagio psichico. Una sola eccezione: il mutantropo "in uscita dal mondo", umile perché disinteressato all'agone sociale e apparentemente conformista, ma dentro di sé eumutantropo. Ma nel 99,9 periodico % dei casi il divenuto conformista è un mutantropo solo apparente, concetti già espressi... Questo tipo umano tende a venir disintegrato dalla massa a cui si conforma, per quanto possa anche esserne un (piccolo) dirigente, diventando infine un immobilista anch'egli, come quello del primo tipo, con minor premio sociale. Pochissimi i leader assolutamente solo conformisti (ad es. il nostro attuale primo ministro ;).

Infine ci sono i Mutantropi che imparano (ebbene sì, sbagliano anch'essi ;), coloro che secondo noi gestiscono meglio il desiderio e la capacità di perseguirlo, ricercando un bene non proprio (non egotico) e sviluppando una propria coscienza, cioè mettendosi in discussione sui risultati di tale attività. Potrebbero anche vivere una sorta di dinamica mutantroposnoblotica, soprattutto agli inizi, ma sono pronti ad imparare e cambiare di conseguenza. E' l'Eumutantropo, o mutantropo migliorativo (di sè... e degli altri), il mutantropo che sa ascoltare, che si orienta sull'altro e sull'ambiente. Ciò che impara è la sua via, l'insegnamento che gli ha riservato il mondo, con relative apateporie però significanti, terapeutiche. Grazie ad esse riconosce i propri residui psichici di egonanismo, che portano apateporie perché il nostro ego cozza con l'armonia generale delle cose, lo capiscono anche i bambini (anzi, è la loro lezione! sebbene evidentemente non tutti la imparino), ed è solo con l'ascolto dell'altro e dell'ambiente, considerando le sue esigenze, che possiamo evitarlo. Cioè permettere al nostro ego di vivere ridotto e senza danno a noi e agli altri.

Il perseguimento sistematico di questa via porta a divenire quel particolare Eumutantropo che non persegue assolutamente alcuno scopo personale, colui che chiamiamo Metantropo. Un individuo che ha distrutto i desideri ed annullato ogni egoismo, un essere oltre l'uomo, un Buddhi, un Illuminato, un Trasfigurato, tante sono le Tradizioni ma uno è il concetto. 
E chi ha orecchie per intendere... ascolti la Sinestesi! ;D

Buone vacanze mutantropiche a tutti! ... o almeno mutantrogeniche!


20 giugno 2013

Apateporia della Settimana: l'Osnoblosi a prescindere dalle intenzioni


Cari amici, una critica più o meno velata che tempo fa ci avete mosso è stata quella di fare politica su questo blog, ovvero farla di parte. Quest'ultimo aspetto speriamo di averlo definitivamente smentito con i nostri post equamente suddivisi fra Berlusconi, Maroni e Bersani, costui definito mutantropo dimezzato quando ancora gli era rimasto l'ultimo barlume di potere. Certo mancava Grillo, e guarda caso ha fatto scalpore una notizia di questi giorni: l'espulsione della senatrice Gambaro dal Movimento 5 Stelle, decisa anche dalla rete.

Ammettiamo subito una cosa: almeno nelle intenzioni Grillo ci piaceva, così come ci piace chiunque compia un'azione deosnoblotica in questo nostro simpatico paese di pazzi. Lui le cantava chiare al sistema politico marcio e corrotto, e spesso - molto spesso - dicendo le cose come stavano (il che gli faceva perdonare qualche occasionale tono... come dire? sopra le righe).

Eppure... anche noi, come tanti, siamo rimasti perplessi davanti all'escalation di violenza verbale e insulti, davanti a certi discorsi che sembravano sempre più farneticazioni incontrollate, davanti a un atteggiamento rispetto alla devianza interna al partito (vedere ns post) che certamente meritava miglior causa. Come tanti, dicevamo, che hanno dimostrato il loro disappunto con il flop che il Movimento ha conosciuto durante le ultime elezioni amministrative.

Ora... cos'avrebbe detto poi di tanto grave la senatrice Gambaro per meritare l'espulsione? Qui le parole testuali: “Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento”. Ovvero quella che per noi è la pura e semplice verità. La reazione piccata ed esagitata del leader, invece, per noi ha un solo nome: egonanismo fuori controllo. Che, nel suo tentativo riuscito di soffocare la verità, altro non fa che rimpolpare la già nutritissima compagnie osnoblotica nazionale. In ciò piegando pure la rete che, vergogna fra le vergogne, si è surrettiziamente prestata a tanta immonda bisogna.

Cari amici non c'è niente da fare, vale più l'egonanismo di ogni buona intenzione. E da oggi è ufficiale: Beppe Grillo è un ipocrita in quanto parte integrante dell'osnoblosi dei tempi che corrono, che lui a parole si propone di distruggere. In realtà vuole distruggerne solo quella parte che dà fastidio a lui: il suo ingresso in politica non è da imputare, infatti, alle raccolte di firme referendarie ignorate dal parlamento?

Osnoblosi di origine egotica. Ontologicamente la più genuina. Storicamente la più pericolosa!

8 giugno 2013

GIOCO SINCRESTESICO III

MERCOLEDI' 12 GIUGNO 2013 
Se volete passare una serata diversa, senza sorbirvi discorsi noiosi o dibattiti inutili, provate a confrontarvi nel Gioco Sincrestesico e venite a divertirvi con noi trovando un nuovo modo di porre domande e/o dare risposte!!! 
Una serata di gioco comune in cui la sincronicità e la sinestesia ci guideranno nella conoscenza dei simboli più misteriosi e affascinanti dell'umanità.

Gioco di relazione, gioco di ruolo, di immedesimazione, di introspezione e confessione. Gioco di conoscenza degli Arcani più sconcertanti che da sempre accompagnano l'umanità.

Conoscere e conoscersi attraverso l'esperienza comune dell'atto sincronico e del messaggio simbolico che ci appartiene.

Serata in cui il sorriso e l'allegria sono d'obbligo!

R.S.V.P.

Spazio Sauli
www.chiocciolablu.it
Via S. A. Sauli, 17 - Cit. 5
20127 Milano
C. 349 6466428 - T. 02 40707846
Ingresso € 10
Vi aspettiamo! :)
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2 giugno 2013

Rassegna Stampa Mutantropologica V

Mutantropia conformista: il rat-pack di Hollywood.
I nuovi modelli ribelli del XXI secolo: brave persone diventate adulte, senza vizi e che soccorrono l'umanità dolente. L'ego si spreca ma i valori sociali sono assicurati. 
I vip presentabili, l'altra faccia dei debosciati amorali e nascosti, bersaglio dall'industria del gossip.
I bambini ci guardano e ci imitano, e poi di modelli negativi ne hanno avuti fin troppi. Oggi hanno comportamenti senza pensiero, virtù pubbliche senza modello di uomo.

Eumutantropi che sbagliano: Magdi Allam molla la chiesa 
Magdi Allam può essere definito eumutantropo? Beh, se non lo sappiamo noi.... ;D
Immigrato speciale dalle doti straordinarie (provate voi a diventare giornalisti a quel livello in un paese straniero), diventa poi rappresentante dell'Islam più intelligente, culturalmente connotato, moderno e progressista, il più portato al dialogo interreligioso, il più credibile.
Tanto che si è fatto prendere dalla macchina che l'ha premiato ed esaltato. La sua conversione è stata certamente un gesto mutantropico in quanto battesimo, ma anche un atto egonanista e conformista in quanto pubblico, plateale, addirittura un'investitura papale.
Oggi si è pentito, questa volta in modo anticonformista, apparentemente frutto di un proprio stato di coscienza. Quale? Il suo travaglio interiore sembra profondo ma fors'anche confuso. Nel nome di un Gesù tanto personale da far invidia a quello dei Depeche Mode, non perdona all'Islam di essere quello che è, con le sue contraddizioni e i suoi aspetti oscuri.
Vittima di un fraintendimento frequente: ha confuso Gesù con la comunità cristiana sedicente universale (katholikòs), anch'essa ci sembra non esente da contraddizioni e aspetti oscuri, per usare un eufemismo. Eppure magnanimamente risparmiata dall'anatema, di più, abbandonata in quanto non concorde con un inquietante anatema. Sconcertante.
Se una religione il cui Profeta prevede la condanna si esime dal farlo, perché la condanni tu nel nome di un Messìa che non te l'ha mai permesso?  
Metantropia, per lontana che tu sia... puoi sembrare un'utopia.

Apateporie aberranti: il prezzo del desiderio di bellezza
Come vive la sua vita questa persona? Cosa pensa quando si guarda allo specchio? Come lo ricorda il suo desiderio mutantrogenico?
Nel rispetto per il dolore di un essere umano, ci auguriamo che le venga almeno il sospetto che all'uomo basterebbe e avanzerebbe la bellezza interiore.
Non esistono mezzi per procurarsela che ti possano storpiare. 

Arte apatepofobica: il ritratto di Angelina Jolie mutilata
Un quadro? Certo, ma anche una crosta di marketing nata per sfrucugliare apatepofobie, con la scusa di esorcizzare quelle dell'autore. L'opposto della Sinestesi ma comunque con effetti sinestetici, nella sua palese bidimensionalità. 
Lo sconvolgente fatto di cronaca ha innescato tutto un processo di isteria ed emulazione, quando dovrebbe appartenere alla sfera privata di chi lo vive. La quale però, appartenendo al dorato rat-pack di cui sopra, è stata quasi costretta a renderlo pubblico. Ed è questo "quasi" a dar fastidio.

Mutantropie involontarie: lo Star Wars kid
Il vezzo di vedersi simile ad un modello dello spettacolo torna come boomerang e lo trasforma in meme virale. La rete e i social network, tecnologie segno del progresso e dei gran privilegi dei giovani d'oggi, diventano vettori di sevizie e sputtanamento globale. Tecnicamente ha avuto un mutamento culturalmente imposto.
Eppure quest'uomo è cresciuto, maturato, come tutti ha imparato dalle sue esperienze, specie se negative. E se c'è riuscito lui.... c'è un Mutantropo per tutti!

Mutantropie volontarie: il casino del Gioco Sincrestesico
Nato quasi per gioco, il Sincrestesico è diventato già una creatura che tende a sfuggire al controllo dell'uomo. Personaggi d'ogni tipo, ognuno con le sue rigidità, misticismi, mentali, astrali, fantasmi, alieni, angeli e demoni ;D si sono avvicendati in un ambiente olograficamente connotato ove accadeva ogni sincronicità.
Messi a confronto con simboli tosti, non tutti riescono a interiorizzarli allo stesso tempo e taluni rimangono indietro, tra i quali il manager dei Pooh, ma per gli altri è stata un'esperienza di successivo scioglimento di callosità più o meno metaforiche.
In questa sede vogliamo ringraziare calorosamente Anna Falchi per essere intervenuta! 
Ricordiamo l'obbligo di iscrizione alla casella email.
E al tizio che sostiene di aver fatto un famoso orso pubblicitario, abbiamo una cosa sola da dire: fai domande! 

13 maggio 2013

Verità e Stato di Coscienza


Cari amici, il nostro recente confronto "duro" col fan club di Morgan e le loro sublimi argomentazioni (del tenore "non capite", "usate paroloni difficili" [ma come? ma non eravamo noi a non capire?] e comunque "Morgan è un genio che non si discute"), ci ha persuaso ad approfondire l'argomento iniziato nel post Sinestesi e Verità.

Lì si diceva sostanzialmente che, secondo il nostro modesto parere, "verità" equivale a "possibilità", concetto che si lega indissolubilmente a quello quantistico di probabilità di distribuzione dell'elettrone. In sintesi una cosa è vera laddove possibile, e la sua "veridicità" nello spazio-tempo in esame è paragonabile all'eventuale funzione gaussiana di probabilità che gli elettroni avrebbero di distribuirsi in un determinato campo elettromagnetico. Chiaramente però la comprensione di questa variabile di probabilità dipende dallo stato di coscienza di chi guarda.

Detto in altre parole: più uno stato di coscienza è elevato, maggiore è la capacità di discernere la possibilità (o una modalità di possibilità), quindi la veridicità, di un'affermazione o un concetto. Detta probabilità, in un'ipotetica fotografia dell'istante, si distribuisce nelle due dimensioni di un foglio piatto, dove in alcune zone si concentreranno tanti puntini-elettrone da renderle quasi nere, in altre saranno più radi, in altre ancora del tutto assenti. La distribuzione non può essere quindi stocastica, se non in certi casi particolarissimi o solo in certe zone del foglio. Inoltre, se è vero che esistono Verità Eterne, è altrettanto vero che quelle di ogni giorno, le verità terrene e a maggior ragione quelle umane, nel tempo conoscono una variabilità sottoposta alla regola dell'apparire-brillare-sparire. Così il flusso di probabilità/elettroni si distribuirà come una nebulosa ottenuta dalla sovrapposizione di indefiniti fogli-istante, sempre diversa a seconda della verità in esame nelle 4 dimensioni dello spazio-tempo.  

Quanto più un singolo stato di coscienza riesce a figurarsi questa "nebulosa", questa struttura di possibilità, tanto più comprende una verità. Ad esempio un'affermazione come "la Metempsicosi è finalizzata all'uscita dal Samsara" ha un tasso di veridicità assolutamente diverso per l'iniziato ai Grandi Misteri rispetto, che so, al membro medio del fan club di un cantante mediocre. Di più: per capire lo stato di coscienza di quest'ultimo basta vedere l'animosità con cui prende la frase "il tuo idolo è stato prima un artista mediocre poi un uomo catastrofico", per lui assolutamente a probabilità zero, quando per chiunque altro è un'ovvietà evidente.

Si ha così a che fare con un paradosso apparentemente insormontabile: affinché qualcosa venga comunicato, l'ascoltatore deve almeno contemplare in via teorica la possibilità che un elettrone possa trovarsi in una determinata posizione, ovvero deve già in qualche modo avere quella verità dentro di sé. Altrimenti nessuna informazione può passare. Per fortuna le cose non stanno sempre così... spesso lo stato di coscienza cambia con l'onestà verso se stessi, e/o con la capacità di riconoscere un'evidenza. Le due cose sono strettamente connesse: se non si è onesti verso se stessi, le evidenze non sono più tali, fatto salvo il caso della proverbiale facciata contro il muro, ovvero, manco a dirlo, dell'apateporia.

Cantavano i grandi CSI "chi c'è c'è e chi non c'è non c'è" e forse intendevano proprio questo. Come un elettrone non può occupare una posizione più elevata di quanto consenta il livello energetico dell'atomo al quale è legato, così lo stato di coscienza non arriva laddove l'intelligenza nemmeno sospetti una possibilità. Con una piccola eccezione, però: così come certi atomi possono essere "eccitati", cioè caricati di energia, permettendo agli elettroni di raggiungere posizioni prima impossibili, allo stesso modo una mente può essere sottoposta a esperienze che, essendo riconosciute come reali ed evidenti, ne amplifichino lo stato di coscienza. 

Secondo noi ci riescono solo tre cose: le droghe, ma il loro risultato è passeggero, in parte fasullo e comunque lo si paga a caro prezzo; le apateporie, ma fanno male e alla lunga portano alle apatepofobie; e... un'esperienza di tipo sinestesico (ancor più che sinestetico, essendo quest'ultima normale nella ns quotidianità).

Molti dei partecipanti al Gioco Sincrestesico se ne sono accorti, e con nostro piacere ce l'hanno (ri-)dimostrato. Grazie, alla prossima! :)